Lo Splendore di Venezia rivive a Palazzo Martinengo

29/01/2016 in Mostre
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Di Luca Delpozzo

Palaz­zo Mar­ti­nen­go, a Bres­cia, con­fer­ma e raf­forza la pro­pria pre­sen­za all’interno del panora­ma artis­ti­co ital­iano con un’esposizione ded­i­ca­ta agli incan­ti di Venezia, la cit­tà che nei sec­oli ha affas­ci­na­to gen­er­azioni di artisti.

Dopo il suc­ces­so del­la mostra “Il cibo nell’Arte dal Sei­cen­to a Warhol” con oltre 40.000 vis­i­ta­tori, l’Associazione Ami­ci di pro­pone un nuo­vo even­to, in pro­gram­ma dal 23 gen­naio al 12 giug­no 2016, dal tito­lo “Lo splen­dore di Venezia. Canalet­to, Bel­lot­to, Guar­di e i vedutisti dell’Ottocento”, che cele­br­erà la cit­tà ital­iana che più di ogni altra è sta­ta, ed è anco­ra oggi, un mito intra­montabile nell’immaginario col­let­ti­vo.

L’iniziativa, cura­ta da Davide Dot­ti, col patrocinio del­la Provin­cia di Bres­cia e del Comune di Bres­cia, pre­sen­terà oltre cen­to cap­ola­vori di Canalet­to, Bel­lot­to, Guar­di e dei più impor­tan­ti vedutisti del XVIII e XIX sec­o­lo, prove­ni­en­ti da collezioni pub­bliche e pri­vate, ital­iane e inter­nazion­ali.

Per la pri­ma vol­ta, l’analisi del filone icono­grafi­co pas­sato alla sto­ria col nome di ‘Vedutismo’, non si esaurirà con l’esperienza di Francesco Guar­di, ma pros­eguirà anche lun­go i decen­ni del XIX sec­o­lo.

Le vedute ideate dai pit­tori, popo­late da mac­chi­ette in cos­tu­mi d’epoca e dai per­son­ag­gi del­la Com­me­dia dell’Arte, diven­tano spes­so cor­ni­ci alle famose feste veneziane del Reden­tore, del­la Rega­ta Stor­i­ca, del­la Sen­sa e del ani­ma­to dalle tradizion­ali maschere.

Il per­cor­so espos­i­ti­vo, ordi­na­to crono­logi­ca­mente, prende avvio con le sug­ges­tioni dell’olandese Gas­par Van Wit­tel e da quelle del friu­lano Luca Car­l­evar­i­js, padri nobili del vedutismo veneziano che aprirono la stra­da allo stra­or­di­nario tal­en­to di Canalet­to, cui sarà ded­i­ca­ta la sec­on­da sezione. Qui, le sue vedute dialogano con quelle del padre Bernar­do Canal, del nipote Bernar­do Bel­lot­to e del mis­te­rioso Lyon Mas­ter, artista atti­vo nel­la bot­te­ga di Canalet­to sul finire del quar­to decen­nio del XVIII sec­o­lo.

A seguire, saran­no pro­posti i lavori dei mag­giori vedutisti attivi nel sec­on­do e ter­zo quar­to del Set­te­cen­to: Michele Mari­eschi, Anto­nio Joli, Apol­lo­nio Domeni­chi­ni e Anto­nio Stom e lo svedese Johan Richter.

La sedu­cente bellez­za del­la Venezia di Canalet­to diven­ta un luo­go vago e remo­to nelle opere che Francesco Guar­di real­iz­zò nel­la sec­on­da metà del XVIII sec­o­lo. La lun­ga parabo­la artis­ti­ca del mae­stro, tes­ti­mo­ni­a­ta in rasseg­na attra­ver­so alcu­ni cap­ola­vori del­la pro­duzione matu­ra, si con­den­sa nell’espressione pit­tor­i­ca di una cit­tà qua­si fan­tomat­i­ca, vista in dis­sol­ven­za tra bagliori lumi­nosi e indis­tin­ti aloni di col­ore che pre­ludono alla pit­tura mod­er­na.

Il friu­lano Giuseppe Bernardi­no Bison, nato a Pal­mano­va nel 1762 e mor­to a Milano nel 1844, inter­pre­tan­do in maniera orig­i­nale sec­on­do i canoni esteti­ci del­la nuo­va sen­si­bil­ità roman­ti­ca la tradizione del Grand Siè­cle — di Canalet­to e di Guar­di in prim­isassunse il ruo­lo di traghet­ta­tore del vedutismo dal XVIII al XIX sec­o­lo. La figu­ra di Bison, di cui sono pre­sen­tati diver­si lavori inedi­ti frut­to di recen­ti ritrova­men­ti in collezioni pri­vate, è mes­sa a con­fron­to con quel­la di altri impor­tan­ti artisti del­la pri­ma metà dell’Ottocento quali Vin­cen­zo Chilone, Gio­van­ni Migliara, Giuseppe Bor­sato, Francesco Moja e Giuseppe Canel­la che, inven­tan­do inedite ango­la­ture, atmos­fere e con­testi, rin­no­varono l’immagine del­la Serenis­si­ma attual­iz­zan­dola e arric­chen­dola di det­tagli che esp­ri­mono lo spir­i­to del loro tem­po.

Nell’ultima sezione, dopo due sale ded­i­cate rispet­ti­va­mente ai mem­bri del­la famiglia Grubacs e a Ippoli­to Caf­fi, si incon­tra­no dip­in­ti real­iz­za­ti nel­la sec­on­da metà del XIX sec­o­lo da Lui­gi Quer­e­na, Francesco Zanin, Gugliel­mo Cia­r­di, Pietro Fra­gia­co­mo e altri anco­ra che per­pet­u­arono il fas­ci­no intra­montabile di Venezia fino ai con­fi­ni dell’epoca mod­er­na. E’ pre­sente anche una raris­si­ma Venezia di gran­di dimen­sioni del mae­stro bres­ciano Ange­lo Ingan­ni, fir­ma­ta e data­ta 1839, che immor­ta­la Piaz­za San Mar­co ani­ma­ta da spigli­ate mac­chi­ette in cos­tu­mi d’epoca.

Nel­la sezione Venezia rif­lessa nel rame, si tro­va una serie di inci­sioni di Canalet­to, Mari­eschi e Visen­ti­ni, spe­cial­isti del­la tec­ni­ca dell’acquaforte che, gra­zie all’ampia tiratu­ra delle stam­pa, ha con­tribuito a dif­fondere l’immagine del­la Serenis­si­ma in tut­ta Europa. Chi­ude la mostra Venezia teatro del­la vita, sezione ded­i­ca­ta a dip­in­ti con scene di vita quo­tid­i­ana ambi­en­tati in campi e campiel­li, tra le cal­li e i canali del­la cit­tà.

All’interno del per­cor­so espos­i­ti­vo, il pub­bli­co può ammi­rare una raf­fi­na­ta selezione di vetri di Mura­no cre­a­ta dall’artista Maria Grazia Rosin, tra cui l’installazione Gela­tine Lux espos­ta alla 53a Bien­nale d’Arte di Venezia.

Sul­la scor­ta degli oltre 20.000 stu­den­ti che han­no vis­i­ta­to la mostra “Il Cibo nell’Arte”, anche per “Lo splen­dore di Venezia”, l’Associazione Ami­ci di Palaz­zo Mar­ti­nen­go pro­pone per le scuole una ric­ca offer­ta didat­ti­ca riv­ol­ta a tutte le clas­si di ogni ordine e gra­do, che con­s­ta di sette lab­o­ra­tori e sei per­cor­si tem­ati­ci con­dot­ti da oper­a­tori spe­cial­iz­za­ti.

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