Il fascino intramontabile delle colline dei Gonzaga

Le vicende della fastosa corte sul basso Garda

13/04/2005 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Attilio Mazza

Le colline del bas­so Gar­da assom­mano al val­ore pae­sag­gis­ti­co quel­lo del­la sto­ria. E non solo nel ricor­do del­la glo­riosa battaglia risorg­i­men­tale di San Mar­ti­no e Solferi­no del 1859, per cui sono sostanzial­mente note come Col­li stori­ci. Tul­lio Fer­ro, autore appas­sion­a­to delle vicende del Bena­co e din­torni, nel recente vol­ume «Le colline dei Gon­za­ga» (Edi­to­ri­ale Somet­ti, 166 pagine, 13 euro) offre un’immagine del ter­ri­to­rio ric­ca di fas­ci­no, deriva­to, appun­to, dal­la pre­sen­za di una corte fas­tosa. All’o­rig­ine i Gon­za­ga ebbero nome Cor­ra­di. A par­tire dal­la fine del XII sec­o­lo iniziarono a salire in poten­za eco­nom­i­ca, gra­zie alle investi­ture con­cesse dal monas­tero di S. Benedet­to di Polirone e, in epoca più tar­da, con gli acquisti effet­tuati nel ter­ri­to­rio di Marmiro­lo. Fu in quei tem­pi lon­tani che com­in­cia­rono ad essere conosciu­ti non più come Cor­ra­di, ma come Gon­za­ga, dal nome del paese d’o­rig­ine. Già nel 1220 il loro potere dove­va essere notev­ole se l’imperatore Fed­eri­co II cer­cò in tut­ti i modi di con­trastarne l’es­pan­sione. Ma nel­la lot­ta tra le opposte fazioni per ottenere la sig­no­ria di Man­to­va ebbero la meglio. Rius­cirono, inoltre, a con­sol­i­dare il loro ruo­lo con la nuo­va investi­tu­ra del feu­do di Gon­za­ga ottenu­ta dai monaci di S. Benedet­to. Ma non è la lun­ga e com­p­lessa sto­ria dei Gon­za­ga che rac­con­ta il libro di Tul­lio Fer­ro. La vicen­da stor­i­ca fa solo da sfon­do alle pagine cen­trate sul ter­ri­to­rio seg­na­to, in qualche modo, dal­la grande famiglia. Il com­pren­so­rio già pri­ma dell’avvento dei Gon­za­ga — ed anche dopo il tra­mon­to del­la loro for­tu­na -, incro­ciò il pro­prio des­ti­no con gli even­ti del­la sto­ria. E Fer­ro, con tim­bro nar­ra­ti­vo, rac­con­ta le pic­cole e le gran­di vicende di molte local­ità, da Lona­to a Peschiera, sin­te­tiz­zan­do felice­mente quelle più note e sof­fer­man­dosi su quelle qua­si sconosciute. Un buon esem­pio è il capi­to­lo ded­i­ca­to a Cas­tel Gof­fre­do, bor­go di cui i Gon­za­ga entrarono in pos­ses­so nel 1511, subito muni­to di difese rin­forzate tra il 1520 e il 1532 quan­do divenne una pic­co­la fortez­za. Alla corte di Cas­tel Gof­fre­do giun­sero artisti, let­terati e poeti. Vi sog­giornò anche il nov­el­liere domeni­cano Mat­teo Ban­del­lo (1485–1561) che conobbe la gio­vane e bel­la Lucrezia, orfana di Pir­ro e di Camil­la Gon­za­ga. Il dot­to frate ne divenne l’amorevole pre­cet­tore, e s’in­vaghì di lei. Scrisse di aver­la «san­tis­si­ma­mente ama­ta», facen­do inten­dere di non aver «commes­so pec­ca­to». Per la bel­la Lucrezia com­pose, fra il 1536 e il 1538, i «Can­ti XI». Alcune malelingue, ten­tarono di met­ter­lo in dis­grazia con i supe­ri­ori dell’ordine domeni­cano a cui appartene­va. Lo difese Isabel­la d’Este che insis­tette sul­la sua purità di cos­tu­mi enco­mian­done le virtù et opti­ma qual­ità et la reli­giosa mod­es­ta vita. Sto­rie lon­tane e dimen­ti­cate. Tul­lio Fer­ro ha il mer­i­to di rie­vo­car­le in un recu­pero di memo­ria che rende ulte­ri­or­mente affasci­nan­ti le terre dei Gonzaga.