Le sinergie aeroportuali con lo scalo di Villafranca hanno reso consueto ai veronesi il nome della cittadina bresciana di Montichiari

L’idea: Il vino? A prezzo di costo

07/12/2005 in Enogastronomia
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Di Luca Delpozzo
(a.p.)

Le sin­ergie aero­por­tu­ali con lo sca­lo di Vil­lafran­ca han­no reso con­sue­to ai verone­si il nome del­la cit­tad­i­na bres­ciana di Mon­tichiari. Sta­vol­ta non ne par­liamo per fac­cende di voli, ben­sì per un’inizia­ti­va des­ti­na­ta a sus­citare scal­pore nel mon­do del­la ris­torazione. C’è un locale di Mon­tichiari, Corte Francesco, che ha ripen­sato la pro­pria maniera di pro­porre il . Bas­ta coi ricarichi alti: il prez­zo del­la bot­tiglia è quel­lo d’ac­quis­to da parte del ris­torante, mag­gio­ra­to di una quo­ta fis­sa di cinque euro. La mag­gio­razione è la stes­sa per il vino da pochi sol­di e per l’etichet­ta pres­ti­giosa. Voi pren­dete la car­ta dei vini, guar­date il prez­zo e cal­co­late che tro­verete in con­to cinque euro in più. Un’idea che si rifà a una con­sue­tu­dine degli Sta­ti Uni­ti o del Reg­no Uni­to: quel­la del «dirit­to di tap­po». A Lon­dra, a New York il cliente può andare al ris­torante con la bot­tiglia di vino por­ta­ta da casa. Per farsela stap­pare e servire si paga un dirit­to fis­so: dai cinque ai dieci dol­lari, in genere. In tem­pi in cui il con­sumo di vino nei ris­toran­ti sta calan­do dras­ti­ca­mente, potrebbe essere un’idea vincente.Certo, per dis­porre d’u­na lista di più di 400 vini, Corte Francesco non si può approvvi­gionare diret­ta­mente dalle can­tine, e dunque acquista da enoteche, con con­seguente ricari­co. Ma nel­la stra­grande mag­gio­ran­za dei casi al cliente con­viene. E poi in lista, cer­can­do con atten­zione, si pos­sono trovare dei gioielli­ni che da soli gius­ti­f­i­cano il viag­gio. Per esem­pio il Capi­tel Fos­cari­no ’97 di Ansel­mi a 10,50 più 5, il Batàr ’92 di Quer­cia­bel­la a 20 più 5 il Faye 2000 di Pojer e San­dri a 20 più 5, il Faro ’98 di Palari a 25,50 più 5. Tut­ti da com­prare sen­za esitazione.E la cuci­na? Buona, davvero. Non pre­oc­cu­pat­e­vi se vedete il parcheg­gio strapieno: a pian ter­reno ci sono due sale da banchet­ti, ma il ris­torante, una pic­co­la bom­boniera, è al piano di sopra. Lo chef, Ste­fano Accorsi­ni, è un gio­vane di tal­en­to. Disponi­bilis­si­mi, di una corte­sia d’altri tem­pi, Manuel Rav­el­li e Rober­to Pic­cinel­li, respon­s­abili di sala.

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