Gestione del Garda si riapre la spinosa questione dei livelli. L’on. Chincherini: «Dal lago di norma esce più acqua di quella effettivamente utilizzata»

L’emergenza idrica sul Benaco

Di Luca Delpozzo
Lago di Garda

La sic­c­ità rende sem­pre più evi­dente la ques­tione dei liv­el­li del Gar­da. Un tema che è già sta­to affronta­to dal­la nuo­va Com­mis­sione per la rego­la­men­tazione dei liv­el­li del lago, gesti­ta dal­l’Au­torità di baci­no del Po, dis­cu­ten­do la com­p­lessa mate­ria delle con­ces­sioni di acqua. In ques­ta sede è emer­so, a sor­pre­sa, che in situ­azioni nor­mali, dal Gar­da esce una quan­tità supe­ri­ore alle neces­sità del­la Bas­sa pia­nu­ra. I con­sorzi, gli agri­coltori e la cen­trale elet­tri­ca ne uti­liz­zano meno di quel­la effet­ti­va­mente rilas­ci­a­ta (e mis­ura­ta) alla diga di Salionze. «L’ac­qua cedu­ta non viene imp­ie­ga­ta, o comunque non nel modo richiesto — ha dichiara­to il par­la­mentare , vice sin­da­co di Peschiera, local­ità di cui è sta­to pri­mo cit­tadi­no -. Un dato sor­pren­dente, per­chè sul­l’ar­go­men­to ci sono ten­sioni. Soprat­tut­to d’es­tate i comu­ni riv­ieraschi han­no grossi prob­le­mi per man­tenere i liv­el­li. Adesso sco­pri­amo che l’ac­qua non viene usa­ta da chi la chiede». In futuro occor­rerà stu­di­are i cor­ret­tivi. Ma la lista com­ple­ta dei fruitori non esiste. Si è infat­ti per­sa la trac­cia di molte sub con­ces­sioni. Una situ­azione para­dos­sale, che deve far med­itare sul­la ges­tione del­l’in­tero sis­tema (il Gar­da inter­con­nes­so all’Adi­ge con la gal­le­ria di Mori, uti­liz­za­ta in caso di piene, il Sar­ca, i tre laghet­ti di Man­to­va, il Po, il Min­cio, gli impianti idroelet­tri­ci a Nord e a Sud, l’idrovia Fis­sero Tar­taro). Il tut­to sogget­to al con­trol­lo e al parere di ben dieci enti diver­si, anche se le dis­po­sizioni attua­tive del­la legge Bas­sani­ni han­no trasfer­i­to alle regioni Lom­bar­dia e Vene­to le com­pe­ten­ze in mate­ria di demanio idri­co e dife­sa del suo­lo. Alla riu­nione tec­ni­ca del­la com­mis­sione han­no parte­ci­pa­to anche i rap­p­re­sen­tan­ti delle Provin­cie, del­la , il respon­s­abile del Mag­is­tra­to alle acque di Man­to­va, il diret­tore gen­erale del­la e il sin­da­co di Poz­zolen­go (), a nome dei comu­ni bres­ciani. C’è poi la ques­tione del fun­zion­a­men­to del col­let­tore nel­la zona di Peschiera e del­l’impianto di che, dopo avere trat­ta­to i liqua­mi del­l’in­tero baci­no, rilas­cia i reflui nel Min­cio: «Tal­vol­ta le con­dut­ture imbar­cano acqua già a un metro di altez­za — ha det­to Chin­car­i­ni -. Dipende da un difet­to di prog­et­tazione, risalente agli anni Set­tan­ta. Le con­seguen­ze sono gravi, per­ché a sua vol­ta non fun­ziona il depu­ra­tore, che poi scar­i­ca nel canale Seri­o­la e, da lì, nel fiume. Ne vien fuori acqua inquina­ta, non rip­uli­ta come dovrebbe. Al momen­to sti­amo esam­i­nan­do il caso, alla ricer­ca delle soluzioni defin­i­tive». A fine set­tem­bre la com­mis­sione ave­va indi­ca­to in 90 cen­timetri sopra lo zero idro­met­ri­co il liv­el­lo mas­si­mo autun­nale, per evitare le piene del 2000. Un lim­ite uffi­ciosa­mente in vig­ore da tem­po, ma (spes­so) dis­at­te­so. In otto­bre, poi, è sta­to esam­i­na­to il nodo del­la pulizia dei por­ti. Come ris­a­puto, il dra­gag­gio toc­ca alla Regione, che lo effet­tua attra­ver­so il Genio civile (brac­cio oper­a­ti­vo). Invece, per quan­to riguar­da le cor­sie di avvic­i­na­men­to dei natan­ti pub­bli­ci al molo, c’è dif­for­mità di vedute. Qual­cuno sostiene che dovrebbe pen­sar­ci la ma il diret­tore, l’ingegner Cop­po­la, ha dichiara­to di non essere a conoscen­za di questo obbligo.