Claudia Pellegrini, nipote della nutrice che tentò invano di salvare la piccola ebrea, è venuta a raccontare la storia alle elementari di Pazzon

Le scuole rievocanola Shoah di Magda

10/02/2008 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Jean Pierre Jou­vet, gior­nal­ista, stori­co del­la Resisten­za e allo­ra capore­dat­tore dell’Arena, lo pro­fe­tiz­zò nel 1992, quan­do scrisse per pri­mo sul nos­tro gior­nale la sto­ria del­la «pic­co­la Anna Frank mon­te­bal­d­ina uccisa ad Auschwitz», Mag­da Bod­ner: «Il Comune di Capri­no Veronese dovrebbe dedi­care una scuo­la per l’infanzia o una via alla concit­tad­i­na ebrea Mag­da Bod­ner, venu­ta alla luce, appun­to a Capri­no, il 10 gen­naio 1942». Quel suo invi­to è sta­to accolto. Il 29 giug­no 2006 l’amministrazione San­dri, su pro­pos­ta del con­siglio d’istituto, ha inti­to­la­to la scuo­la dell’infanzia a Mag­da Bod­ner, uccisa a due anni d’età.L’articolo di Jou­vet fu con­ser­va­to insieme all’unica foto di Mag­da da Lina Merzi Pel­le­gri­ni, nutrice del­la pic­ci­na vis­su­ta a Paz­zon e che ten­tò invano di sal­var­la dal lager. La nipote Clau­dia Pel­le­gri­ni, inseg­nante a Mer­a­no, ered­itò alla morte del­la non­na la e il ritaglio dell’articolo, che la vec­chia nutrice con­ser­va­va gelosa­mente nel portafoglio. Il vec­chio arti­co­lo la ispirò a ricostru­ire com­pi­u­ta­mente ques­ta sto­ria, una dram­mat­i­ca vicen­da famigliare che si inserisce nel­la più grande trage­dia del­la Shoah. Da memo­ria ris­er­va­ta a pochi tes­ti­moni e super­sti­ti, la vicen­da di Mag­da è diven­ta­ta molto di più.«Quando si avvic­i­na la gior­na­ta del­la memo­ria», dice Clau­dia Pel­li­gri­ni, all’indomani delle annu­ali com­mem­o­razioni, «imman­ca­bil­mente ven­go con­fronta­ta con Mag­da. Come l’ebreo errante, come il mari­naio del The rime of the ancient mariner di Col­leridge, sono con­dan­na­ta a rac­con­tare una sto­ria con ricor­ren­za cicli­ca. Ho fat­to una bel­lis­si­ma espe­rien­za alla scuo­la ele­mentare di Paz­zon. Mi han­no invi­ta­to a par­lare di Mag­da, di mia non­na, di Auschwitz, nell’ambito di un bel prog­et­to al quale stan­no lavo­ran­do, sull’educazione alla toller­an­za e sul­la sto­ria del loro paese. Per me è sta­to come un viag­gio a ritroso nel tem­po: mi sono sen­ti­ta cat­a­pul­ta­ta indi­etro di 50 anni. Vedere tut­ti i bam­bi­ni con i loro grem­bi­uli­ni neri (da noi, in Alto Adi­ge, questo sim­bo­lo del regime fascista è sta­to elim­i­na­to da decine di anni), tut­ti sedu­ti in cor­ri­doio (in man­can­za di un aula magna), atten­tis­si­mi, con un foglio sul quale pren­de­vano appun­ti, io che rac­con­ta­vo loro la sto­ria di Mag­da e del­la Shoah proi­et­tan­do le foto del­la mia pre­sen­tazione pow­er­point su un lenzuo­lo appe­so con uno strap al muro! Un’esperienza vera­mente indi­men­ti­ca­bile, non per­ché man­ca­vano certe strut­ture — noi in Alto Adi­ge da questo pun­to di vista siamo viziati — ma per­ché sono sta­ta accol­ta con tan­to calore e inter­esse che mi sen­ti­vo come una maes­tra di altri tem­pi. Anche la mia ret­ribuzione era un po’ d’altri tem­pi: un’ottima tor­ta fat­ta in casa in un por­ta­torte di stof­fa cuci­to dalle donne di Paz­zon e una coro­nci­na di pas­ta sale fat­ta dai bam­bi­ni. Com­movente». Nell’occasione, Clau­dia Pel­le­gri­ni ha riv­is­to i suoi stu­di sull’arresto di Mag­da, e crede di dover rivedere un aspet­to del­la sua ricostruzione. «Ho scrit­to che l’arresto era avvenu­to nel novem­bre 1943, ma in realtà deve essere avvenu­to tra l’11 e il 13 mar­zo 1944, come mi ave­va scrit­to Lil­iana Pic­ciot­to, autrice del Libro del­la Memo­ria. Con il sen­no di poi, novem­bre non era pos­si­bile, vista la veloc­ità con la quale lavo­ra­va la macchi­na di ster­minio nazista. Inoltre il cam­po di Fos­soli non era anco­ra ter­mi­na­to come cam­po per gli ebrei per quel­la data».Magda era a Capri­no dal­la nasci­ta, in res­i­den­za coat­ta con la mam­ma Rosa Sax, aus­tri­a­ca, il padre May­er Bod­ner, polac­co e decine di altri ebrei. A Capri­no dal 1942 era­no sta­ti costret­ti a con­cen­trar­si 32 ebrei, in gran parte prove­ni­en­ti dal­la Jugoslavia, ma alcu­ni anche da altri campi di con­cen­tra­men­to come quel­lo di Fer­ra­mon­ti di Tar­sia (Cosen­za): 14 uomi­ni, 13 donne, 5 bam­bi­ni e ragazzi sot­to i 15 anni, tra cui la pic­co­la Mag­da Bod­ner, nata in inter­na­men­to a Paz­zon il 10 gen­naio 1942. Dopo l’armistizio dell’8 set­tem­bre 1943 furono arresta­ti, imp­ri­gionati a Verona, trasfer­i­ti nel cam­po di con­cen­tra­men­to di Fos­soli (Carpi), depor­tati e uccisi ad Aush­witz. Sul­la data dell’arresto, che Clau­dia Pel­le­gri­ni ritiene di datare al mar­zo 1944, non con­cor­da però Francesco Sil­vestrel­li, mae­stro di Capri­no in pen­sione, che insiste per la data del 30 novem­bre 1943: «Mag­da, una bim­ba paf­futel­la, fu all’asilo con me a Pazzon.Venne accol­ta dalle suore pur essendo molto pic­co­la per­ché mam­ma e papà, ospi­tati dal par­ro­co don Gio Bat­ta Ron­cari, dove­vano lavo­rare. L’arresto accadde di mart­edì, come era appun­to il 30 novem­bre 1943. Questo mi risul­ta anche dal­la tes­ti­mo­ni­an­za da me rac­col­ta ascoltan­do Lidia Cristi­ni di Paz­zon, figlia dei pro­pri­etari dell’albergo omon­i­mo che dava sul­la piaz­za», rib­adisce Sil­vestrel­li. Sec­on­do i reg­istri dei trasporti (citati nel vol­ume Ebrei a Verona, 1994, Cierre Edi­zioni, a cura dell’ Isti­tu­to veronese per la sto­ria del­la Resisten­za) gli inter­nati las­ciano Capri­no l’11 mar­zo 1944 per Fos­soli. Da lì 16 di essi saran­no avviati alla depor­tazione il 5 aprile 1944 e altri 2 nei mesi suc­ces­sivi. Tra i depor­tati 5, tra cui Mag­da, risul­tano mor­ti il 10 aprile 1944 e 1 più avan­ti. «Ma anche il 30 novem­bre risul­tano par­ti­ti 12 ebrei», dice il mae­stro in open­sione, «è tra questi sono con­vin­to ci fos­se anche Mag­da. Ricor­do anche la neb­bia di quel giorno. Quan­do la mia com­pagna di asi­lo venne trasporta­ta sul camion, indos­sa­va un cap­pot­ti­no di lana pesante, col­or verde mar­cio, più adat­to all’inverno che alla primavera».

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