Lo splendido complesso dei conti Cavazza sarà visitabile per tutta l’estate. Da San Francesco a Eisenhower, ospiti illustri e leggende

L’Isola del Garda apre ai turisti

Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

L’al­tro ieri un grup­po di alber­ga­tori (gui­dati dal pres­i­dente del­la Riv­iera dei Limoni, Chic­co Risat­ti, dal suo brac­cio destro Ser­gio Bas­set­ti, da Ori­et­ta Pap­i­ni Miz­zaro e dal­l’asses­sore al Tur­is­mo di Toscolano Mader­no, Fabio Cauzzi) è sbar­ca­to all’. Il manipo­lo ha aper­to la stra­da alle escur­sioni che si effettuer­an­no dal­la prossi­ma set­ti­mana a fine estate (cos­to 45 mila trasporto com­pre­so). I tur­isti degli hotel e delle pen­sioni del medio-alto lago potran­no infat­ti vis­itare l’iso­la il mart­edì e il giovedì. Un moto­scafo dei Danieli di Bar­bara­no par­tirà alle ore 10 e alle 17 da Salò, rac­coglien­do passeg­geri anche a Gar­done e a Toscolano Mader­no. In quel lem­bo di ter­ra (65 mila metri qua­drati) sit­u­a­to di fronte a pun­ta Grosti e alla Baia del ven­to, si ver­rà accolti da Alber­ta Cavaz­za e da altre due guide (una par­la in tedesco, l’al­tra in inglese). Un’oc­chi­a­ta all’a­can­tus, una pianta gre­ca i cui fiori appas­sir­an­no fra un mese, e agli splen­di­di alberi sec­o­lari (palme delle Canarie, limoni, fichi, olivi, mel­o­grani, aran­ci, pom­pel­mi, fichi d’In­dia, giug­gi­ole, rose del­la Cina, cap­peri, boun­gav­ille, rose gialle, dalie, iris, lec­ci sem­pre­ver­di, cedri del Libano e del­l’Hi­malaya, cipres­si, lau­ri gigan­teschi, lau­ro, mag­no­lie, querce, piop­pi, pla­tani, abeti, pini, ole­an­dri), la cam­mi­na­ta fra i vialet­ti, la sali­ta sul­la scali­na­ta, il ram­mari­co per la bal­aus­tra di are­nar­ia sbri­ci­o­la­ta dal­la vines­sa (il ven­to che spi­ra frontal­mente, dal­la ), i lavori di pavi­men­tazione autor­iz­za­ti dal­la Soprint­en­den­za dopo anni di lun­gag­gi­ni, la visi­ta ad alcune stanze (tra cui quel­la del­la musi­ca), il drink sul bal­cone, a fian­co del car­ro uti­liz­za­to per la e sot­to la cam­panel­la che veni­va fat­ta suonare per seg­nalare l’o­ra del­la cena. Mor­to Camil­lo Cavaz­za, il con­te-con­tadi­no, la moglie inglese Char­lotte Tal­bot Chetwynd e i sette figli (quat­tro maschi e tre fem­mine) han­no diver­si­fi­ca­to la loro attiv­ità. Il numero 1, Sig­mar, 35 anni, gestisce due campeg­gi. Il più gio­vane (21) stu­dia Econo­mia e Com­mer­cio. Alber­ta, dopo esser­si ded­i­ca­ta al dres­sage, ha las­ci­a­to alla mam­ma il com­pi­to di tenere i cor­si di equi­tazione per bam­bi­ni, nel cam­po di S. Fer­mo, e ora accoglierà i tur­isti inten­zionati a gustare l’at­mos­fera incan­ta­ta del­l’iso­la del Gar­da. Che ha ospi­ta­to San Francesco d’As­sisi (vi costruì uno dei pri­mi ere­mi di preghiera), Sant’Antonio da Pado­va, San Bernardi­no da Siena, Dante Alighieri, Cosi­mo de’ Medici e tan­ti per­son­ag­gi famosi. Tra gli altri, il gen­erale Dwight Eisen­how­er, poi diven­ta­to pres­i­dente degli Sta­ti Uni­ti. Il duca gen­ovese Gae­tano De Fer­rari, ricorda­to nel­la sto­ria del Risorg­i­men­to per avere finanzi­a­to (in parte) la spedi­zione dei Mille, la acquistò nel 1869, dal barone berga­m­as­co Raf­faele Scot­ti. Assieme alla moglie, Anna Maria Annenkoff, figlia del­l’ex Imper­a­tore di Rus­sia, il duca decise di costru­ire l’at­tuale grande palaz­zo, in stile goti­co-veneziano, prog­et­ta­to dal­l’ar­chitet­to Lui­gi Rov­el­li e real­iz­za­to negli anni 1900-02. «Con le finestre a mono­fore ogi­vali-trilo­bate, le colonne, la torre, il log­gia­to e i pin­na­coli bianchi, sem­bra un gigan­tesco ricamo, che gio­ca con la luce del sole», affer­ma il ricer­ca­tore Pier­lui­gi Maz­zol­di. L’iso­la fu las­ci­a­ta all’u­ni­ca figlia, nata nel 1874, che ave­va lo stes­so nome del­la mam­ma, e (nel 1895) andò in sposa a Sci­p­i­one Borgh­ese, principe di Sul­mona, ricorda­to per una serie di leggen­darie imp­rese: spedi­zioni, sca­late e, in par­ti­co­lare, il raid Pechi­no-Pari­gi del 1907: 16 mila chilometri su un’auto «Ita­la», col gior­nal­ista Lui­gi Barzi­ni e il mec­ca­ni­co Ettore Guiz­zar­di. Nel­l’ot­to­bre ’17, ai tem­pi del­la riv­o­luzione, la principes­sa Anna Maria ospitò 18 gio­vani armeni, maschi e fem­mine. E li fece stu­di­are. Nel peri­o­do del­la guer­ra ’15–18, come infer­miera, aiutò i sol­dati fer­i­ti, ricoverati all’ospedale di Salò. Non ebbe pau­ra nem­meno del­la feb­bre spag­no­la, tan­to che venne dec­o­ra­ta con la medaglia d’ar­gen­to al val­or civile per le sue doti car­i­tat­evoli. Aiutò finanziari­a­mente i com­bat­ten­ti e reduci, las­cian­do in ered­ità al comune l’asi­lo di Portese. Nel novem­bre ’24, all’età di 50 anni, scom­parve nel lago, men­tre semi­na­va le piante. La Annenkoff, sua madre, era mor­ta da pochi mesi. Una delle due figlie dei Borgh­ese, don­na Livia, sposò il con­te bolog­nese Alessan­dro Cavaz­za. Nac­quero Pao­lo Emilio, e Camillo.