AMBIENTE. Da oggi si apre la stagione irrigua. Accordo contro la crisi idrica tra Comunità del Garda e Consorzio del Mincio Ceresa: «Risparmiare acqua, o saranno guai». Sotto accusa i bacini trentini

Livelli del lago, scatta l’allarme

Di Luca Delpozzo
Valentino Rodolfi

Ieri ha piovu­to, oggi chissà, ma non bas­ta un tem­po­rale per risol­vere la crisi idri­ca del dopo mesi di sic­c­ità. Con l’estate alle porte, da Riva del Gar­da a Man­to­va il com­men­to degli addet­ti ai lavori è uno solo: «Siamo pre­oc­cu­pati». L’acqua in effet­ti è poca, non più di quan­ta ce ne fos­se il 1° giug­no del 2003, l’anno del­la grande sec­ca, quan­do per la pri­ma vol­ta in 53 anni venne chiusa la diga di Salionze. Il ris­chio si ripresen­ta ed è il momen­to di pen­sar­ci, per­chè da oggi entra nel vivo la sta­gione irrigua delle cam­pagne man­to­vane, per cui il Con­sorzio del Min­cio sarà autor­iz­za­to a far uscire dal lago fino a 88 metri cubi d’acqua al sec­on­do, con­tro i 50 delle ultime set­ti­mane. Vicev­er­sa, a monte, i baci­ni di mon­tagna trat­ten­gono acqua, tan­to da far arrab­biare il Comune di Riva, che ha chiesto l’intervento del­la Provin­cia autono­ma invian­do un «telegram­ma di aller­ta­men­to» alle autorità. E men­tre ognuno tira l’acqua al suo muli­no, si entra nel­la fase crit­i­ca, in anticipo rispet­to alle sta­gioni nor­mali. Il lago ha sete. Ieri l’idrometro di Peschiera seg­na­va 77 cen­timetri sopra lo zero. A meno di piogge eccezion­ali, per l’irrigazione ci sarà acqua per due mesi, dopodichè sarà rag­giun­ta la quo­ta lim­ite e bisogn­erà nuo­va­mente chi­ud­ere i rubi­net­ti del Min­cio. «Ne siamo con­sapevoli — dice l’ingegner Gal­li del Con­sorzio del Mini­cio-. Tan­to che nelle ultime set­ti­mane abbi­amo risparmi­a­to acqua il più pos­si­bile. Per rego­la­men­to, pote­va­mo farne uscire fino a 68 metri cubi al sec­on­do, ma ci siamo lim­i­tati a una cinquan­ti­na o meno. Con­tin­uer­e­mo a risparmi­arne, ma potrebbe non bastare». Crisi annun­ci­a­ta. Anche la si è mossa per tem­po, per lim­itare i dan­ni di una crisi idri­ca che già un mese fa si annun­ci­a­va come la peg­giore degli ulti­mi decen­ni. «Abbi­amo dovu­to gio­care d’anticipo — spie­ga , sere­tario gen­erale del­la Comu­nità -. In mag­gio ci siamo incon­trati pro­prio con il Con­sorzio del Min­cio, e insieme abbi­amo con­corda­to la strate­gia di risparmio idri­co che ci ha con­sen­ti­to di arrivare al 1° giug­no a quo­ta 77 cen­timetri sopra lo zero, il min­i­mo per evitare un dis­as­tro». «Res­ti­amo pre­oc­cu­pati, per­chè da ora in poi il lago calerà di cir­ca un cen­timetro al giorno o più: c’è il ris­chio che ver­so Fer­ragos­to, in piena sta­gione, la deb­ba fer­mare gli alis­cafi, e che l’acqua sia così bas­sa da nuo­cere all’immagine tur­is­ti­ca di molti Comu­ni riv­ieraschi, alla fruizione delle spi­agge e dei por­ti, fino a met­tere in dif­fi­coltà un po’tutti quan­ti». Pre­oc­cu­pazione, ma non allarmis­mo. Ed è vero che la situ­azione sem­bra meno dram­mat­i­ca rispet­to a un paio di set­ti­mane fa: da elo­gia­re il sen­so di respon­s­abil­ità dell’ente riv­ieras­co pre­siedu­to da Giuseppe Mongiel­lo e del Con­sorzio irriguo. Ma non dipende tut­to da loro. Per evitare un’altra crisi come quel­la del 2003 ser­vono tre cose: che pio­va di più e che non esca trop­pa acqua dal Min­cio, ma anche che ne entri di più dal Sar­ca. E quest’ultimo fat­tore è quel­lo che rischia di innescare una polem­i­ca. Il prob­le­ma è a monte. Sem­bra­no tut­ti d’accordo nel dire che il prob­le­ma non è solo la sic­c­ità, ma anche il fat­to che il Sar­ca ha dato un afflus­so trop­po bas­so: l’acqua sarebbe sta­ta trat­tenu­ta nei baci­ni idroelet­tri­ci del Trenti­no. «I con­ti non tor­nano — sostiene l’ingegner Gal­li -. A par­ità di pre­cip­i­tazioni piovose, il lago d’Iseo da aprile è cresci­u­to di un metro, men­tre il Gar­da è cala­to di 10 cen­timetri. È’ vero che il Sebi­no è grande un ses­to del Bena­co, ma in pro­porzione avrebbe dovu­to comunque calare anche il lago d’Iseo. Invece è aumen­ta­to. Allo­ra io con­clu­do che per il Gar­da il prob­le­ma è a monte: non quan­ta acqua esce, ma quan­ta acqua entra e quan­ta ne viene trat­tenu­ta dal Sar­ca». La «pista» trenti­na. Anche la Comu­nità del Gar­da, cer­ca ver­so Tren­to la radice del prob­le­ma . «Abbi­amo appu­ra­to — affer­ma Lucio Cere­sa — che il baci­no di San­ta Massen­za ha trat­tenu­to parec­chia acqua quest’anno. Ma non siamo pre­oc­cu­pati più di tan­to, per­chè entro qualche set­ti­mana dovreb­bero las­cia­r­la defluire ver­so il lago. Ieri si è mosso il Comune di Riva del Gar­da che, pre­oc­cu­pa­to per i bassi liv­el­li, ha chiesto alla Provin­cia di Tren­to di inter­venire». Ma tra effet­to ser­ra ed effet­to Sar­ca, si è insom­ma arrivati al pun­to di dover­si con­tendere la risor­sa idri­ca a suon di carte bol­late. Non è un bel seg­nale. Nè per quest’estate, nè tan­to meno per quelle future.