I lettori ci scrivono: Suoni e sapori (sgradevoli) del Garda Occidentale

26/08/2016 in Lettere alla Redazione
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Di Redazione

Quest’anno una graziosa brochure accom­pa­gna il “Quar­to Fes­ti­val d’area Suoni e Sapori del Gar­da”, (14 mag­gio-26 dicem­bre 2016), frut­to del­la col­lab­o­razione tra Asso­ci­azione Brix­ia Sym­pho­ny Orches­tra e Comu­nità del Gar­da, nonché dei Comu­ni di Cal­vagese, Gar­done Riv­iera, Gargnano, Pueg­na­go, Salò, San Felice, Tig­nale, Toscolano Mader­no, Tremo­sine, e di Dat­a­plan­ning e Stra­da dei vini e sapori del Gar­da. Sen­za entrare nel mer­i­to dell’iniziativa che, comunque, la pres­i­dente del­la Comu­nità Mari­astel­la Gelmi­ni definisce “prog­et­to ambizioso”, dichiaran­do di vol­er­lo far “diventare un appun­ta­men­to peri­od­i­co e con­tin­u­a­ti­vo, amplian­do­lo e pro­muoven­do­lo sem­pre più, in Italia e all’estero”; mi lim­iterò qui a sot­to­lin­eare alcune note sto­nate, che ho trova­to tra le pagine.

Il neg­a­ti­vo sta nei testi di pre­sen­tazione delle local­ità che ospi­tano i con­cer­ti. Non so chi ne sia l’autore (non si dice in nes­suna pag­i­na). Chi­unque sia, sono dis­pos­to a per­donar­gli i pic­coli errori e i refusi che pure ci sono, com­plice, spes­so, lo stes­so com­put­er. Mi duole, invece, far ril­e­vare certe impro­pri­età lin­guis­tiche, davvero ingius­tifi­cate. Per esem­pio, a propos­i­to di Gar­done Riv­iera, si dice “iniz­iò a diventare una stazione tur­is­ti­ca alla fine dell’800 quan­do afflu­en­ti tur­isti tedeschi si con­vin­sero…”. Par di vedere gli afflu­en­ti che ver­sano le loro acque nel lago. Per Gargnano si scrive “Le lapi­di ritrovate nel ter­ri­to­rio attes­tano la fre­quen­za già dall’epoca pre-romana e romana”. È legit­ti­mo chieder­si: “fre­quen­za di chi”? Ma fin qui sono solo cosuc­ce. La ques­tione più del­i­ca­ta riguar­da Salò. A un cer­to pun­to è scrit­to “Ques­ta cit­tad­i­na van­ta pretese romane di anti­ca data”.  Se i fat­ti non sono opin­ioni, quelle di Salò non sono pretese ma realtà! Si vadano a vedere i reper­ti delle necrop­oli sis­temati nelle rac­colte di Salò e di Gavar­do. Anco­ra, e qui non si trat­ta di svista ma di bufala: “Nel­la piaz­za prin­ci­pale del Comune (si intende il munici­pio?) anco­ra oggi pos­si­amo trovare una colon­na sovras­tante del leone di S. Mar­co sim­bo­lo dei domi­ni veneti (per­ché non: sovras­ta­ta da?)”. Qual è la piaz­za prin­ci­pale del Comune: piaz­za del­la Vit­to­ria, piaz­za Duo­mo, Piaz­za Vit­to­rio Emanuele II, o piaz­za Serenis­si­ma? Poi, “nel 500 sorsero le accad­e­mie e la vita cul­tur­ale cit­tad­i­na”: non è così che si met­tono insieme due cose dif­fer­en­ti: le une sono entità asso­cia­tive, l’altra è una espres­sione di vital­ità. Proce­den­do nel­la let­tura del testo, mi piac­erebbe conoscere il filoso Anto­nio Caino di cui si par­la; e sarebbe anche utile sapere per­ché gli eserci­ti france­si e aus­triaci si scon­trarono ripetu­ta­mente a Salò. Las­ci­amo stare l’accostamento immo­ti­va­to (sin­tat­ti­ca­mente) tra l’ingresso in Salò di Garibal­di (1859) e il ricovero dei fer­i­ti di S. Mar­ti­no e Solferi­no. Quel­lo che più mi dis­tur­ba è leg­gere che “Salò divenne famosa per essere sta­ta la famiger­a­ta cap­i­tale” del­la Rsi, e che “anco­ra oggi Salò è meta di pateti­ci nos­tal­gi­ci di quel­la triste epoca”. Si allude forse alla mostra sul cul­to del duce allesti­ta pres­so il Musa? Ma non è sta­ta pro­mossa dal Comune? Ad ogni modo, per come sta scrit­to, pare che Salò sia invasa spes­so da raduni di ex fascisti! E se così fos­se, dove sta il moti­vo per sbandier­ar­lo?

La maz­za­ta finale: “…Salò è la local­ità ide­ale essendo poco fre­quen­ta­ta da gio­vani e tur­isti stranieri che prediligono mete più vivaci”. Davvero un paese mor­to? Non ci cre­do, ma così lo descrive il testo in esame. Man­ca, poi, total­mente un cen­no al Duo­mo, il più insigne mon­u­men­to del­la cit­tà, sacro come la musi­ca che il Fes­ti­val vor­rebbe cel­e­brare. Insom­ma, è solo ques­tione di sviste? O di super­fi­cial­ità? O non anche di incom­pe­ten­za? Legge­vo qualche set­ti­mana fa sul Cor­riere di Bres­cia le doglianze del pres­i­dente degli alber­ga­tori del­la Lom­bar­dia, salo­di­ano, che chiede­va al sin­da­co di far togliere dal cen­tro stori­co i depri­men­ti annun­ci (numerosi), apposti su molte case e negozi, con scrit­to “VENDESI”. Anche ques­ta è un’idea per non imma­l­in­conire i tur­isti. Ma per­ché toller­are che “impro­pri­età lin­guis­tiche” come quelle seg­nalate, con­tin­uino ad essere aval­late, come se si trat­tasse di parole in lib­ertà che nes­suno legge? Così si pre­sen­ta la pro­pria cit­tà al forestiero?

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