Lo studioso Zorzin: «I rilievi più interessanti in Lessinia, ma la diffusione non fu solo in quell’area»

L’orso da sempre sul Baldo:«C’era anche 35mila anni fa»

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Di Luca Delpozzo
B.B.

L’orso bruno, quel­lo che quest’anno è com­par­so sul , non ha fat­to che tornare alla sua anti­ca casa. A Fer­rara di Monte Bal­do e anche ad Avio di Tren­to, quin­di sem­pre nell’ «Hor­tus Europae», sog­giornò infat­ti cir­ca 35 mila anni fa il «cug­i­no», Ursus spelaeus , noto come orso delle cav­erne, il cui scheletro è sta­to ricostru­ito e può essere vis­to nel­la sala del Qua­ter­nario al piano ter­ra del civi­co di sto­ria nat­u­rale di Verona.Nel Pleis­tocene questo ani­male abita­va però soprat­tut­to in Lessinia, dove, da cinque anni, l’équipe di Rober­to Zorzin, con­ser­va­tore del­la sezione di geolo­gia e pale­on­tolo­gia, sta por­tan­do avan­ti un’importante cam­pagna di sca­vo. Ogni anno si sca­va tra novem­bre e dicem­bre e tra qualche giorno si ricom­in­cia. Si lavo­ra nel­la grot­ta infe­ri­ore dei Covoli di Velo, dove sono sta­ti fino­ra recu­perati oltre 2000 resti attribuiti appun­to all’orso delle caverne.«Ma gli orsi sono ani­mali erran­ti», pre­cisa Zorzin. «E il fat­to che i giaci­men­ti più impor­tan­ti siano a Velo non sig­nifi­ca che l’Ursus spelaeus, che per un cer­to peri­o­do con­visse con l’orso bruno e poi si estinse, non vivesse anche altrove». Anzi. Se nel Pleis­tocene tro­vò qui l’habitat a lui più con­sono, altri giaci­men­ti sono sta­ti trovati negli anni ‘90 in varie zone del­la provin­cia e anche sul Monte Bal­do. «Del mate­ri­ale è sta­to rin­venu­to in un arso (frat­tura riem­pi­ta d’argilla ove spes­so si trovano sel­ci o resti ossei ndr) in local­ità Orsa o Orsia a Fer­rara di Monte Bal­do e ad Avio nel­la “Grot­ta dei pip­istrel­li” a 1050 metri di alti­tu­dine», fa sapere l’esperto.Lo sca­vo che sta in ogni caso dan­do più sod­dis­fazione è quel­lo ai Covoli di Velo. «Questo sis­tema car­si­co è for­ma­to da tre cav­ità prin­ci­pali», spie­ga Zorzin, «e da altre minori sit­u­ate nel­la Valle del Covo­lo, tra Velo e Sel­va di Prog­no, a un’altitudine tra gli 860 e gli 890 metri». Fin dal 1700 questo com­p­lesso car­si­co è sta­to ogget­to d’interesse da parte d’illustri per­son­ag­gi e nat­u­ral­isti verone­si, che stu­di­arono gli anfrat­ti e i reper­ti qui raccolti.E sull’orso, Zorzin pre­cisa: «Le infor­mazioni rica­vate dalle varie anal­isi per­me­t­tono di cal­co­lare il numero d’individui, di divider­li in clas­si d’età, di sta­bilire il dimor­fis­mo ses­suale, di con­frontare i dati di ques­ta popo­lazione d’orsi delle cav­erne con quel­li pre­sen­ti in altri anfrat­ti d’Italia e/o d’Europa». Gra­zie a uno stu­dio sulle ossa lunghe si deduce che il numero min­i­mo di orsi delle cav­erne nel­la grot­ta infe­ri­ore fos­se di cir­ca 90 indi­vidui, il 57 per cen­to cuc­ci­oli, il 24 gio­vani, il 19 adul­ti. Il peri­o­do pale­oam­bi­en­tale appare l’ultimo Glaciale.Ecco la car­ta d’identità dell’ Ursus spelaeus, un bestione, di dimen­sioni uguali se non supe­ri­ori a quelle del più grande orso del Nord Amer­i­ca, il Griz­zly. Era lun­go oltre due metri e alto un metro e mez­zo al gar­rese. Il cranio era allun­ga­to a fronte alta con cres­ta sagit­tale molto ril­e­va­ta. La den­tatu­ra era carat­ter­iz­za­ta da pre­mo­lari ridot­ti, tal­vol­ta i pre­mo­lari ante­ri­ori man­ca­vano, men­tre era­no pre­sen­ti molari, larghi e robusti con numerose pic­cole cus­pi­di. I cani­ni pre­sen­ta­vano for­ma con­i­ca ed era­no svilup­pati, a dis­pet­to di una dieta preva­len­te­mente vegetariana.L’orso bruno ha carat­ter­is­tiche sim­ili, anche se è molto più pic­co­lo. Ha comunque le stesse abi­tu­di­ni dell’antico cug­i­no: ama la mon­tagna, il cli­ma rigi­do, predilige il cibo a base di bac­che, frut­ta, miele e veg­e­tali anche se non dis­deg­na le carni come ha dimostra­to quest’estate, sul bal­do, divo­ran­do alcu­ni agnelli.

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