Sì alla variante urbanistica. Variata la mappa che legava per sempre il monumento a un uso militare

Liberato Forte San Marco. Sarà museo con negozi

22/03/2008 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Approva­ta all’una e mez­zo di notte, con voto con­trario del­la mino­ran­za, la vari­ante nor­ma­ti­va al piano rego­la­tore di Capri­no. «Da anni atte­sa dal­la cit­tad­i­nan­za, è sta­ta l’occasione per adeguare il rego­la­men­to edilizio e le norme di attuazione alle recen­ti dis­po­sizioni di legge», com­men­ta sod­dis­fat­to il sin­da­co Ste­fano San­dri. Come assi­cu­ra­to dal redat­tore, architet­to Gior­gio For­ti, «essa può essere approva­ta dal Con­siglio purché non si toc­chi il dimen­sion­a­men­to del vec­chio prg». Ciò è sta­to con­tes­ta­to dalle mino­ranze. Sec­on­do Flavio Lear­di­ni («Per Capri­no 2004» e Mario Brunel­li («Dal­la parte del cit­tadi­no») essa andrebbe anche trasmes­sa e approva­ta dal­la Regione.Leardini non ha poi trova­to coret­to che siano state accolte osser­vazione giunte fuori ter­mine, quan­do ciò non era avvenu­to nel caso di un’osservazione rel­a­ti­va ad una prece­dente lot­tiz­zazione, la «Cap­ri­na». Come ha però nota­to il con­sigliere di oppo­sizione Maria Tere­sa Girar­di, «anche in pas­sato, per approvazioni di vari­anti urban­is­tiche, sono state esam­i­nate osser­vazioni giunte fuori termine».Ma ad accalo­rare la dis­cus­sione, sono sta­ti l’istallazione di pan­nel­li solari e foto­voltaici sug­li edi­fi­ci, con par­ti­co­lari pre­scrizioni per il cen­tro; oltre a un «inghip­po car­tografi­co» riguardante Forte San Mar­co, di pro­pri­età pri­va­ta. «Sulle tav­ole non pre­sen­ta­va alcun tipo di des­ti­nazione d’uso se non quel­la mil­itare», fa sapere For­ti. «In caso di sis­temazione, dunque, avrebbe potu­to avere solo tali fun­zioni». Anacro­nis­mo ora sana­to con la vari­ante approva­ta durante la sedu­ta, che ha por­ta­to il Comune a prevedere una des­ti­nazione a uso pub­bli­co, come in altri cen­tri lim­itrofi: «Quan­do nel 1990 feci il prg di Pas­tren­go», dice l’architetto, «ave­va­mo quat­tro for­ti, del tut­to abban­do­nati, e decidem­mo per una des­ti­nazione d’uso servizi e pub­bli­co. Oggi in almeno due, ristrut­turati, si svolge un servizio di ris­torazione». Sono con­dot­ti da pri­vati «ma bas­ta pagar­si un caf­fè per vis­i­tar­li liberamente».Per il San Mar­co sono ora pre­viste des­ti­nazioni «com­mer­ciali», con l’esclusione del super­me­r­ca­to, per­me­t­ten­do ad esem­pio ven­dite di vini, olio, e aspet­ti muse­ali, la «res­i­den­za», solo a servizio (come per un cus­tode), la «des­ti­nazione tur­is­ti­co-alberghiera». Questo «fer­mo restando la valen­za architet­ton­i­ca, con un gra­do di pro­tezione “alto”, dell’edificio», pre­cisa For­ti. «Gra­do che res­ta “alto” anche in caso di restauro».La dis­cus­sione si è anche con­cen­tra­ta sulle modal­ità di impiego nel paese delle fonti di ener­gia alter­na­tive (solare e foto­voltaico) pre­viste anche dal­la Finanziaria per le nuove costruzioni. «Un con­testo stori­co e carat­ter­is­ti­co come Capri­no deve avere indi­cazioni pre­cise sull’uso del foto­voltaico, per non stravol­gere il volto del paese», spie­ga il sin­da­co. .Sono sta­ti pre­visti gra­di. Come pre­scrit­to da un’osservazione dell’ufficio tec­ni­co, accol­ta in Con­siglio, diverse le pre­scrizioni, sul­la base di una sud­di­vi­sione in tre «maxi aree»: cen­tri stori­ci e aree con vin­co­lo pae­sag­gis­ti­co-ambi­en­tale, fab­bri­cati esisten­ti extra cen­tri stori­ci e nuove costruzioni.

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