Fino alla fine del mese vietate la cattura e la posa di particolari reti Le norme di protezione coinvolgono anche i pescatori professionisti

Lucci, ultimi giorni di libertà

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Di Luca Delpozzo

Da qualche anno, prob­a­bil­mente anche gra­zie alle mas­s­ic­cie immis­sioni effet­tuate dall’Amministrazione provin­ciale, il luc­cio è tor­na­to ad essere par­ti­co­lar­mente abbon­dante nel Gar­da. E’ dunque il momen­to di pen­sare alla sua sal­va­guardia, spe­cial­mente ora che è in fase ripro­dut­ti­va. Fino al 31 mar­zo è in vig­ore il divi­eto di pesca del luc­cio ( è scat­ta­to il 22 feb­braio) su tut­to il . Non si trat­ta però di una novità ma di una con­fer­ma. Già l’anno scor­so, infat­ti, con l’entrata in vig­ore del nuo­vo rego­la­men­to inter­provin­ciale sul­la pesca, era sta­to aumen­ta­to sig­ni­fica­ti­va­mente il peri­o­do di divi­eto di cat­tura del­la specie, pas­sato dai prece­den­ti 20 giorni ai 38 giorni attual­mente ricon­fer­mati. Ma una novità c’è: quest’anno, sem­pre nel peri­o­do com­pre­so fra il 22 feb­braio ed il 31 mar­zo, è sta­ta infat­ti vieta­ta oltre alla cat­tura del luc­cio anche la mes­sa in posa delle reti antana e antanel­lo nelle zone di lago pro­fonde meno di 10 metri e a una dis­tan­za infe­ri­ore a 100 metri dai can­neti. E’ la pri­ma vol­ta che sul lago di Gar­da viene isti­tu­ito un divi­eto di questo tipo e, con­seguente­mente, non è improb­a­bile che, dopo un’attenta val­u­tazione tec­ni­ca dei risul­tati ottenu­ti in ter­mi­ni di sal­va­guardia del­la specie nelle diverse local­ità, in futuro dovran­no essere appor­tate alcune mod­i­fiche a questo provved­i­men­to. Il provved­i­men­to mira a tute­lare la ripro­duzione del luc­cio, che avviene su bassi fon­dali in cor­rispon­den­za dei can­neti e in pre­sen­za di rigogliosa veg­e­tazione acquat­i­ca. Non va dimen­ti­ca­to comunque che queste reti cat­tura­no altre specie, come il pesce per­si­co e la tin­ca, che in questo peri­o­do stazio­nano sot­to i 15 metri e la cui pesca è con­sen­ti­ta dal­la nor­ma­ti­va in vig­ore. Sem­pre durante questo peri­o­do è inoltre vieta­to l’uso di ogni tipo di tir­lin­dana ad una dis­tan­za infe­ri­ore a 100 metri dal bat­tente dell’onda nel­la zona di lago a monte di Pun­ta San Vig­ilio e a una dis­tan­za infe­ri­ore a 500 metri dal bat­tente dell’onda a valle di Pun­ta San Vig­ilio, e comunque sem­pre in pre­sen­za di fon­dali di pro­fon­dità minore di 30 metri. «Nei con­fron­ti del luc­cio», pre­cisa l’assessore al Servizio tutela fau­nis­ti­co-ambi­en­tale, Camil­lo Pilati «la Provin­cia ha adot­ta­to in questi anni una serie di provved­i­men­ti e inter­ven­ti che han­no dato pos­i­tivi risul­tati. Le sem­i­ne sono state poten­zi­ate ed han­no coin­volto anche l’alto lago, in pas­sato com­ple­ta­mente abban­do­na­to; le norme di pro­tezione sono sig­ni­fica­ti­va­mente aumen­tate ed han­no inter­es­sato anche e soprat­tut­to i pesca­tori pro­fes­sion­isti, i quali han­no vis­to rad­doppi­are i giorni di divi­eto, aumentare la misura min­i­ma di cat­tura, ridurre l’uso delle reti speci­fiche per ques­ta specie». Nat­u­ral­mente non sono man­cati i prob­le­mi ma, for­tu­nata­mente, risul­tati alla fine non insu­per­abili. In più anche i pesca­tori dilet­tan­ti han­no dato, e con­tin­u­ano a dare, dicono gli esper­ti del­la Provin­cia, il loro con­trib­u­to alla pro­tezione di ques­ta specie, facen­dosi por­tav­oce nel­la propo­sizione di inter­ven­ti ges­tion­ali all’Amministrazione provinciale.

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