Sarà ultimato a fine mese il restauro delle 51 preziose opere lignee del ’400, risalenti alla Repubblica di Venezia. Vennero scoperte nell’81 durante i lavori nel Palazzo comunale

Le tavolette del Provveditore

04/11/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

«Preve­do di ulti­mare il restau­ro entro la fine di novem­bre — affer­ma Anna Mas­sar­di, che sta ripor­tan­do all’an­ti­co splen­dore 51 tav­o­lette in leg­no (del Quat­tro­cen­to), trovate nel 1981, durante i lavori di restau­ro del Palaz­zo comu­nale di Salò -. Han­no un’al­tez­za mas­si­ma di 25 cen­timetri e una lunghez­za com­pre­sa tra i 27 e i 37. Essendo tar­late, ho dovu­to innanz­i­tut­to effet­tuare una dis­in­fezione, e ini­ettare resine, poi stuc­car­le. I visi delle dame e dei guer­ri­eri, gli stem­mi, i pavoni, un cig­no, i rapaci, di San Mar­co, ecc. sono tem­pere a uovo o lat­te di fico, trat­tati (orig­i­nar­i­a­mente) con un legante, altri­men­ti il pig­men­to sarebbe spar­i­to. «Per ottenere l’ac­quarel­lo, uso polveri diluite con gom­ma ara­bi­ca. In molti casi non si vede­va pro­prio nes­sun volto. E allo­ra, per ammor­bidire lo stra­to, ho fat­to ricor­so a impac­chi con car­ta giap­ponese. Ho avu­to la sod­dis­fazione di riportare alla luce fig­ure inaspet­tate. Ogni oper­azione viene effet­tua­ta con l’assen­so di un’is­pet­trice del­la Soprint­en­den­za per i beni artis­ti­ci e stori­ci di Bres­cia, Cre­mona e Man­to­va». Le tav­o­lette più rov­inate richiedono un lavoro che dura almeno sette giorni. L’in­ter­ven­to è sta­to finanzi­a­to dal Sorop­ti­mist. Le tav­o­lette spun­tarono nel rifare il sof­fit­to del­l’Uf­fi­cio ana­grafe e del­l’archiv­io-mag­a­zz­i­no che, ai tem­pi del­la Mag­nifi­ca Patria, cos­ti­tu­i­va il salone di rap­p­re­sen­tan­za del Provved­i­tore vene­to. Murate, nascoste da un con­sis­tente stra­to di intona­co, dove­vano orig­i­nar­i­a­mente far parte di un sof­fit­to a cas­set­toni, dis­poste sulle travi por­tan­ti. Il Palaz­zo fu dis­eg­na­to dal Sanso­vi­no. Al piano ter­ra, c’er­a­no i deposi­ti del gra­no e delle mer­canzie. Uno stori­co, il Grataro­lo, rac­con­ta che i pilas­tri dei por­ti­ci ven­nero costru­iti in «quadrel­li di ter­ra­cot­ta». Poi, temen­do che non potessero sostenere il peso del fab­bri­ca­to, sos­ti­tu­iti da «quadroni di pietra, con arte qua­si mer­av­igliosa». Più tar­di le pareti esterne furono dip­inte dal bres­ciano Tom­ma­so San­dri­ni. Nel 1905, la ricostruzione, dopo il ter­re­mo­to del 1901. Garde­sana di adozione (abi­ta a Gar­done Riv­iera), la Mas­sar­di, usci­ta dal­l’E­naip, ha già effet­tua­to numerosi inter­ven­ti: dagli affres­chi nel­la Pieve di Nuv­o­len­to ai dip­in­ti nel­la chieset­ta di Valverde a Vil­lan­uo­va, dal cimitero di S.Felice alla pala del Cos­sati (Portese) al san­tu­ario di Paitone, dal­la par­roc­chiale di Soiano (altari, stuc­chi, quadri) a S.Rocco di Pavone Mel­la. Nel­la sala con­sil­iare di Verolan­uo­va ha por­ta­to alla luce un sof­fit­to a cas­set­toni del ’500. Per il comune di Salò ha restau­ra­to «La mag­nifi­ca patria», dip­in­to a olio sul muro del­lo scalone di ingres­so, le tele di Anton Maria Muc­chi e gli affres­chi del 1478 nel­la Sala dei Provved­i­tori. Per con­to del min­is­tero dei Beni cul­tur­ali e del­la , sta attual­mente schedan­do le opere d’arte del­l’Oltre­po Pavese: castel­li, palazzi, chiese, ecc. Fa parte del­la Com­mis­sione tec­ni­co sci­en­tifi­ca del­la scuo­la di restau­ro di Pia­cen­za. L’ul­ti­mo suo suc­ces­so risale a Fer­ragos­to. Assieme a Gior­gio Camisani, di Bres­cia, ha vin­to il con­cor­so dei al San­tu­ario delle Gra­zie di Cur­ta­tone, in provin­cia di Man­to­va, nel­la cat­e­go­ria ris­er­va­ta a chi parte­ci­pa­va per la pri­ma vol­ta. La cop­pia ha pro­pos­to «Il pianto del Cristo sul­la cit­tà di Gerusalemme», trat­to da un quadro del­lo statu­nitense Greg Olsen. «Per chi­ud­ere la porosità — ricor­da Anna -, abbi­amo trat­ta­to l’as­fal­to con pig­men­ti, effet­tuan­do suc­ces­si­va­mente la quadret­tatu­ra per definire le pro­porzioni. Abboz­za­to il dip­in­to, lo abbi­amo poi real­iz­za­to uti­liz­zan­do soltan­to ges­set­ti, sfu­man­do i col­ori con le mani. Un impeg­no di 24 ore. Un’es­pe­rien­za bel­lis­si­ma. Non ci aspet­tava­mo tan­ta gente. Ben 240, infat­ti, gli artisti pre­sen­ti: giap­pone­si, tedeschi, ceki, slavi, canade­si, france­si». Nelle altre cat­e­gorie (Maestri e Madon­nari qual­i­fi­cati) non è emer­so nes­sun bresciano.

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