Siccità prolungata e prelievi mantovani tra le cause. Riunione urgente convocata da Frau. Benaco a quota 66 centimetri, ben 33 in meno dell’anno scorso

Livello del lago troppo basso

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Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

L’assenza di pre­cip­i­tazioni piovose e la per­du­rante sic­c­ità innalza la soglia d’allarme per il lago. Ieri il liv­el­lo del Bena­co era a quo­ta 63 cen­timetri sopra lo zero idro­met­ri­co di Peschiera, ben 33 cen­timetri in meno rispet­to allo stes­so peri­o­do dell’anno scor­so. A questo quadro poco ras­si­cu­rante si deve aggiun­gere la sete dei man­to­vani che da ven­erdì han­no rad­doppi­a­to il pre­lie­vo d’acqua dal più grande lago d’Italia. Dal­la diga di Salionze, l’edificio rego­la­tore del Bena­co costru­ito nel 1950 in local­ità Valsec­ca nel ter­ri­to­rio del Comune di Pon­ti, fuori­escono infat­ti 48 metri cubi d’acqua al sec­on­do per irri­gare i campi in ter­ra vir­giliana. Numeri che destano pre­oc­cu­pazione aggra­va­ta dal­la man­can­za di ris­erve di neve sul­la mon­tagna e dal fat­to che non piove ormai da tempo.Per dare un’idea anco­ra più calzante è suf­fi­ciente ricor­dare che nel 2002, l’anno con­trasseg­na­to dal­la grave crisi idri­ca, il lago di Gar­da in questo stes­so peri­o­do viag­gia­va a più 60 cen­timetri sopra la colon­ni­na pos­ta nelle acque di Peschiera men­tre la fuo­rius­ci­ta dal man­u­fat­to di Salionze era di solo 10 metri cubi d’acqua al sec­on­do. A fronte di ques­ta grave situ­azione idri­ca del Bena­co, per­al­tro inter­es­sa tut­ta l’Italia, il pres­i­dente del­la Aventi­no Frau ha con­vo­ca­to un incon­tro tec­ni­co-oper­a­ti­vo per ven­erdì 27 aprile nel­la sede del­la Comu­nità a Gar­done Riv­iera: appun­ta­men­to volto non solo a definire col­le­gial­mente le più idonee inizia­tive per fron­teggia­re l’emergenza attuale, ma anche al fine di porre conc­re­ta­mente in essere prog­et­ti strut­turali per il futuro. Attorno allo stes­so tavo­lo sieder­an­no i sogget­ti inter­es­sati di monte, valle e riv­ieraschi (Provin­cia Autono­ma di Tren­to, Autorità di Baci­no del Po, Agen­zia inter­re­gionale per il Fiume Po, sin­daci riv­ieraschi, Con­sorzio del Min­cio), allo scopo di trovare soluzioni con­di­vise e realizzabili.«Gli usi pluri­mi delle acque (umani, agri­coli, idroelet­tri­ci ed indus­tri­ali, tur­is­ti­ci), sen­za perdere di vista i fon­da­men­tali aspet­ti qual­i­ta­tivi e l’ecosistema in gen­erale, neces­si­tano di una rad­i­cale ricon­sid­er­azione e di una mod­er­na revi­sione, con il fon­da­men­tale impeg­no di inter­ven­ti infra­strut­turali, soprat­tut­to per il set­tore agri­co­lo», si legge in un nota dira­ma­ta dal­la Comu­nità del Garda.È nec­es­sario, sec­on­do l’organismo inter­re­gionale pre­siedu­to da Frau, un nuo­vo e mod­er­no approc­cio tec­ni­co e politi­co al prob­le­ma che sap­pia fare i con­ti con situ­azioni cli­matiche, bisog­ni, inter­es­si, pri­or­ità, sen­si­bil­ità, muta­ta situ­azione del ter­ri­to­rio, incre­men­to delle pre­sen­ze antropiche, doman­da e offer­ta tur­is­tiche: situ­azioni che non cor­rispon­dono ai para­metri di 30–40 anni fa, allorché fu delin­eato l’attuale mod­el­lo ges­tionale del­la risor­sa idrica.

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