«L’acqua era dappertutto. Ci importava solo di salvare vino e legna». Un «amarcord» da Garda, Bardolino e Lazise: seggioloni di barbiere rialzati rispetto al pavimento, passerelle e sacchi di sabbia

Le testimonianze

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Di Luca Delpozzo
Sergio Bazerla e Alvaro Joppi Sergio Bazerla

«Con lun­go­la­go e piazzetta alla­gate fu gio­co­forza nell’autunno del ’60», mette in risalto Mario Dall’Agnola, 76 anni ben por­tati e res­i­dente a Gar­da, «svuotare le can­tine e met­tere in sal­vo quel poco che c’era, e leg­na. Allo­ra era­no anni magri e si pas­sa­va il tem­po vici­no al foco­lare». «Le cose per for­tu­na sono cam­bi­ate», dice il pen­sion­a­to, «ma non per quan­to riguar­da queste piene che pre­oc­cu­pano se dovesse arrivare l’«Andre», il ven­to che crea una notev­ole onda». I dan­ni nel ’60 furono con­tenu­ti sul­la riva veronese con solo allaga­men­ti di locali e can­tine in vic­i­nan­za dei por­ti. «Il nos­tro negozio di scarpe», fa pre­sente Fran­co Umber­to Pasot­ti di Gar­da, indi­can­do una foto ingrandi­ta di quel­lo che era appun­to la bot­te­ga vici­no alla Samiche­liana Losa, «fu inva­so dall’acqua e fum­mo costret­ti, data l’impossibilità di met­tere piede nel locale, ad esporre la mer­ce sul­la pub­bli­ca via. Fu soltan­to per alcu­ni giorni e già per le feste del ’60 tut­to tornò alla nor­mal­ità». Situ­azione non cer­to migliore si pre­sen­tò in quel di con il lun­go­la­go in ammol­lo e così il trat­to finale delle vie che scen­dono dal cen­tro al lago. «L’acqua arrivò», ricor­da Giuseppe Immordi­no che ges­ti­va il bar Sport in piaz­za Mat­teot­ti, «fino alla nic­chia dov’é sit­u­a­ta l’edicola del­la Madon­na del Lat­te. Ai lati del­la piaz­za c’erano le passerelle fat­te alla bene e meglio e il negozio del bar­bi­ere Isot­ta alla­ga­to tan­to che il seg­gi­olone venne alza­to, rispet­to al pavi­men­to, e col­lo­ca­to su un impianti­to di assi». Immordi­no ges­ti­va assieme alla moglie Gio­van­na Zan­ot­ti anche una pizze­ria. «La pri­ma licen­za rilas­ci­a­ta a Bar­dolino», pun­tu­al­iz­za l’ex eser­cente di orig­ine napo­le­tana, «ma con la gente che non vol­e­va man­gia­re in quei tem­pi alla “ter­rona” come sot­to­lin­ea­vano. Adesso invece le cose sono cam­bi­ate e di pizzerie nel Comune di Bar­dolino ce ne sono oltre quar­an­ta». Gio­van­ni Bigag­no­li, 27 anni nell’anno dell’esondazione del lago e res­i­dente in via Solferi­no con la madre, ram­men­ta come il locale sem­i­nter­ra­to rimase alla­ga­to per diver­so tem­po e di come alla cer­i­mo­nia del IV Novem­bre intorno al mon­u­men­to ai Cadu­ti ci fos­sero le passerelle. «Abbi­amo por­ta­to le barche in sec­ca in piaz­za», ricor­da Anto­nio Marchi, classe 1913, pesca­tore, «in atte­sa che il lago rien­trasse a nor­male altez­za». Aldo Bertol­di, 72 anni, allo­ra lavo­ra­va come can­ti­niere. «Fu nec­es­sario azionare le pompe in con­tin­u­azione per non lavo­rare con l’acqua alle ginoc­chia». «Lazise sem­bra­va Venezia», affer­ma Lib­era Azza­li «e alle porte delle case si sono dovu­ti met­tere subito i sac­chi di sab­bia, men­tre per attra­ver­sare il paese occor­re­va cam­minare sulle passerelle. Il fenom­e­no è dura­to per cir­ca una quar­an­ti­na di giorni» pros­egue la Azza­li «e con quel fred­do ed umi­do ci sono sta­ti prob­le­mi per tut­ti. I ragazz­i­ni pas­sa­vano sulle pas­sarelle per recar­si a scuo­la, attra­ver­san­do la por­ta Can­signo­rio fino all’edificio sco­las­ti­co di Vil­la Roma, ora in dis­u­so». «Mi ricor­do, ero un ragaz­zo, che l’acqua entra­va in casa non appe­na tira­va un po’ di ven­to», spie­ga Gian­ni De Angeli, «e noi ragazzi ci diverti­va­mo ad andare a vedere le onde altissime del lago. Mi ricor­do benis­si­mo che alcune gior­nate arriva­vano fino sopra i lam­pi­oni del­la illu­mi­nazione pub­bli­ca». «L’acqua arriva­va fino alla por­ta del mio alber­go, in fon­do a via Albarel­lo, in cor­so Ospedale», dichiara Pina Gel­met­ti, «e per alcu­ni giorni non abbi­amo vis­to altro che acqua che fuo­rius­ci­va dal lago e arriva­va in tutte le case vicine. La famiglia Olivet­ti che abita­va di fronte a vil­la Tret­ti, ha dovu­to scap­pare d’improvviso», con­tin­ua Gel­met­ti, «in quan­to un’ondata d’acqua ha sfonda­to la por­ta che chi­ude­va la casa ed è entra­ta inon­dan­do tut­to». Servizi di Ser­gio Baz­er­la e Alvaro Joppi

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