I Comuni non lo volevano, gli ambientalisti protestavano per quei 12 metri «vaganti» sul lago.
Lo Space Boat, discoteca, poi centro acquisti non c’è più ma demolirlo è costato 108mila euro

L’Ufo delle polemiche è un rottame

23/06/2007 in Attualità
Di Luca Delpozzo

È sta­to demoli­to lo «Space Boat», la costruzione gal­leg­giante che è sta­ta causa per anni delle ire degli ambi­en­tal­isti garde­sani. Una strut­tura di 1450 metri qua­drati di super­fi­cie, per ben 12 metri di altez­za, il tut­to dis­tribuito su tre piani.Lo ave­vano bat­tez­za­to, e tale sopran­nome gli era rimas­to appic­ci­ca­to, «l’Ufo gal­leg­giante»; ave­va trascor­so i suoi ulti­mi anni ormeg­gia­to nei pres­si del , uno dei più sug­ges­tivi angoli del lago di Gar­da. L’ultimo para­dos­so, a det­ta di molti. Non a caso la sua demolizione e lo smal­ti­men­to, per un cos­to com­p­lessi­vo di 108 mila euro, sono sta­ti finanziati dal con­sorzio dei Comu­ni del­la spon­da bres­ciana del Gar­da e del lago di Idro.«È la paro­la fine di una brut­ta sto­ria, inizia­ta nel giug­no 1988 gra­zie alla man­can­za di una leg­is­lazione davvero adat­ta a tute­lare la super­fi­cie del lago e dell’ambiente cir­costante», com­men­ta ora con sod­dis­fazione Man­lio Bom­pieri del Comi­ta­to per il Par­co delle . «A nul­la — ricor­da — valsero le proteste degli ambi­en­tal­isti; ci riv­ol­gem­mo ovunque, ma il prog­et­to venne por­ta­to a ter­mine anche gra­zie alla pro­tezione, potrem­mo dire una sor­ta di “scu­do spaziale”, for­ni­ta allo­ra dal Reg­istro ital­iano navale».«Furono pro­prio i Comu­ni, a com­in­cia­re da quel­lo di Sirmione, a osteggia­re l’attività itin­er­ante di ques­ta strut­tura non conce­den­do licen­ze, per­me­s­si e quant’altro. E dopo i pri­mi momen­ti di curiosità, anche il pub­bli­co iniz­iò a dis­ertare la pseu­do dis­cote­ca. Non paghi del pri­mo ten­ta­ti­vo — ricor­da Bom­pieri — i pro­pri­etari ten­tarono la sua con­ver­sione in cen­tro com­mer­ciale. Le mod­i­fiche resero anco­ra più ele­va­to l’“impatto” del­lo “Space Boat” e il sec­on­do insuc­ces­so com­mer­ciale costò caro, cau­san­do il fal­li­men­to del­la soci­età pro­pri­etaria. Da quel momen­to sino a pochi giorni fa la strut­tura è rimas­ta però a cari­co del­la col­let­tiv­ità che, per lib­er­arsene defin­i­ti­va­mente dopo non aver­la volu­ta, ha dovu­to anche spendere dei sol­di». Non pochi, di fatto.«E se ques­ta, pur a caro prez­zo, è una sto­ria a lieto fine per le bellezze del nos­tro lago, l’auspicio che deri­va da ques­ta triste vicen­da — con­clude Bom­pieri — è che l’esperienza “Space Boat” pos­sa essere di esem­pio per gli enti e le isti­tuzioni affinché pro­muo­vano una leg­is­lazione atta a tute­lare e sal­va­guardare davvero questo stra­or­di­nario ter­ri­to­rio».