Sorprendente avvistamento sui monti di Briano: se l’è trovato davanti un allevatore. Trovate numerose orme: gli esperti sono cauti, ma confermano

«L’ho visto alzarsi, era un orso»

25/02/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

Ha sbar­ra­to gli occhi. Poi ha spen­to il trat­tore ed ha aper­to la portiera sen­za allon­ta­nar­si, rima­nen­do a guardare. In quel momen­to il pro­fi­lo mar­rone scuro si è alza­to, mostran­dosi per quel­lo che era vera­mente: un orso. Era­no le 10 del mat­ti­no di un giorno di inizio feb­braio, tut­to intorno il ter­reno era inneva­to men­tre, in mez­zo al pra­to, a poca dis­tan­za da un abete, l’animale riposa­va al sole. Fioren­zo Coz­za­glio, cinquan­tenne all­e­va­tore del­l’en­troter­ra gargnanese, meglio conosci­u­to come «Brasì», ha sbar­ra­to gli occhi: pen­sa­va a un giub­bot­to o alla sago­ma di una per­sona dis­te­sa strana­mente a ter­ra in ques­ta sta­gione piut­tosto fred­da e in un luo­go insoli­to. «In quel momen­to non ho avu­to pau­ra — dice — pur trovan­do­mi a una man­ci­a­ta di metri dall’orso. A ogni buon con­to, non mi sono allon­tana­to dal trat­tore». L’in­con­tro è dura­to meno di un paio di minu­ti, gius­to il tem­po di con­cedere all’al­l­e­va­tore, che era diret­to alla sua casa in local­ità «Faiol» — a poca dis­tan­za da Bri­ano, sui mon­ti di Gargnano — di osser­vare bene l’an­i­male che, lev­atosi in pie­di, «mis­ura­va almeno un metro e set­tan­ta. Poi l’or­so si è accuc­cia­to con cal­ma e se ne è anda­to, pren­den­do la direzione del monte Den­er­vo, cam­mi­nan­do a quat­tro zampe». «Brasì» (sposato, con tre figli) conosce bene la zona e si trova­va in quel momen­to alla Boc­chet­ta di Lovere, a cir­ca 1000 metri di quo­ta: da lì, un sen­tiero scende ver­so la Mal­ga Angoi di Tig­nale, men­tre — più a monte — un altro viot­to­lo con­duce alla mal­ga del monte Den­er­vo. «Ave­vo già nota­to le stesse grosse impronte qualche giorno pri­ma — con­tin­ua nel rac­con­to -, a qualche centi­naio di metri dal luo­go in cui ho vis­to l’an­i­male e mi chiede­vo a quale bes­tia potessero appartenere. L’u­ni­ca cosa cer­ta è che le orme era­no davvero gran­di. Alcune di queste era­no ben vis­i­bili anche sul­la stra­da asfal­ta­ta e inneva­ta e pare­vano avere una dimen­sione anco­ra mag­giore, prob­a­bil­mente per­ché l’an­i­male trasci­na­va le zampe. Di orsi non ne ave­vo mai visti pri­ma, ma non ho avu­to pau­ra. Dan­ni? Nes­suno, almeno fino ad ora». Coz­za­glio ha subito aller­ta­to gli esper­ti del­la Comu­nità mon­tana che si sono recati a Bri­ano per foto e accer­ta­men­ti. Si trat­ta sen­za dub­bio di una visi­ta incon­sue­ta, vis­to che per gli orsi questo è il momen­to del letar­go, dopo che in autun­no, al peso nor­male han­no aggiun­to qua­si una dozzi­na di chili, utili per super­are il peri­o­do inver­nale e arrivare fino alla pri­mav­era. Ma il loro è un letar­go del tut­to par­ti­co­lare, cer­ta­mente non parag­o­nabile — ad esem­pio — a quel­lo di un ghi­ro. L’or­so, infat­ti, non man­gia, non beve e sospende le altre attiv­ità fisi­o­logiche, ma non è det­to che dor­ma sem­pre. Come è già accadu­to. A volte può suc­cedere che si risveg­li e si allon­tani dal­la tana, ma — in ques­ta sor­ta di semi-letar­go — non riprende comunque le nor­mali abi­tu­di­ni. Nel 2001, spie­ga un esper­to del Par­co Adamel­lo-Brenta, in Trenti­no si è ver­i­fi­ca­to il caso di un orso il cui letar­go ha avu­to una dura­ta di soli 24 giorni men­tre, soli­ta­mente, il son­no dura da metà novem­bre alla pri­ma metà di mar­zo. I rifu­gi prefer­i­ti dagli orsi sono esposti a sud-est, in zone soleg­giate e poco innevate. Negli ulti­mi tem­pi in Trenti­no (da dove alcu­ni orsi sono soli­ti scon­finare nel ter­ri­to­rio bres­ciano) alcu­ni esper­ti tra i quali figu­ra Ange­lo Caliari, han­no cen­si­to 38 tane uti­liz­zate nel­l’ul­ti­mo anno. Gli orsi autoc­toni che vivono nel­la vic­i­na regione sono un paio, e uno è mor­to pochi mesi fa. Ne sono sta­ti però rilas­ciati nove, cat­turati in Slove­nia — in tre momen­ti diver­si — e sono nati due cuc­ci­oli, la cui seg­nalazione si deve pro­prio a Caliari. Tane nel­la nos­tra provin­cia? Caliari lo esclude, almeno fino ad ora: quelle seg­nalate si trovano soprat­tut­to nel­la zona del­l’Adamel­lo-Brenta. Tra gli orsi sloveni (con­trol­lati gra­zie al radio­col­lare) ve ne fu una, chia­ma­ta dai tec­ni­ci «Daniza», che sco­raz­zò inizial­mente nel Bres­ciano. Poi fu la vol­ta del suo ami­co «Masun», che è arriva­to fino al lago d’Iseo e che ormai è autonomo e sen­za con­trol­lo. In Comu­nità mon­tana Par­co a Vil­la di Gargnano propen­dono per con­fer­mare il pas­sag­gio del planti­gra­do sul­l’al­to Gar­da, ma ras­si­cu­ra­no: «Non abbi­amo mai avu­to denunce di dan­ni, al pun­to che la cifra accan­to­na­ta in bilan­cio per rifonder­li è anco­ra intat­ta. «Ad ogni buon con­to — spie­gano gli esper­ti — è sta­to rac­colto un pos­si­bile escre­men­to autun­nale a com­po­sizione preva­len­te­mente veg­e­tale, che sarà con­seg­na­to quan­to pri­ma al grup­po di lavoro sull’orso del Par­co Adamel­lo-Brenta».

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