Berto Foletti ha trovato gli allievi per costruire e restaurare barche

L’eredità dell’ultimo maestro d’ascia

18/02/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Aldo Cadili

Evitare la scom­parsa del­l’an­ti­co mestiere del «mae­stro d’as­cia» (il nome stori­co del ripara­tore e costrut­tore di barche in leg­no) e nel con­tem­po trasmet­tere un’arte e garan­tire un futuro a gente con prob­le­mi esisten­ziali. L’idea di las­cia­re un’ered­ità sig­ni­fica­ti­va è di Berto Folet­ti, il notis­si­mo arti­giano rivano che non solo ha pas­sato una vita ad alle­stire imbar­cazioni di tut­ti i tipi, ma nei ritagli di tem­po è sta­to un aut­en­ti­co cam­pi­one nelle regate. Giun­to il momen­to di tirare i remi in bar­ca (e dove sen­nò?) per goder­si la mer­i­ta­ta pen­sione in Fraglia, il Berto bena­cense, ora uni­co «mae­stro d’as­cia» del Gar­da, ha deciso di inseg­nare i seg­reti ai giovani.Per real­iz­zare l’o­rig­i­nale prog­et­to, Folet­ti ha cos­ti­tu­ito una coop­er­a­ti­va sociale, denom­i­na­ta Argo. Imman­ca­bile il sosteg­no del­l’in­sep­a­ra­bile briga­ta di ami­ci rivani con la quale è affi­ata­to sin dal­l’in­fanzia: tra essi il fido «Fiac­ca» Bono­ra, suo com­pag­no di tri­on­fi veli­ci. Al nuo­vo organ­is­mo Berto ha cedu­to il suo avvi­a­to cantiere alla Bal­tera assieme ad alcune imbar­cazioni in leg­no risalen­ti a molti decen­ni fa. Sono aut­en­ti­ci gioielli­ni di car­pen­te­ria navale d’al­tri tem­pi, com­pre­so un introv­abile goz­zo sar­do, da rimet­tere in ses­to, cioè da rimet­tere in acqua. Il recu­pero di barche d’e­poca sarà infat­ti l’at­tiv­ità del­la coop­er­a­ti­va che, per dare un mag­gior lus­tro al lavoro, con­serverà il mar­chio doc di «cantiere Folet­ti». Il «patri­ar­ca», las­ci­ate le scartoffie con­tabili e buro­cratiche del­l’ar­ti­giano, diven­terà un sub­al­ter­no. Sarà istrut­tore, con il com­pi­to di inseg­nare i truc­chi del «mae­stro d’as­cia» alla deci­na e più di per­sone che ver­ran­no assunte a tem­po pieno o a part-time. L’al­tro aspet­to orig­i­nale del prog­et­to è che al cantiere approder­an­no per­sone con prob­le­mi di vita. Inizial­mente toc­cherà agli assis­ti­ti dal­la locale azien­da san­i­taria con prob­le­mi psichi­ci. Quin­di è allo stu­dio la pos­si­bil­ità di avviare al lavoroex carcerati, ma l’ipote­si è anco­ra agli albori. «Il recu­pero di barche d’e­poca è red­di­tizio e non conosce crisi, lo con­fer­ma il flori­do mer­ca­to inter­nazionale — fa sapere Berto Folet­ti — gli ama­tori sono dei ric­chi sfon­dati. Il lavoro di restau­ro delle barche s’ad­dice alla del­i­ca­ta per­son­al­ità di questi apprendisti. La nor­male ese­cuzione non richiede par­ti­co­lare atten­zione men­tale in quan­to si trat­ta qua­si sem­pre di con­tin­ue azioni ripet­i­tive facil­mente apprendibili. Vi sono le pre­messe per creare un futuro, anche eco­nom­i­co, a queste per­sone in difficoltà»Foletti è così sicuro di fare cen­tro che si è già accap­par­ra­to, per far­lo nav­i­gare, un noto cime­lio del­la vela rivana: il «Neka», la yole olimpi­oni­ca vara­ta nel 1937, sul­la quale alla Fraglia ave­vano veleg­gia­to gen­er­azioni di giovani.