Ottone II ha assegnato alla comunità il privilegio dell’autonomia e il documento è stato esposto al pubblico. Rievocazione storica e nelle strade artigiani di vecchi mestieri

L’imperatore porta il diploma

07/05/2002 in Manifestazioni
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Lazise

Inframez­za­to fra acquaz­zoni e schiarite con qualche «spruz­za­ta» di sole, Ottone II è com­par­so sul suo destriero attra­ver­san­do por­ta San Zeno, la por­ta ad est del­la cit­tà, la pri­ma che si incon­tra prove­nen­do da Verona. Ed era pro­prio da Verona che Ottone proveni­va, nel lon­tano 983, appe­na las­ci­a­ta la Dieta di Verona, per con­seg­nare alla comu­nità di Lazise il suo priv­i­le­gio, ovvero il «diplo­ma» di autono­mia e di impo­sizione del­la tas­sa di prati­co e di pesca. Ad accom­pa­gnare l’imperatore ger­man­i­co gli armigeri, le damigelle, i fal­conieri, la corte impe­ri­ale, rig­orosa­mente in cos­tume d’epoca. Cos­tu­mi curati e real­iz­za­ti dal­la sig­no­ra Elet­tra Gui­di per con­to del­la Com­pag­nia del Sipario Medievale di Verona. E dopo l’ampio giro fra le cal­li e le viuzze del­la cit­tà mura­ta, final­mente, Ottone II è giun­to nel­la piaz­za prin­ci­pale, di fronte alla casa comu­nale, dove ad atten­der­lo c’erano il sin­da­co Luca Sebas­tiano e la Giun­ta munic­i­pale. L’araldo ha let­to e com­men­ta­to lo stori­co «diplo­ma» sot­to­lin­eato da un grandioso bat­ti­mani. Al bor­go­mas­tro del­la cit­tà di Lazise han­no reso gli onori i fal­conieri del­la cit­tà bavarese di Rosen­heim, da oltre 25 anni gemel­la­ta con Lazise. Splen­di­di gli esem­plari dei falchi al segui­to, con un’aquila reale mer­av­igliosa e di grande effet­to sceni­co. E anche la del­egazione tedesca era rig­orosa­mente vesti­ta in «abito» altome­dievale. Nel pomerig­gio, gra­zie alla licen­za di Giove plu­vio, è appar­so il sole e quin­di è ripar­ti­to il cor­teo nel cen­tro, fra il por­to ed il lun­go­la­go. Ad aprire il lun­go cor­teo, con oltre un centi­naio di dig­ni­tari, damigelle e musi­ci, gli sbandier­a­tori di Arquà Pole­sine nelle sfav­il­lan­ti divise gial­lo-azzurre. Seguiv­ano i Sig­nori di Rival­ta da Castel­n­uo­vo Don Bosco, in provin­cia di Asti, i musi­ci del Con­sor­tio musi­co­rum di Vicen­za, i fal­conieri di Rosen­heim. Soste fra la grande fol­la, sul lun­go­la­go e nel­la piaz­za Vit­to­rio Emanuele, con esi­bizioni di sbandier­a­tori e di com­bat­ti­men­ti alla spa­da. Grande inter­esse ha sus­ci­ta­to, fra il numeroso pub­bli­co, la pre­sen­za degli arti­giani ed artisti, in cos­tume stori­co, dis­lo­cati fra la , il por­to e il lun­go­la­go, i quali, lavo­ran­do sul pos­to, han­no pro­pos­to antichi e tradizion­ali mestieri. Dal vasaio, ai cor­dari, dal man­is­cal­co all’amanuense, al pel­let­tiere, all’arrotino. Un vero e pro­prio tuffo nel pas­sato, un pas­sato assai nobile per Lazise e per gli orig­i­nari che han­no di fat­to for­ma­to la «nuo­va soci­età» urbana lacisiense. Una sot­to­lin­ea­tu­ra impor­tante, più volte rimar­ca­ta, dal pro­fes­sor Giulio Rama, nel­la ser­a­ta di pre­sen­tazione dell’antico diplo­ma otto­ni­ano. A San Nicolò al Por­to, la chieset­ta del­la con­fra­ter­nità che fu degli Orig­i­nari e dei Dis­ci­pli­ni, «cuore» civile delle pul­sioni lacisien­si, Rama ha trac­cia­to, oltre che l’avvento stori­co delle pre­sen­ze di Ottone a Lazise, anche l’importanza che il diplo­ma ha rap­p­re­sen­ta­to, e che anco­ra rap­p­re­sen­ta, per la sto­ria ital­iana. «È la pri­ma vol­ta che un imper­a­tore», ha spie­ga­to Rama «con­cede lib­ertà feu­dali ad una comu­nità di eguali e non ad un sin­go­lo sig­nore. Siamo quin­di in pre­sen­za di una vera e pro­pria svol­ta polit­i­ca nel­la ges­tione dell’impero: non più la gius­tizia in mano ad uno solo , ma a 18 orig­i­nari». La relazione del pro­fes­sor Rama si è con­clusa con la visione al pub­bli­co degli antichi dip­in­ti, rig­orosa­mente ver­gati da inchiostro su car­tapec­o­ra, muni­ti degli antichi sig­illi. È sta­to pos­si­bile inoltre vision­arli da vici­no e perfi­no toc­car­li dal vivo. È sta­ta la pri­ma vol­ta in asso­lu­to che gli antichi doc­u­men­ti ven­gono trasportati dal­la sede munic­i­pale alla chiesa di San Nicolò. Sod­dis­fazione e com­piaci­men­to da parte del pub­bli­co che ha segui­to con silen­ziosa atten­zione la «lezione» del pro­fes­sore ed ha rivis­su­to i momen­ti più impor­tan­ti del­la sto­ria anti­ca di Lazise.

Parole chiave: