Agostino Barbieri, ex deportato, compie 90 anni con un desiderio: fare una mostra sul Garda. Le sue opere esposte a Mauthausen, Milano, Postdam e Parigi

L’urlo dell’artista del lager

12/04/2005 in Mostre
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Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

E’ uno degli ulti­mi sopravvis­su­ti al lager nazista di Mau­thausen. Di quel grup­po di uomi­ni, tor­tu­rati nel fisi­co e nel­lo spir­i­to, è rimas­to in vita solo lui. Agosti­no Bar­bi­eri, artista e scrit­tore, di orig­ine veronese (è nato ad Iso­la del­la Scala nel 1915) ma di adozione sirmionese, ha com­pi­u­to 90 anni nei giorni scor­si, immer­so tra i suoi dip­in­ti (oltre tre­cen­to), scul­ture (una dozzi­na), lib­ri pub­bli­cati, appun­ti, schizzi. Alcune sue opere, quelle che tes­ti­mo­ni­ano le atroc­ità sulle vit­time immo­late nel lager di Mau­thausen, fan­no parte del­la collezione per­ma­nente del­la Civi­ca rac­col­ta d’arte del Castel­lo Sforzesco di . Sono numero­sis­sime le rasseg­ne con suoi dip­in­ti, qua­si un centi­naio, o le «ver­ni­ci» che han­no fat­to tap­pa in tutte le prin­ci­pali cit­tà d’Italia e d’Europa. Agosti­no Bar­bi­eri finì depor­ta­to nel lager per­ché, dopo l’8 set­tem­bre del ’43, uffi­ciale in servizio nel­la fan­te­ria e reduce dal­la Rus­sia, gli fu chiesto di abbel­lire la caser­ma veronese del Cam­pon (poi trasfor­ma­ta in carcere), in atte­sa di essere trasfer­i­to in Sicil­ia, dove nel frat­tem­po era­no sbar­cati gli Alleati. Ma Bar­bi­eri decise di pas­sare alla Resisten­za, incar­i­ca­to di coor­dinare i rap­por­ti nel bas­so Veronese. Il 22 novem­bre del ’44 venne però scop­er­to e por­ta­to nel­la caser­ma delle Brigate Nere, poi in quel­la delle SS, dove venne tor­tu­ra­to più volte, per essere infine depor­ta­to a Mau­thausen. Lib­er­a­to dagli Alleati, l’artista (pri­ma di par­tire in guer­ra si era diplo­ma­to al liceo artis­ti­co di Bologna e ave­va fre­quen­ta­to i cor­si di scul­tura all’Accademia Cig­naroli di Verona), debil­i­ta­to e pros­tra­to nel­lo spir­i­to, arrivò a casa solo dopo alcu­ni mesi. Abban­do­na­ta la scul­tura per ragioni fisiche, causate dal­la ter­ri­bile per­ma­nen­za nel lager, Bar­bi­eri com­in­ciò a dedi­car­si alla pit­tura. Nel 1949 si sposa con la sig­no­ra Miran­da, inseg­nante, dal­la quale avrà due figli: un mas­chio (apprez­za­to architet­to) ed una fem­mi­na (bib­liote­caria in un paese dell’alto Man­to­vano). La cop­pia, dopo aver abi­ta­to per tan­to tem­po a Desen­zano, si trasferì una deci­na d’anni fa a Sirmione. Il per­cor­so artis­ti­co è sta­to ric­co di pro­duzione e di riconosci­men­ti. Alcune opere, oltre al Castel­lo Sforzesco, si trovano nelle rac­colte del­la Gal­le­ria d’Arte Mod­er­na di Arez­zo, al di Mau­thausen, alla Collezione Gru­ber di Post­dam e in quel­la Allave­na di Pari­gi. Ma Bar­bi­eri è anche un fecon­do scrit­tore. Ha pub­bli­ca­to «Un cielo cari­co di cenere», «I dis­eg­ni del­la depor­tazione», «I sen­tieri del­la memo­ria» e «L’urlo di Munch», lib­ri ispi­rati alla lib­ertà ed alla pace. Agosti­no Bar­bi­eri avebbe volu­to fes­teggia­re i 90 anni con una mostra, per ricor­dare ai gio­vani la pace e la lib­ertà. Ma non ha trova­to nes­suno che se ne sia inter­es­sato o gli abbia scrit­to per offrir­gli ospi­tal­ità in una rasseg­na, dove fes­teggia­re con un artista anco­ra vivente la dis­per­a­ta tes­ti­mo­ni­an­za degli orrori del­la depor­tazione nazista. Questo dis­in­ter­esse pre­oc­cu­pa Bar­bi­eri. La sua arte espos­ta in una gal­le­ria pub­bli­ca può risultare sco­mo­da e poco oppor­tu­na in una riv­iera del Gar­da fre­quen­ta­ta dai tedeschi? E’ quel­lo che lui sospet­ta. Ma Bar­bi­eri ricor­da di esser­si dichiara­to disponi­bile a donare la pro­pria collezione ad un Comune, che pos­sa far­la circolare.

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