Per le industrie pesanti in genere e siderurgiche in particolare, una via d'acqua rappresenta una autentica manna

Lunga 362 chilometri la via d’acqua padana

17/02/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo

Per le indus­trie pesan­ti in genere e siderur­giche in par­ti­co­lare, una via d’ac­qua rap­p­re­sen­ta una aut­en­ti­ca man­na: riforn­i­men­ti di materie pri­ma e trasfer­i­men­to di prodot­to fini­to ai mer­cati pos­sono avvenire a costi estrema­mente con­tenu­ti, sicu­ra­mente meno che su asfal­to e su rota­ia. Così si riducono costi di pro­duzione e di dis­tribuzione, e si alleg­gerisce il con­ges­tion­a­men­to delle altre vie di trasporto. Sul­la base di queste con­sid­er­azioni, un gran numero di sogget­ti ‑fra cui il comune di Riva e la Regione Trenti­no Alto Adi­ge, ma anche Camere di com­mer­cio, asso­ci­azioni degli indus­tri­ali, comu­ni e province, in tes­ta- sot­to­scrissero il 10 novem­bre 1957 a Man­to­va un doc­u­men­to in cui chiede­vano a Par­la­men­to, gov­er­no, min­is­teri «un imme­di­a­to riesame del­l’in­tero prob­le­ma del­la inter­na in Alta Italia». Segue la pro­pos­ta di costruzione di un canale nav­i­ga­bile che attra­ver­sasse nel­la fas­cia pede­mon­tana la pia­nu­ra padana, col­le­gan­do Milano Nord (Ses­to San Gio­van­ni) con l’Adri­ati­co. 362 chilometri, un com­p­lesso sis­tema di chiuse per col­le­gare Milano a 157,50 metri sul mare, con i 61 del Min­cio e poi con l’Adri­ati­co; 36,70 metri di larghez­za (abbas­tan­za per con­sen­tire l’in­cro­cia­r­si di due chi­at­te a motore da 1350 ton­nel­latwe di por­ta­ta), col­lega­men­ti con tut­ti i laghi: Mag­giore, Como, Iseo e, dul­cis in fun­do, Garda.

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