Nove imbarcazioni si sono battute nella gara organizzata dall’Arilicense Il ricavato dei 19 chilogrammi pescati sarà dato in beneficenza

Lucci d’oro per aiutare chi soffre

Di Luca Delpozzo
Peschiera del Garda

Nove imbar­cazioni, per un totale di 17 con­cor­ren­ti, si sono dis­pu­tati la terza edi­zione del tro­feo «Luc­cio d’Oro», la man­i­fes­tazione volu­ta ed orga­niz­za­ta dall’Aps Aril­i­cense e patro­ci­na­ta dal Comune. L’equipaggio Zanar­di­ni- Tin­ervia si è aggiu­di­ca­to il pri­mo pre­mio con kg. 7,060 di luc­cio; dietro di loro si sono piaz­za­ti But­turi­ni- Sig­nori e Bar­bi- Coz­zolot­to, rispet­ti­va­mente con kg. 4,540 e kg. 2,860 di pesca­to. Sig­nori si è aggiu­di­ca­to il tro­feo «Luc­cio d’Oro» con un luc­cio di Kg. 1,480. «Siamo feli­ci di come è anda­ta sot­to tut­ti i pun­ti di vista», ha com­men­ta­to Gio­van­ni Ver­ità, pres­i­dente del­l’Ar­il­i­cense, che con i suoi 42 soci ha orga­niz­za­to la gara, «a com­in­cia­re dal cli­ma che ci è sta­to favorev­ole: lago cal­mo, prati­ca­mente piat­to e sen­za piog­gia o ven­to, in prat­i­ca il migliore cam­po di gara pos­si­bile». «Il totale del pesca­to, 19 chilo­gram­mi, è sta­to mes­so all’asta subito dopo la stesura uffi­ciale delle clas­si­fiche e sarà l’amministrazione comu­nale a sta­bilire a chi devol­vere in benef­i­cen­za il rica­va­to; ma, al di là di questo aspet­to, sep­pure molto impor­tante», con­tin­ua Ver­ità, «è pos­i­ti­vo con­statare quan­ta pas­sione ci sia per la pesca e, in par­ti­co­lare come in questo caso, per quel­la alla traina, dove con­tano moltissi­mo sia la tec­ni­ca che la conoscen­za del lago e delle sue pro­fon­dità». L’arma del «Luc­cio d’Oro» è, infat­ti, la tir­lin­dana, un filo che rag­giunge la lunghez­za mas­si­ma di 80 metri cui sono attac­cati sino a 6 «cuc­chi­ai­ni» metal­li­ci, le par­ti­co­lari esche il cui scin­til­lio sul fon­do, imi­tan­do quel­lo dei pesci pic­coli, deve ingannare prede più gran­di, come il luc­cio appun­to, atti­ran­dole ver­so di sé. Ques­ta lenza è «piom­bata», con la dis­tribuzione di pesi indis­pens­abili per la sua bilan­ciatu­ra e per deter­minare la pro­fon­dità alla quale far­la lavo­rare. «L’abilità nel costru­ir­si la pro­pria Tir­lin­dana fa parte ormai del­la sto­ria e del­la cul­tura del­la pesca garde­sana», sot­to­lin­ea Gio­van­ni Ver­ità, «e anco­ra oggi sono molti i pesca­tori che lo fan­no; la loro abil­ità, poi, sta nel saper muo­vere sul fon­do questo filo, nel posizionarlo alla gius­ta pro­fon­dità; i nos­tri pesca­tori san­no dove trovare la «buca» gius­ta dove può esser­si rin­tana­to il luc­cio ed è lì che si dirigono». Così si sco­pre che l’equipaggio che si è aggiu­di­ca­to quest’anno il pri­mo pre­mio, per il quan­ti­ta­ti­vo di pesce por­ta­to a riva, ha sfrut­ta­to la fos­sa che c’è in local­ità For­naci, pro­fon­da cir­ca una quindic­i­na di metri. L’edizione 2002 del tro­feo «Luc­cio d’Oro» va in archiv­io con l’ot­ti­mo risul­ta­to di un totale di pesca­to supe­ri­ore a quel­lo del­lo scor­so anno. «E spe­ri­amo che il prossi­mo con­tinui su ques­ta stes­sa direzione, in modo da ren­dere la man­i­fes­tazione non solo sem­pre più inter­es­sante per i pesca­tori e gli appas­sion­ati ma anche», con­clude Ver­ità, «più utile per chi ha più bisog­no di noi».