Lo scrittore e poeta tedesco Hermann Allmers (1821–1902)

Parole chiave: - - - -
Di Luca Delpozzo
Pia Dusi

Tem­po addi­etro il prof. Edoar­do Cam­postri­ni mi ha con­seg­na­to una grande bus­ta con­te­nente un foglio di pro­to­col­lo ingial­li­to, come quel­li usati anni fa per i com­pi­ti in classe. Sul­la pri­ma fac­cia­ta sta­va scrit­to in mati­ta: Allmers Her­mann. All’in­ter­no del foglio si trova­va una deci­na di pagine foto­copi­ate, pinzettate.

La pri­ma fac­cia­ta ripor­ta­va il tito­lo di un libro: Dich­tun­gen [Poe­sie]. La let­tera iniziale D era dec­o­ra­ta con fiori, foglie, bac­che e un’ape svolaz­zante. Ne era autore Her­mann Allmers. Si trat­ta­va del­la quin­ta edi­zione di queste poe­sie e l’an­no di pub­bli­cazione era il 1905. L’e­sem­plare era sta­to pub­bli­ca­to a Old­en­burg e Leipzig.  Tut­ti questi ele­men­ti han­no attrat­to la mia curiosità.

Sfoglio la pic­co­la rac­col­ta e sco­pro una lir­i­ca inti­to­la­ta Fahrt auf dem Gar­dasee (Viag­gio sul ). A questo pun­to il coin­vol­gi­men­to va aumen­tan­do sen­si­bil­mente. Cer­co dunque notizie su di lui e sco­pro sul­l’En­ci­clo­pe­dia Trec­ca­ni che Her­mann Allmers è nato nel 1821 a Recht­en­fleth. Ulte­ri­ori ricerche indi­cano che il suo paese è una frazione di Hagen nel­la Bas­sa Sas­so­nia. Il bor­go, dis­tante da Bre­ma 24 miglia, è sit­u­a­to sul­la spon­da ori­en­tale del fiume Weser tra Bre­ma e Bre­mer­haven. Siamo dunque nel nord del­la Ger­ma­nia, di cui, a dif­feren­za di Mona­co di Baviera, di Berli­no, del­la Roman­tis­che Strasse, conos­ci­amo poco. Bre­ma, forse, è lega­ta nel­la memo­ria col­let­ti­va alla fia­ba dei fratel­li Grimm I musi­can­ti di Bre­ma. Qui si rac­con­ta di quat­tro ani­mali (asi­no, cane, gat­to, gal­let­to) che, stanchi del lavoro nel­la fat­to­ria, cer­cano di rag­giun­gere la grande cit­tà per diventare musicisti. Di Bre­mer­haven ci è noto che è il por­to di Bre­ma sul­la foce del Weser e che da qui par­tirono molti emi­granti europei in fuga dal­la mis­e­ria, alla ricer­ca di soluzioni di vita migliori nelle Americhe. Tra le due cit­tà, Bre­ma e Bre­mer­haven, si tro­va dunque Recht­en­fleth, il paesino sul Weser che ha dato i natali a Her­mann Allmers.

Figlio di gen­i­tori ben­es­tanti, il pic­co­lo Her­mann, data la prob­lem­at­i­ca situ­azione sco­las­ti­ca del tem­po, poté avvaler­si in casa di pre­cet­tori. Gra­zie all’istruzione rice­vu­ta e alla bellez­za del pae­sag­gio cir­costante, il pic­co­lo si dimostrò inter­es­sato alle scien­ze nat­u­rali, alla botan­i­ca, ma anche ai testi clas­si­ci, alla sto­ria in gen­erale e a quel­la del­la sua ter­ra in par­ti­co­lare. Cresci­u­to dunque in seno alla famiglia e guida­to da bravi inseg­nan­ti, Her­mann avvertì ad un cer­to pun­to il bisog­no di spin­gere lo sguar­do fuori dal suo ambi­ente e il padre gli con­cesse di viag­gia­re per l’Eu­ropa.

Durante questi suoi viag­gi egli ebbe modo di fare la conoscen­za di impor­tan­ti per­son­al­ità, come il ped­a­gogista e patri­o­ta tedesco F. L. Jahn, il  geografo Carl Rit­ter, lo stori­co F. T. Kugler. Dal­la loro fre­quen­tazione trasse sti­moli per con­tin­uare ad appro­fondire i suoi inter­es­si per le scien­ze e per l’arte. Su questi suoi sposta­men­ti egli scrisse relazioni o poe­sie, che spes­so com­par­i­vano sui gior­nali locali. Quan­do rag­giunse l’I­talia, ne rimase incan­ta­to e, qua­si sen­za ren­der­sene con­to, si mise a scri­vere dei ver­si ricor­dan­do quan­to vis­to.

Ober­i­tal­ien (Italia set­ten­tri­onale)

Le Alpi là e là gli Euganei; /// là Adi­ge e Po con orlo inverdi­to bene;

lagune là e schi­u­ma d’onde marine, /// in mag­i­ca bellez­za là i laghi tur­chi­ni.

E guar­da come attorno stan­no d’oro i sem­i­nati, /// nel men­tre sopra da tron­co a tron­co

s’i­nar­ca la vite. Oh dim­mi: hai tu in sog­no /// vedu­to già una ter­ra sì tan­to benedet­ta?

Beato popo­lo, cui toc­cò sim­i­le ter­ra! /// Quan­to tem­po in catene straniere sei sta­ta,

come splen­di­da sei tu di nuo­vo risor­ta!

Con­tento gri­do a te il mio salu­to e un evvi­va! /// Fiero chi­amo questo paese di nuo­vo tuo; /// ma che tu ne sei deg­no, mostrar lo vuoi.

La sul Nord Italia è una dichiarazione esplici­ta delle pas­sioni del gio­vane poeta: natu­ra e sto­ria.

                                                                             

A far mat­u­rare la pas­sione di Her­mann Allmers (1821–1902) nei riguar­di del­la natu­ra furono deci­sivi non solo i pae­sag­gi del paese natale in riva al Weser, ma anche quel­li vedu­ti durante i suoi viag­gi, di cui colse l’aspet­to pit­toresco e quel­lo stori­co, gli sce­nari nat­u­rali, il genere di veg­e­tazione e le tradizioni popo­lari del­la regione.

Negli anni ’40 Her­mann Allmers com­in­ciò a oper­are nel­l’am­bito del­l’istruzione popo­lare, fon­dan­do una com­pag­nia corale e una .

Nel 1849 il padre di Her­mann si spense, las­cian­do in ered­ità una vastis­si­ma tenu­ta al figlio uni­co, che ne assunse la direzione, seguen­do per­sonal­mente il lavoro dei campi. Non smise tut­tavia di viag­gia­re.

Fu più volte sulle Alpi nel 1856 e mise a frut­to le sue conoscen­ze e i suoi stu­di in ambito nat­u­ral­is­ti­co tan­to da pub­bli­care nel 1858 Marschen­buch. Land- und Volks­bilder aus den Marschen der Weser und Elbe (Libro di cor­si d’ac­qua. Immag­i­ni di pae­sag­gi e di gente, dei cor­si del Weser e del­l’El­ba). Una rac­col­ta di bal­late e descrizioni di pae­sag­gi del­la Ger­ma­nia del Nord, piacev­ole per la sua vivac­ità agreste.

Sem­pre nel 1858 Allmers intrap­rese il suo viag­gio più impor­tante, e anche più lun­go, in Italia, dove rimase quindi­ci mesi. Qui i richi­a­mi del­la natu­ra, del­la sto­ria e del­l’arte non pote­vano non ammaliar­lo. Quan­do, per esem­pio, sostò a Verona, fu col­pi­to in pri­mo luo­go dal­l’an­fiteatro romano sit­u­a­to nel cen­tro stori­co. Era sta­to costru­ito con bloc­chi di mar­mo ben squa­drati nel I sec­o­lo d.C. Dai suoi gra­di­ni più ele­vati, alza­ti gli occhi, Her­mann vide la cit­tà incor­ni­ci­a­ta in lon­tanan­za dalle Alpi, troneg­gianti alle spalle del Castel­lo di Teodori­co, re dei Goti.  Così almeno trat­teggia la cit­tà in una lir­i­ca.

Verona

Prodot­ta da pos­sen­ti riquadri, rossi, // s’el­e­va del­l’an­fiteatro la vec­chia strut­tura; // dal­l’al­to tu vedi lon­tano l’az­zur­ro del­l’Alpi // e là il castel­lo del goto Teodori­co.

Chiese molto vec­chie e la tom­ba dei mor­ti // Scaligeri, che qui bru­tali e scal­tri //

e d’an­i­mo vio­len­to, bel­li­cosi, sfre­nati e rudi // il loro scettro agi­tarono, spi­etati tiran­ni.

In un gia­rdi­no mor­mora­vano però sommes­si // gli alti cipres­si, col­or verde scuro //

e can­tic­chi­a­vano una dolce aria d’al­tri tem­pi.

Risuona così dolce ma anche così tetro, // è un tim­bro che non scor­di più, — //

il can­to d’amore di Romeo e Giuli­et­ta.

Allmers per­corse l’I­talia in lun­go e in largo. Fu a Venezia, da lui descrit­ta col ven­ti­cel­lo che la sfio­ra piano piano, men­tre le onde sus­sur­ra­no ai suoi palazzi per tut­to il giorno tristi nenie. Ma quan­do la cam­pana suona al vespro e la notte scende sul mare con la luna, allo­ra la cit­tà tor­na a essere come ai vec­chi tem­pi, quan­do luci e musi­ca inon­da­vano piaz­za San Mar­co e il gon­do­liere inton­a­va teneri can­ti.

Il poeta tedesco sog­giornò anche a Ischia, dove rimase una set­ti­mana cam­mi­nan­do per tut­ta l’iso­la in com­pag­nia d’un ami­co. Vis­itò Napoli, scalò il Vesu­vio, si recò a Capri, facen­do espe­rien­ze diverse in mez­zo alla natu­ra. La sos­ta più lun­ga fu però a Roma, cit­tà alla quale dedicò il libro dal tito­lo Römis­che Schlen­dertage (Gior­nate in giro per Roma).

A Roma Her­mann Allmers rac­colse attorno a sé artisti di orig­ine tedesca con i quali si incon­tra­va in un caf­fè di Piaz­za Colon­na. Le impres­sioni che ricavò dal­la vita romana furono da lui rac­con­tate, con anno­tazioni spes­so fres­che e sim­patiche, nel libro Römis­che Schlen­dertage.

Lo scrit­to sarà uti­liz­za­to suc­ces­si­va­mente come gui­da da molti Tedeschi in giro per la cap­i­tale d’I­talia. L’es­pe­rien­za in Italia fu tale da spinger­lo a scri­vere una poe­sia ded­i­ca­ta al nos­tro Bel­paese, splen­di­do, a suo avvi­so, per l’al­loro sem­pre verde per artisti e poeti, anche se i reg­ni e le coro­ne cadono. E Her­mann lo pote­va ben dire dopo avervi sog­gior­na­to per più di un anno e dopo aver conosci­u­to l’ap­prez­za­men­to di vir­tu­osi del­l’arte e di let­terati.

Italia

Italia, paese del­la mag­nif­i­cen­za! Come sarebbe bel­lo abitare qui!” — // Così gri­da­vano già in tem­pi remoti i Cim­bri e i Teu­toni.

Italia, paese del sole! Qui ci illu­min­erà la gioia!” — // Così gri­da­vano acce­si di voglia di errare i Goti e i Van­dali.

Italia sii la meta dei viag­gi! Su, sor­tite via da lì! // Il Nord mette le ali alla nos­tra bar­ca!” — Così gri­da­vano i Nor­man­ni.

Italia! Là pres­so il fiume Tevere ci salu­ta la san­ta coro­na! // Segui­te il vostro Re! Su, a Roma” — risuon­a­va spes­so dai troni tedeschi

Italia!” suona migli­a­ia di volte, “Viva chi vi entra!” — // Così grid­er­an­no fino al giorno del giudizio gli artisti e i poeti.

Gli artisti e i poeti solo, che sep­pero creare, // gli altri sono mes­ta­mente andati in rov­ina in atrio straniero.

La schiera di artisti e poeti, che felice ritornò, // ci pre­sen­tò qualche opera ele­va­ta e alcu­ni can­ti ele­vati.

Il sen­so di artisti e poeti non sta­va dietro a coro­ne d’oro, // del­l’al­loro il nobile pre­mio dove­va ripa­gare le loro opere.

I reg­ni e le coro­ne là — - fran­tu­mati e calpes­ta­ti, // ma l’al­loro verdeg­gia sem­pre per gli artisti e i poeti.

Ques­ta lir­i­ca di Allmers non sarà par­ti­co­lar­mente ispi­ra­ta, ma esprime in modo sin­cero il suo giudizio per una ter­ra lon­tana dal­la sua, a liv­el­lo pae­sag­gis­ti­co e a liv­el­lo artis­ti­co.  

L’I­talia è per lui un paese spe­ciale, da vis­itare in ogni sin­go­lo ango­lo, per­ché ogni sin­go­lo bor­go, ogni sin­go­la con­tra­da offre al vis­i­ta­tore mirabili mer­av­iglie. Non può per­tan­to non incantare soprat­tut­to gli artisti, gli scrit­tori e i poeti, per i quali sem­pre verde resterà l’al­loro, nonos­tante muti­no le con­dizioni politiche.Tor­na­to in Ger­ma­nia dopo il viag­gio in Italia, forse ispi­ra­to da quan­to vis­to durante le numerose passeg­giate, Her­mann Allmers (1821–1902) decise di trasfor­mare la sua casa e lo spazioso gia­rdi­no, affi­dan­dosi ai con­sigli di ami­ci artisti, dec­o­ra­tori, scul­tori. Alzò la parte abi­ta­ti­va facen­do dec­o­rare la fac­cia­ta allo scul­tore Diedrich Kropp. Trasfor­mò poi l’in­ter­no sec­on­do il suo sen­tire, cre­an­do una stan­za ‘romana’, in cui espose calchi di antiche scul­ture, e una sala dei fiu­mi, dove espose quadri di pit­tori illus­tra­tori dei pae­sag­gi del­la cos­ta tedesca del Mare del Nord. La sua inten­zione era di creare un cen­tro di for­mazione stori­co-artis­ti­ca per il suo paese, tan­to che, finché visse, las­ciò vis­itare lib­era­mente la sua casa.

Nel 1889 Allmers prese parte atti­va a dis­cus­sioni pub­bliche rel­a­tive alla costruzione di chiese neogotiche, a sosteg­no del Cat­e­chis­mo luter­a­no vali­do fin dal 1790 e con­tro pre­viste inno­vazioni. Sostenne e finanz­iò opere d’arte. S’in­con­trò rego­lar­mente con poeti, pit­tori, redat­tori, grafi­ci, con cui ebbe anche scam­bi epis­to­lari.

Nel­la sua casa sono con­ser­vate almeno 11.000 let­tere sia di pre­mi Nobel sia di sem­pli­ci pri­gion­ieri. Fu ami­co, sosten­i­tore e divul­ga­tore del­l’arte e del­la cul­tura del suo paese, fon­dan­do asso­ci­azioni cul­tur­ali esisten­ti ancor oggi, con più di 1.500 mem­bri. Ottenne numerosi riconosci­men­ti, tra cui la Lau­rea hon­oris causa in filosofia del­l’u­ni­ver­sità di Hei­del­berg e a lui sono inti­to­late scuole e vie in diverse local­ità del­la Ger­ma­nia del Nord. La Fon­dazione-Her­mann-Allmers di Recht­en­fleth si occu­pa del­la memo­ria, del lasc­i­to e del­l’u­ti­liz­zo muse­ale del­la casa del poeta.

Quan­to alla for­tu­na di Her­mann Allmers, non si può negare che, se fu uno scrit­tore ben noto ver­so la fine del XIX sec­o­lo per le sue opere in prosa e in poe­sia, oggi è ricorda­to solo nel­la Ger­ma­nia nord-occi­den­tale. Il suo libro sulle Gior­nate a zon­zo per Roma ha avu­to fino­ra dod­i­ci edi­zioni ed è con­sid­er­a­to la gui­da per i viag­gi in Italia più dif­fusa in lin­gua tedesca dopo il Viag­gio in Italia di Goethe.

Due sue poe­sie furono musi­cate da Johannes Brahms: Feldein­samkeit (Soli­tu­dine dei campi) [op. 86 Nr. 2] e Spätherb­st (Tar­do autun­no) [op. 92 Nr. 2]. I loro titoli esp­ri­mono per­fet­ta­mente l’amore del poeta per la natu­ra.

A con­clu­sione del­la ricer­ca su questo scrit­tore tedesco dell’800 ripor­ti­amo la poe­sia che egli scrisse per il lago di Gar­da, dove anco­ra una vol­ta l’oc­chio del poeta coglie le bellezze del­la natu­ra, le col­ture tipiche e la gente che vi abi­ta.

Viag­gio sul lago di Gar­da

Si erge a sin­is­tra fiero il Monte , // quan­do dal­la bel­la spi­ag­gia di Riva ti stac­chi; // a destra un impetu­oso tor­rente scros­cia da erta parete, // da cui fichi e olivi fan cen­ni di salu­to.

Repente poi a Pun­ta Vig­ilio prende a degradare // la riva, qua­si ter­ra piana diven­ta, // ma rende bel­la ora una ric­ca verde fas­cia, // da cui rilu­cono bianche ville e pae­si.

E pesca­tori sostano, ragazzi semi­nu­di sono ste­si // là tra la sab­bia nel­la rossa calu­ra asso­la­ta, //

così ambrati e bel­li, come Muril­lo li pit­tura.

Intan­to snelle model­late barche don­dolano // piene d’in­can­to e grazia sul­l’az­zur­ro flut­to, // e tut­to ter­so e ful­gente si schiara attorno. 

Pia Dusi 

Pri­ma pub­bli­cazione il: 3 July 2018 @ 16:26

Parole chiave: - - - -