E’ stato costruito da Ansaldo Componenti speciali, un’azienda del gruppo Camozzi. Il progetto scientifico presentato a Gardone per iniziativa del Rotary club

L’industria bresciana protagonista col telescopio più grande del mondo

19/06/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Il più grande tele­sco­pio del mon­do, l’Lbt (Large Binoc­u­lar Tele­scope), è sta­to illus­tra­to con audio­vi­sivi nel cor­so di una ser­a­ta del Rotary Club di Salò e Desen­zano svoltasi al Grand Hotel di Gar­done. Ne han­no par­la­to l’ingeg­n­er Gian­fran­co Castel­li, ammin­is­tra­tore del­e­ga­to del­l’Ansal­do Ener­gia, e l’ingeg­n­er Luciano Mili­et­ta, ricer­ca­tore del­l’Osser­va­to­rio Astrofisi­co di Arcetri e coor­di­na­tore del prog­et­to. C’è quin­di un ris­volto bres­ciano nel­la costruzione del­l’ap­parec­chiatu­ra: l’Anal­do Ener­gia è sta­ta infat­ti acquisi­ta dal grup­po bres­ciano Camozzi. Nel suo ind­i­riz­zo di salu­to, il pres­i­dente del Rotary, Gio­van­ni Casari­ni, ha tenu­to a sot­to­lin­eare pro­prio questo aspet­to. «Dob­bi­amo com­pli­menta­r­ci con i prog­et­tisti e con gli impren­di­tori che han­no real­iz­za­to questo grande tele­sco­pio, la cosa ci fa onore per­chè il nos­tro Paese e la nos­tra provin­cia fan­no parte del con­sorzio inter­nazionale che ha dato vita all’inizia­ti­va: un con­sorzio che — ha con­tin­u­a­to — ha potu­to far leva su pro­fes­sion­isti e imp­rese ital­iani, tra cui il grup­po Camozzi». Il tele­sco­pio, chiam­a­to Lbt, è il più potente oggi esistente nel mon­do gra­zie ai due gigan­teschi spec­chi, cias­cuno di diametro pari a 8,4 metri, di spes­sore pari a cir­ca 1 metro, e di peso pari a 15,6 ton­nel­late. Questi due gigan­teschi «occhi» con­sen­ti­ran­no una visione più pro­fon­da e niti­da del cos­mo. Anche il design è riv­o­luzionario: il tele­sco­pio ha una strut­tura estrema­mente rigi­da, com­pat­ta e rel­a­ti­va­mente leg­gera. Si svilup­pa ver­ti­cal­mente, per un’al­tez­za com­p­lessi­va di 30 metri, su una piattafor­ma del diametro di 23 metri. La soluzione costrut­ti­va adot­ta­ta con­sente di ottenere prestazioni eccel­len­ti e la nec­es­saria sta­bil­ità per com­bina­re i fas­ci lumi­nosi. L’Lbt con­sen­tirà di esplo­rare l’u­ni­ver­so come mai pri­ma d’og­gi è sta­to pos­si­bile. E’ lo stru­men­to più avan­za­to e potente disponi­bile per la ricer­ca: gli astrono­mi potran­no infat­ti esplo­rare a fon­do lo spazio cos­mi­co con una chiarez­za non otteni­bile con altri stru­men­ti esisten­ti, proce­den­do così nel­la ricer­ca di risposte alle domande sulle orig­i­ni del­l’u­ni­ver­so. Il tele­sco­pio è sta­to costru­ito, si dice­va, da Ansal­do Com­po­nen­ti Spe­ciali-Grup­po Camozzi, che van­ta par­ti­co­lare espe­rien­za nel­la real­iz­zazione di strut­ture e mac­chine analoghe, men­tre con­tribu­ti sostanziali alla prog­et­tazione sono sta­ti for­ni­ti da soci­età di ingeg­ne­r­ia quali l’Ads Italia di Lec­co, Euro­pean Indus­tri­al Engi­neer­ing di Mestre, M3 Engi­neer­ing di Tuc­son. Inoltre, il plan­ning sci­en­tifi­co e i costi di ges­tione sono sta­ti a cari­co del­l’ di Ari­zona, Osser­va­to­rio Astrofisi­co di Arcetri, Lbt e Max Planck Insti­tut tedeschi, Uni­ver­sità Statale del­l’O­hio e Research Cor­po­ra­tion di Tuc­son in col­lab­o­razione con l’U­ni­ver­sità di Notre Dame (Fran­cia) e altre anco­ra. Ver­rà instal­la­to sul monte Gra­ham, 3142 metri di altez­za, che dom­i­na il deser­to dell’Arizona, nel­la ter­ra degli indi­ani Apach­es (che stan­no lot­tan­do con­tro il prog­et­to, essendo il Gra­ham il loro monte sacro). C’è mol­ta atte­sa da parte degli scien­ziati per questo tele­sco­pio. Potran­no essere infat­ti sve­lati numerosi mis­teri del­l’u­ni­ver­so anco­ra inso­lu­ti; sapre­mo, ad esem­pio, quan­do e come si sono for­mati gli ele­men­ti chimi­ci, oltre all’idrogeno e all’e­lio; come tali ele­men­ti si sono dis­tribuiti nel­lo spazio; in che modo sono sta­ti inglo­bati nei cor­pi celesti. E anco­ra, sarà pos­si­bile osser­vare diret­ta­mente le immag­i­ni di pianeti di sis­te­mi extra solari e stu­di­are i pro­ces­si dinam­i­ci com­piu­ti dalle sin­gole galassie e dai loro gruppi.

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