Una mostra a Riva offre un’interessante panoramica delle antiche coltivazioni che hanno reso celebre il lago di Garda. L’esempio di recupero del Prà de la fam a Tignale pagato dalla Comunità montana

Limonaie, un tesoro a cielo aperto

14/10/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Attilio Mazza

Durante tut­ta l’estate, sui fianchi del­la mon­tagna che scen­dono ripi­di al lago, si vedono file di nudi pilas­tri spuntare dal verde del fogliame come rovine di tem­pli. Colon­nati e piazze sem­bra­no resti las­ciati da qualche raz­za che avesse qui il suo cul­to. Sono le pianta­gioni di limoni. Le limon­aie, strut­ture carat­ter­is­tiche del Gar­da bres­ciano, furono così descritte, durante il sog­giorno a Gargnano, fra l’autunno del 1912 e la pri­mav­era del 1913, da David Her­bert Lawrence, lo scrit­tore inglese che conobbe grande suc­ces­so nel 1928 con il roman­zo L’amante di Lady Chater­ley. Pri­ma di Lawrence le limon­aie garde­sane sug­ges­tionarono Goethe che annotò nel Viag­gio in Italia (1786): «Pas­sam­mo davan­ti a Limone i cui ‘gia­r­di­ni’, dis­posti a ter­razze e piantati di limoni, han­no un ric­co e bel­l’aspet­to». E un cele­bre ver­so di Goethe – «Conosci tu il paese dove fior­iscono i limoni?» – com­men­ta la sin­go­lare mostra «Le mele d’oro sul Gar­da», allesti­ta a cura di Fioren­za Tisi e aper­ta sino al 30 otto­bre al civi­co di Riva –Villi­no Campi. L’iniziativa è occa­sione per conoscere un aspet­to tipi­co del pae­sag­gio garde­sano. Impor­tan­ti e sig­ni­fica­tivi esem­pi di limon­aie – seg­nalati dal­la mostra – sono quelle del Castèl di Limone, recen­te­mente ristrut­tura­ta per inizia­ti­va dell’Amministrazione comu­nale, del Prà de la fam, in riva al lago in ter­ri­to­rio di Tig­nale, e quel­la di Giuseppe Gan­dos­si a Gargnano. Ma anche altre strut­ture di limon­aie offrono anco­ra l’idea di un grande pat­ri­mo­nio, fra cui quelle di Vil­la Fel­trinel­li (oggi hotel a cinque stelle) di Gargnano dimo­ra del­la famiglia Mus­soli­ni durante la Repub­bli­ca di Salò. E fra le strut­ture in dis­u­so, ma anco­ra inte­gre architet­toni­ca­mente si può ammi­rare quel­la di Fasano Alta di Gar­done Riv­iera, purtrop­po detur­pa­ta da una pisci­na. Il più sig­ni­fica­ti­vo e risalente restau­ro di una limon­a­ia è cos­ti­tu­ito da quel­la del Pra’ de la Fam, di notev­ole inter­esse mon­u­men­tale, val­oriz­za­ta anche a fini didat­ti­co-muse­ali. È sta­to il pri­mo esem­pio real­iz­za­to dal­la Comu­nità Mon­tana che nel 1985 iniz­iò i lavori di sal­va­guardia delle tre ter­razze infe­ri­ori del Gia­rdi­no Nuo­vo e prov­vide al ripristi­no degli ele­men­ti fis­si di cop­er­tu­ra e alla ricostruzione – su mod­el­lo di quel­li antichi – dei ser­ra­men­ti del fronte solare. Ven­nero poi poste a dimo­ra 80 piante di agru­mi (nel­la mag­gio­ran­za limoni, con qualche esem­plare di man­dari­no e berg­amot­to), dis­poste sec­on­do il tradizionale impianto, sor­rette dal­la stor­i­ca incastel­latu­ra lignea. La vas­ta ser­ra, ubi­ca­ta in riva al lago, a monte del­la stra­da , tra stra­pi­om­bi roc­ciosi, in stret­ta con­nes­sione con esem­plari sec­o­lari di cipres­so in grup­po, è di notev­ole inter­esse pae­sis­ti­co-architet­ton­i­co. L’Amministrazione comu­nale di Limone ha poi provve­du­to recen­te­mente a recu­per­are la limon­a­ia del Cas­tel sit­u­a­ta nel cen­tro stori­co, in splen­di­da posizione. È uno dei più antichi e carat­ter­is­ti­ci gia­r­di­ni d’agrumi del Gar­da, dove tipolo­gia e architet­tura sono ben con­ser­vati. Di orig­ine set­te­cen­tesca, doc­u­men­ta­ta nel cat­a­sto napoleon­i­co del 1817, venne acquis­ta­ta dall’Amministrazione comu­nale nel 1995 con l’intento di tute­lare e val­oriz­zare il pat­ri­mo­nio di cul­tura del lavoro dell’uomo che ha trasfor­ma­to e carat­ter­iz­za­to il pae­sag­gio del­la Riviera.

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