Primo passo contro la chiusura del centro ortopedico e riabilitativo prevista entro giugno 2004 E ad ottobre Venezia deciderà a chi affidare la gestione della struttura

L’Inail comprerà l’ospedale

12/08/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

«Entro la fine dell’anno l’Inail acquis­terà dal­la l’ospedale di Mal­ce­sine». La con­fer­ma arri­va da Anto­nio Napoli­tano, diret­tore gen­erale del pat­ri­mo­nio dell’istituto nazionale per l’assicurazione con­tro gli infor­tu­ni del lavoro. Preferisce però non par­lare di cifre il diri­gente romano, rag­giun­to tele­foni­ca­mente durante il suo pri­mo giorno di ferie. «Al mas­si­mo pos­so dare dei numeri da gio­care al lot­to, ma definire adesso con certez­za il cos­to dell’intera oper­azione è abbas­tan­za dif­fi­cile», risponde scher­zosa­mente. L’intervento prevede l’acquisto dal­la Regione dell’ospedale dell’alto lago e, dopo oppor­tu­na ristrut­turazione, sem­pre a cari­co dell’Inail, la ces­sione in affit­to alla stes­sa Ulss 22 o a un con­sorzio mis­to pri­va­to-pub­bli­co. Si mate­ri­al­iz­za così la pro­pos­ta avan­za­ta dal sot­toseg­re­tario Aldo Branch­er (elet­to nel col­le­gio Gar­da-) lo scor­so feb­braio durante un’affollata con­feren­za svoltasi in munici­pio a Mal­ce­sine. In quel­la sede il vice min­istro per le Riforme isti­tuzion­ali e la Devoluzione riv­elò la sua inten­zione di coin­vol­gere l’Inail per sal­vare l’ospedale di Val di Sog­no, sec­on­do le schede ospedaliere region­ali des­ti­na­to a chi­ud­ere i bat­ten­ti il 30 giug­no 2004. Una mossa a sor­pre­sa, inaspet­ta­ta e sec­on­do alcu­ni più facile da prospettare a parole che attuare. «Non è sta­to cer­to facile ma ormai tut­to dovrebbe andare in por­to», affer­ma con la con­sue­ta pru­den­za e forse un po’ stupi­to per la fuga di notizie l’onorevole Branch­er, in ferie nel Bel­lunese. Avrebbe prefer­i­to dare con­to dell’operazione a cose già fat­te, qua­si a scon­giu­rare even­tu­ali intop­pi di per­cor­so. «Adesso deci­si­vo sarà l’incontro a Roma fis­sato per i pri­mi d’ottobre tra i rap­p­re­sen­tan­ti del min­is­tero del­la san­ità, dell’Inail e Fran­co Tonio­lo, seg­re­tario del dipar­ti­men­to regionale del­la san­ità vene­ta», con­clude Branch­er. In quel­la sede si provved­erà a sti­mare la spe­sa per l’acquisto dell’immobile, riprende il filo delle cifre Napoli­tano, atten­to a glis­sare sul con­to esat­to; si par­la di 25 mil­ioni di euro per l’acquisto e di sette per la ristrut­turazione. «Beh, non so se ce ne vor­ran­no 25 o 24 per l’acquisto né se saran­no sei o sette per la ristrut­turazione. Pos­so però assi­cu­rare che l’operazione si farà». «Siamo effet­ti­va­mente a buon pun­to», con­fer­ma l’assessore vene­to alla san­ità Fabio Gava. «C’è già un accor­do sul val­ore dell’immobile e sul­la spe­sa di ristrut­turazione. Atten­zione però a non con­fondere l’aspetto finanziario dell’operazione con il piano san­i­tario che riguar­da l’utilizzo dell’ospedale di Mal­ce­sine. Qui è anco­ra tut­to da decidere. Non sap­pi­amo anco­ra se l’Inail è inten­zion­a­to o meno all’utilizzo diret­to del­la strut­tura. Se non lo fos­se, si apre tut­ta una serie di ipote­si, sem­pre col­le­ga­ta alla pro­gram­mazione regionale». Ma a Mal­ce­sine è pre­vista la chiusura nel giug­no del 2004. «Un momen­to, andi­amo cal­mi. L’acquisto e ristrut­turazione dell’ospedale da parte dell’Inail per­me­t­tono alla Regione d’incamerare delle risorse impor­tan­ti e, in sec­on­do luo­go, di avere in affit­to un edi­fi­cio com­ple­ta­mente nuo­vo. La pos­si­bil­ità quin­di di riu­ti­liz­zare un immo­bile com­ple­ta­mente a nor­ma sec­on­do stan­dard all’avanguardia. In questo modo parte dell’ospedale potrebbe essere data in ges­tione a pri­vati e con i sol­di incas­sati la Regione pagherebbe l’affitto all’Inail, oltre a man­tenere la strut­tura e i servizi esisten­ti, vale a dire riabil­i­tazione e i poliambu­la­tori». E orto­pe­dia? «È ovvio che la riabil­i­tazione ha bisog­no dell’ortopedia. Non è det­to però che sia nec­es­sario ten­er­la nel­lo stes­so ospedale: potrebbe ad esem­pio essere all’interno di un ospedale del­la stes­sa Ulss, oppure anche a Mal­ce­sine ma affi­da­ta ad una clin­i­ca pri­va­ta che paga l’affitto. È tut­to da val­utare e vedere con cal­ma». Intan­to in questo cli­ma d’incertezza non man­ca tra il per­son­ale medico chi è atti­ra­to dalle sirene delle case di cura pri­vate. Il ris­chio è che i migliori se ne vadano, spoglian­do il cen­tro di Val di Sog­no dei suoi migliori pro­fes­sion­isti. «Ho deciso di rimanere», affer­ma il dot­tor Mil­lo Mar­ti­ni, «ma non nego di essere sta­to ten­ta­to di abban­donare tut­to e di trasferir­mi in una clin­i­ca in cit­tà. Le pro­poste era­no davvero allet­tan­ti. So di col­leghi che invece non si fer­mer­an­no a Mal­ce­sine». Per adesso niente nomi, ma la ten­den­za è pre­oc­cu­pante. La sper­an­za è che l’Inail diven­ti il pri­mo pas­so deci­si­vo per sal­vare l’ospedale di Malcesine.

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