- TASSE ANTICHE

L’Iva sulla civetta si chiamava toppa

21/09/2003 in Curiosità
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Di Luca Delpozzo
s.b.

Tasse, imposte, trib­u­ti, dazi. Un tem­po, nei sec­oli pas­sati, le tasse e i dazi era­no forse mag­gior­mente detes­ta­ti di oggi. A Lazise di trib­u­ti locali, come li chi­ami­amo oggi, ce n’erano ben quat­tro: «dazio stradel­la», «del vivo», «del mor­to» e la «top­pa». La più impor­tante era sicu­ra­mente il dazio stradel­la. Era un trib­u­to dovu­to sul tran­si­to delle mer­ci ed era impos­to da un pre­ciso uffi­cio: appun­to l’importante uffi­cio del­lo stradel­lante. «Annes­so alla Dogana di Lazise», scrive­va Francesco Fontana par­lan­do del­la , «esiste­va un cameri­no nel quale era col­lo­ca­to lo stradel­lante, ossia colui che dirige­va questo impor­tante offi­cio. Anco­ra oggi nell’interno del­la Dogana in un ango­lo ver­so il por­to esiste un cameri­no (siamo nel 1800), che prob­a­bil­mente sarà sta­to quel medes­i­mo imp­ie­ga­to allo­ra per quell’uffizio». Nel procla­ma del cap­i­tano vice podestà di Verona, approva­to dal Sen­a­to vene­to l’8 mag­gio 1780, chiara­mente si ril­e­vano quali era­no le incomben­ze. «Con­te Mario Sovorgnan per la Repub­bli­ca di Venezia, cap­i­tano vice podestà di Verona e suo dis­tret­to. Per togliere e sradi­care gli abusi, e gli defrau­di che tut­to giorno veni­vano infier­i­ti a questo impor­tante Dazio Stradel­la… che tutte le mer­ci che si stac­cano da Lazise per le par­ti supe­ri­ore deb­bano da quel Cedolaro del Dazio Stradel­la essere riconosciute in quan­tità e qual­ità con apposi­ta visi­ta in quel­la Dogana… coman­di­amo: per­ché si ver­i­fichi la medes­i­ma come sopra dec­re­ta­ta, dovrà la Comu­nità di Lazise asseg­nare in dogana al Cedolaro del Dazio Stradel­la un ripostiglio vici­no alla por­ta di det­ta dogana, acciò lo stradel­lante costru­ir vi deb­ba un pic­co­lo Cameri­no, onde pos­sa il Cedolaro pro tem­pore essere tut­to il giorno a por­ta­ta di eseguire le pro­prie ispezioni. Dovrà sopra la por­ta del­la det­ta Dogana esservi a peso del­lo Stradel­lante pos­ta una sec­on­da chi­ave da essere cus­todi­ta dal Cedolaro, a sicurez­za dei dirit­ti del Dazio per le mer­ci che entra­no ed escono dal­la Dogana medes­i­ma sal­vo sem­pre per l’intro del­la Comu­nità il dirit­to del­la soli­ta sua ezazione sopra le mer­ci a tito­lo di Alber­garia». «Il Comune di Lazise con solenne istro­men­to approva­to con Decreti del Sen­a­to Vene­to in data 20 aprile 1718 fece l’aquisto dal­la Repub­bli­ca di Venezia di tut­ti i dazi apparte­nen­ti al Comune», scrive anco­ra il far­ma­cista e let­ter­a­to Francesco Fontana nei suoi stu­di su Lazise, «cioè delle osterie, bet­tole, mag­a­zz­i­ni, bec­cherie bachi da seta, olio, pestri­no, maci­na, ecc. più i dazi­et­ti del Vivo, del Mor­to e Top­pa, per la com­p­lessi­va som­ma di Ducati 6480. Non dare­mo senonché», con­tin­ua il Fontana, «una breve spie­gazione dei dazi­et­ti del Vivo, Mor­to e Top­pa, non occor­ren­do per gli altri alcu­na dilu­ci­dazione». Del Vivo: questo dazio com­pren­de­va una tas­sa mite, che il Comune ave­va il dirit­to di riscuotere sulle ven­dite che veni­vano fat­te dei bovi, vac­che, cav­al­li, muli, asi­ni, pecore e civette non usati, quan­do gli aquisti veni­vano fat­ti soltan­to dagli abi­tan­ti orig­i­nari del paese. Del Mor­to: riguar­da­va il dirit­to che ave­va il Comune di riscuotere una tas­sa già fis­sa­ta sulle ven­dite che veni­vano fat­te a qualunque com­pra­tore del a bot­ti, e degli ani­mali porci­ni, pecore, bovi, mor­ti. Top­pa: com­pren­de­va il dirit­to che ave­va il Comune di esigere una tas­sa un po’ più gravosa sulle ven­dite di bovi, vac­che, cav­al­li, muli, asi­ni, pecore e civette non usati ad alcu­ni abi­tan­ti del paese, ma che non era­no com­pre­si nel numero degli orig­i­nari. Ricapi­tolan­do quin­di, il Comune pote­va riscuotere dazi sul Vivo sola­mente dagli orig­i­nari che vende­vano degli ani­mali cosid­det­ti domes­ti­ci, men­tre gli abi­tan­ti di Lazise non orig­i­nari paga­vano al Comune un dazio diver­so, denom­i­na­to Top­pa. Eguale nel­la sostan­za, ma diver­sa per impor­to e per tipo di abitante.

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