Vecchie foto uscite dal cassetto riprendono vita proprio in questi giorni, alla notizia che è finalmente finita la guerra d’Africa più lunga tra Addis Abeba e Asmara

L’Italia e le sue guerre d’Africa

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Di Luca Delpozzo
Pino Mongiello

La bel­la notizia è giun­ta con l’inizio dell’estate, pro­prio il 21 giug­no scor­so, ma è pas­sa­ta nel mare del­la dis­at­ten­zione per­ché qua­si nes­suno l’ha com­men­ta­ta. Gli ital­iani, e insieme a loro l’Europa, era­no (sono) inten­ti su ben altri fron­ti, quel­li che seg­nano le rotte del Mediter­ra­neo per i profughi, per i migranti, per le Ong e per le Guardie costiere, quelle che pun­tano a innalzare i muri del­la polit­i­ca bel­lig­er­ante anziché chi­nar­si sui dram­mi umani. Sul “mare nos­trum” da tem­po si com­bat­te una guer­ra di nervi, orig­i­na­ta da scon­tri ide­o­logi­ci, con lan­cio di parole niente affat­to inno­cen­ti né innocue: il tut­to in un con­testo dove ad essere esalta­ta dovrebbe essere un’Europa uni­ta, che invece uni­ta non è, anzi sten­ta a ritrovare i val­ori fon­dan­ti delle orig­i­ni.

La bel­la notizia, scrive­vo, par­la di una stret­ta di mano offer­ta dall’Etiopia e accetta­ta dall’Eritrea dopo vent’anni di bel­lig­er­an­za: una lun­ga guer­ra del­la quale a noi sono giun­ti, forse, solo echi lon­tanis­si­mi. Eppure,  quel­la zona d’Africa è tra le aree insan­guinate dalle quali oggi partono le lunghe carovane di profughi che cer­cano un nuo­vo più sicuro des­ti­no.

La cronaca di questi mesi, men­tre non finisce di toc­car­mi  sul piano umano, mi ha sol­lecita­to a rispolver­are vec­chie foto di famiglia, per la ver­ità sem­pre gelosa­mente con­ser­vate e mai esi­b­ite da chi, tra gli avi, in quelle stesse terre ave­va com­bat­tuto, attrat­to dall’appello del duce che vol­e­va per l’Italia la glo­ria impe­ri­ale. Allo­ra, nel 1935, la retor­i­ca scor­re­va a fiu­mi ma la cosid­det­ta sec­on­da guer­ra d’Africa non seppe met­tere in evi­den­za le migliori virtù italiche, a com­in­cia­re dai motivi pretes­tu­osi accam­pati per avviar­la. In situ­azioni come quelle han­no buon gio­co gli stru­men­ti del­la pro­pa­gan­da che san­no come sod­dis­fare gli istin­ti meno sofisti­cati del­la gente, e han­no la forza di can­cel­lare ogni velleità di oppo­sizione.

Men­tre ricor­da­vo i capi­toli di quel­la maledet­ta guer­ra del sec­o­lo scor­so, che ave­vo solo stu­di­a­to a scuo­la, scor­re­vano sot­to i miei occhi le immag­i­ni delle istan­ta­nee in bian­co e nero che mi intro­duce­vano in quel mon­do sconosci­u­to. Addirit­tura ho trova­to le fotografie non solo del­la guer­ra del 1935–1936, ma anche quelle del­la guer­ra di Lib­ia del 1911. Ricor­do che, a propos­i­to di quelle guerre, mi si ripete­va lo slo­gan “Ital­iani, bra­va gente!”, qua­si a vol­er­mi dire che, in fon­do, con la guer­ra gli Ital­iani han­no por­ta­to la civiltà; e anche che la guer­ra degli Ital­iani non sarebbe mai sta­ta dram­mati­ca­mente san­guinosa. Tut­tavia, ad oggi, non mi è dato conoscere guerre paci­fiche e nem­meno guer­reg­giate con grazia e corte­sia. Ma non c’è solo la ragion di sta­to che decide sug­li even­ti del­la sto­ria.

Ci sono anche le per­sone che, sin­go­lar­mente, costru­is­cono i rap­por­ti umani, che san­no fare i pro­pri esa­mi di coscien­za, che leg­gono le parole del Van­ge­lo, che conoscono altre per­sone, diverse solo nel col­ore del­la pelle ma non nei sen­ti­men­ti, nel riso e nel pianto. La quo­tid­i­an­ità si mesco­la con le vicende cru­ciali; i pae­sag­gi maestosi e sac­ri dell’Africa si impon­gono fino a far apparire pic­co­lo chi viene da fuori. Anche queste cose inci­dono sul­lo svol­ger­si del­la sto­ria. Ecco, le foto che mi pas­sa­vano tra le mani ave­vano ques­ta capac­ità: mi comu­ni­ca­vano i pen­sieri e, forse, le parole di chi si era fat­to ritrarre in un nor­male con­tat­to di lingue, di col­ori del­la pelle, di abbiglia­men­ti tan­to diver­si quan­to inin­flu­en­ti, per­ché a prevalere era la vic­i­nan­za e la com­pren­sione rec­i­p­ro­ca.

Testo e foto a cura di

Pri­ma pub­bli­cazione il: 1 July 2018 @ 11:22

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