Anche l'Autorità di bacino del Po, ente competente per le acque del lago di Garda, ha preso atto della rilevanza del problema livello del lago e della sua diretta influenza, nello sviluppo delle macrofìte.

Livelli e alghe: questo il problema!

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Di Luca Delpozzo
giuditta Bolognesi

Anche l’Au­torità di baci­no del Po, ente com­pe­tente per le acque del , ha pre­so atto del­la ril­e­van­za del prob­le­ma liv­el­lo del lago e del­la sua diret­ta influen­za nel­lo svilup­po delle macrofìte, le cosid­dette alghe che in occa­sione di vio­lente bur­rasche invadono le rive del bas­so lago.“Nei giorni scor­si ho parte­ci­pa­to, insieme al respon­s­abile del­l’uf­fi­cio tec­ni­co, all’in­con­tro orga­niz­za­to a Par­ma pro­prio dal diri­gente del­l’Au­torità di baci­no”, spie­ga il vice-sin­da-co Car­lo Nosè. “Un incon­tro di coor­di­na­men­to per il con­teni­men­to del­la veg­e­tazione som­m­er­sa nel nos­tro lago”. “Si è par­la­to di alghe ma noi l’ab­bi­amo stret­ta­mente col­le­ga­to con il prob­le­ma dei liv­el­li ed è pro­prio su questo che Peschiera ha volu­to portare la dis­cus­sione. Molti dei pre­sen­ti han­no infat­ti riconosci­u­to che la pro­duzione algale dif­fì­cil­mente causerebbe tan­ti dan­ni se il liv­el­lo del­l’ac­qua per­me­ttesse alla cor­rente di “lavare” il Gar­da, come avveni­va pri­ma del­la costruzione del­la diga di Salionze”, rib­adisce Nosè. “E questo non è cer­to l’u­ni­co seg­nale che indi­ca che il rego­la­men­to dei flus­si, così come è attua­to oggi, con­trasta con la salute del lago”.Il vice sin­da­co ha por­ta­to l’e­sem­pio dei can­neti che non crescono più come dovreb­bero per­ché som­mer­si dall’acqua.“Il can­neto non è una risa­ia. Ovunque si pos­sono vedere gio­vani arbusti mar­cire per­ché non si per­me­tte più all’ac­qua di avere la sua nat­u­rale escur­sione. A Par­ma era­no pre­sen­ti anche due diri­gen­ti del Con­sorzio del Min­cio, che pesca dal Gar­da l’ac­qua per le irrigazioni delle aziende agri­cole: quan­do venne costru­i­ta la diga di Salionze era­no quar­an­tami­la, oggi ce ne sono cen­toset­tan­ta­mi­la”. “Se Man­to­va ha bisog­no di una ris­er­va d’ac­qua per fron­teggia­re anche il calo in natu­ra di questo prezioso bene”, rib­adisce il vice-sin­da­co, “non può comunque usarè il Gar­da come un grande cati­no a sua dis­po­sizione e igno­rare gli equi­lib­ri di un eco­sis­tema che deve essere salvaguardato”.L’incontro di Par­ma ha por­ta­to all’is­ti­tuzione di una com­mis­sione tec­ni­ca for­ma­ta da rap­p­re­sen­tan­ti di Regioni, Province, Comu­ni e Con­sorzi inter­es­sati alle acque gardesane.Questi si riu­ni­ranno­giovedì 25 mag­gio a Sirmione per com­in­cia­re a rac­cogliere tut­ti di dati elab­o­rati in questi anni dai diver­si enti e for­mare così un’u­ni­ca ban­ca dati a dis­po­sizione sia dei tec­ni­ci che dei politici.“La dis­per­sione delle com­pe­ten­ze”, con­clude Nosè, “è uno dei fat­tori che sino­ra ha dan­neg­gia­to il Gar­da così come il silen­zio che per anni ha accom­pa­g­na­to la ges­tione del­l’ac­qua a favore di Man­to­va. Spe­ri­amo che la pre­sa di coscien­za del prob­le­ma, anche da parte delle realtà eco­nomiche garde­sane che ci sosten­gono, sti­moli i politi­ci a fare quan­to occorre”.Giuditta Bolognesi

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