100 capolavori raccontano l’incanto della città che ha rappresentato, più di ogni altra, un mito intramontabile nell’immaginario collettivo

Lo splendore di Venezia” a Palazzo Martinengo di Brescia. Canaletto, Bellotto, Guardi e i vedutisti dell’Ottocento

22/01/2016 in Attualità
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Di Redazione
  a Bres­cia con­fer­ma e raf­forza la pro­pria pre­sen­za all’interno del panora­ma artis­ti­co ital­iano con una nuo­va espo­sizione ded­i­ca­ta agli incan­ti di Venezia, la cit­tà che nei sec­oli ha affas­ci­na­to gen­er­azioni di artisti.
Non si è anco­ra spen­ta la eco del suc­ces­so del­la mostra “Il cibo nell’Arte dal Sei­cen­to a Warhol” con oltre 40.000 vis­i­ta­tori, che l’Associazione Ami­ci di Palaz­zo Mar­ti­nen­go è già al lavoro per orga­niz­zare il nuo­vo even­to, in pro­gram­ma dal 23 gen­naio al 12 giug­no 2016, dal tito­lo “Lo splen­dore di Venezia. Canalet­to, Bel­lot­to, Guar­di e i vedutisti dell’Ottocento”, che cele­br­erà la cit­tà ital­iana che più di ogni altra è sta­ta, ed è anco­ra oggi, un mito intra­montabile nell’immaginario col­let­ti­vo.
L’iniziativa, cura­ta da Davide Dot­ti, col patrocinio del­la Provin­cia di Bres­cia, pre­sen­terà oltre cen­to cap­ola­vori di Canalet­to, Bel­lot­to, Guar­di e dei più impor­tan­ti vedutisti del XVIII e XIX sec­o­lo, prove­ni­en­ti da collezioni pub­bliche e pri­vate, ital­iane e internazionali.Per la pri­ma vol­ta, l’analisi del filone icono­grafi­co pas­sato alla sto­ria col nome di ‘Vedutismo’, non si esaurirà con l’esperienza di Francesco Guar­di, ma pros­eguirà anche lun­go i decen­ni del XIX sec­o­lo.

Le vedute ideate dai pit­tori, popo­late da mac­chi­ette in cos­tu­mi d’epoca e dai per­son­ag­gi del­la Com­me­dia dell’Arte, diven­tano spes­so cor­ni­ci alle famose feste veneziane del Reden­tore, del­la Rega­ta Stor­i­ca, del­la Sen­sa e del Carnevale ani­ma­to dalle tradizion­ali maschere.

Il per­cor­so espos­i­ti­vo, ordi­na­to crono­logi­ca­mente, sarà inau­gu­ra­to dalle sug­ges­tioni dell’olandese Gas­par Van Wit­tel e da quelle del friu­lano Luca Car­l­evar­i­js che apri­ran­no la stra­da allo stra­or­di­nario tal­en­to di Canalet­to, cui sarà ded­i­ca­ta la sec­on­da sezione. Qui, le sue vedute dialogher­an­no con quelle del padre Bernar­do Canal e del nipote Bernar­do Bel­lot­to.

A seguire, saran­no pro­posti i lavori dei mag­giori autori del sec­on­do e ter­zo quar­to del Set­te­cen­to, in cui agli ital­iani Michele Mari­eschi, Francesco Albot­to, Anto­nio Gno­li, Jacopo Fab­ris, saran­no affi­an­cati lo svedese Johan Richter e l’inglese William James.

La sedu­cente bellez­za del­la Venezia di Canalet­to diven­ta un luo­go vago e remo­to nelle opere che Francesco Guar­di real­iz­zò nel­la sec­on­da metà del XVIII sec­o­lo. La lun­ga parabo­la artis­ti­ca del mae­stro, tes­ti­mo­ni­a­ta in rasseg­na attra­ver­so una deci­na di opere, si con­den­sa nell’espressione pit­tor­i­ca di una cit­tà qua­si fan­tomat­i­ca, vista in dis­sol­ven­za tra bagliori lumi­nosi e indis­tin­ti aloni di col­ore che pre­ludono alla pit­tura mod­er­na.

Il friu­lano Giuseppe Bernardi­no Bison, nato a Pal­mano­va nel 1762 e mor­to a Milano nel 1844, inter­pre­tan­do in maniera orig­i­nale sec­on­do i canoni esteti­ci del­la nuo­va sen­si­bil­ità roman­ti­ca la tradizione del Grand Siè­cle — di Canalet­to e di Guar­di in prim­is — assunse il ruo­lo di traghet­ta­tore del Vedutismo dal XVIII al XIX sec­o­lo. La figu­ra di Bison, di cui saran­no pre­sen­tati diver­si lavori inedi­ti frut­to di recen­ti ritrova­men­ti in collezioni pri­vate, ver­rà mes­sa a con­fron­to con quel­la di altri impor­tan­ti artisti del­la pri­ma metà del­l’Ot­to­cen­to quali Vin­cen­zo Chilone, Gio­van­ni Migliara, Giuseppe Bor­sato, Francesco Moja e Giuseppe Canel­la che, inven­tan­do inedite ango­la­ture, atmos­fere e con­testi, rin­no­varono l’im­mag­ine del­la Serenis­si­ma attual­iz­zan­dola e arric­chen­dola di det­tagli che esp­ri­mono lo spir­i­to del loro tem­po.
Nel­l’ul­ti­ma sezione, dopo due sale ded­i­cate rispet­ti­va­mente ai mem­bri del­la famiglia Grubacs e a Ippoli­to Caf­fi, s’incontreranno i dip­in­ti real­iz­za­ti nel­la sec­on­da metà del XIX sec­o­lo da Lui­gi Quer­e­na, Francesco Zanin, Gugliel­mo Cia­r­di, Pietro Fra­gia­co­mo e altri anco­ra che per­pet­u­arono il fas­ci­no intra­montabile di Venezia fino ai con­fi­ni del­l’e­poca mod­er­na. Sarà pre­sen­ta­ta anche una raris­si­ma Venezia di gran­di dimen­sioni del mae­stro bres­ciano Ange­lo Ingan­ni, risalente al 1839, che immor­ta­la Piaz­za San Mar­co ani­ma­ta da spigli­ate mac­chi­ette in cos­tu­mi d’e­poca.
Non mancherà, all’interno del per­cor­so espos­i­ti­vo, una sezione, dal tito­lo Venezia nel­lo spec­chio di rame, nel­la quale si potrà ammi­rare una serie di raf­fi­nate inci­sioni di Canalet­to, Michele Mari­eschi, Anto­nio Visen­ti­ni, Anto­nio San­di e Giambat­tista Brus­tolon, spe­cial­isti del­la tec­ni­ca del­l’ac­quaforte e del buli­no che, gra­zie alla tiratu­ra in più esem­plari, ha con­tribuito a dif­fondere l’im­mag­ine del­la Serenis­si­ma in tut­ta Europa.
A con­clu­sione, Venezia teatro del­la vita pro­por­rà dip­in­ti con scene di vita quo­tid­i­ana ambi­en­tate in campi e campiel­li, tra le cal­li e i canali del­la cit­tà.
Sul­la scor­ta degli oltre 20.000 stu­den­ti che han­no vis­i­ta­to la mostra Il Cibo nel­l’Arte, anche per Lo splen­dore di Venezia, l’Associazione Ami­ci di Palaz­zo Mar­ti­nen­go pro­por­rà per le scuole una ric­ca offer­ta didat­ti­ca riv­ol­ta a tutte le clas­si di ogni ordine e gra­do, che con­s­ta di 7 lab­o­ra­tori e 6 per­cor­si tem­ati­ci con­dot­ti da oper­a­tori spe­cial­iz­za­ti.
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