Incontro con i tecnici della Regione e gli esperti nella sede della polizia provinciale

L’orso c’è e vaga. «Ora impariamola convivenza»

12/10/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Paolo Mozzo

Regole di buon vic­i­na­to. Poche, chiare e nec­es­sarie. Soprat­tut­to se il con­do­minio è il Bal­do e l’ultimo inquili­no è un orso. La riu­nione tec­ni­ca, nel­la sede del­la Polizia provin­ciale, si chi­ude con un vade­me­cum per gli agen­ti e la certez­za di dovere avviare al più presto una cam­pagna di infor­mazione. Sorveg­liare e spie­gare. «La con­viven­za con l’uomo è pos­si­bile, adesso anche la mon­tagna veronese ha una ric­chez­za in più», garan­tisce Clau­dio Groff del Servizio fau­nis­ti­co trenti­no, coor­di­na­tore delle attiv­ità legate alla pre­sen­za dei planti­gra­di. Che, da quelle par­ti, sono ormai poco più di una venti­na. E sfor­nano cuccioli.L’incontro dura ore. Ne esce un pro­to­col­lo, «tara­to» a misura di ogni sce­nario. «I seg­nali sono con­for­t­an­ti», spie­ga Sonia Caldero­la, vet­eri­nar­ia dell’Unità di prog­et­to cac­cia e pesca del­la Regione. «Un solo episo­dio di predazione in qua­si tre mesi e pochi avvis­ta­men­ti depon­gono a favore di un ani­male schi­vo, tran­quil­lo. Da non dis­tur­bare». «Questo», aggiunge Ivano Con­for­ti­ni, biol­o­go alla gui­da del medes­i­mo set­tore del­la Provin­cia, «è solo un ritorno dal pas­sato: il planti­gra­do era stori­ca­mente parte del­la fau­na baldense e il suo arri­vo chi­ude una sor­ta di “cer­chio” ambientale».La riu­nione inter­re­gionale include anche i rap­p­re­sen­tan­ti dei Cor­pi fore­stali (statale e locale) e di Vene­to agri­coltura, L’intesa sulle pro­ce­dure oper­a­tive è facile, come la con­statazione di quan­to l’orso sia «com­pat­i­bile col ter­ri­to­rio» (Con­for­ti­ni). Il tim­o­re comune è lega­to, sem­mai, a una percezione sbagli­a­ta del­la sua pre­sen­za da parte degli umani: un planti­gra­do può anche fare dan­ni. «Ma ogni seg­nalazione», inter­viene Davide Zeli, coman­dante del­la polizia provin­ciale, «è vagli­a­ta e, se accer­ta­ta, la Regione ci for­nisce i fon­di per il risarcimento».L’orso («In atte­sa delle anal­isi sul Dna», spie­ga Caldero­la, «si può ipo­tiz­zare un esem­plare gio­vane») intan­to vaga. Las­cia zam­pate intorno a una poz­za (ver­sante Gar­da) e, pare, anche seg­ni su una briglia idri­ca del Cor­po fore­stale regionale. Può per­cor­rere decine di chilometri in un giorno (o una notte); per gli umani, di fat­to, res­ta poco più di un fan­tas­ma, poco inter­es­sato agli incon­tri ravvi­c­i­nati. Un vici­no «orso», per davvero.«Meglio così», chiosa a fine riu­nione Kather­ine Coz­za, agente con lau­rea e mas­ter ambi­en­tali ed espe­rien­za pluri­en­nale dell’etologia dei planti­gra­di, dall’Abruzzo all’Adamello Brenta. «Meno si fa vedere e meno rumore ha intorno meglio è per tut­ti». Ovvero: inutile (dan­noso, peri­coloso) cer­car­lo. «Ho pas­sato gior­nate sulle sue trac­ce sull’Appennino, sen­za mai incon­trar­lo. Poi mag­a­ri una passeg­gia­ta e te lo vedi sul sentiero…»Il codice di azione, frut­to del­la riu­nione inter­re­gionale, mette le guardie in con­dizione di agire, con pre­ci­sione, sul piano oper­a­ti­vo e buro­crati­co. «Ora l’importante», con­cor­dano tut­ti, «è spie­gare, sen­za enfasi e con onestà, la realtà ai cit­ta­di­ni, ai Comu­ni coin­volti, alle asso­ci­azioni vena­to­rie e ambi­en­tali». «Su questo», dicono Zeli e Con­for­ti­ni, «ci con­cen­tr­ere­mo». «È la chi­ave di tut­to», con­cor­da Calderola.L’orso, intan­to, vaga tra i due ver­san­ti. Tra poco si saprà dalle trac­ce se entr­erà in letar­go o passerà l’inverno a spas­so. È un tipo schi­vo, l’ultimo inquili­no del con­do­minio Bal­do. Buon per lui.

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