La famiglia Oliboni mantiene il rifugio aperto per tutto l’anno a dispetto della mancanza di impianti di risalita. I gestori: «Lavorare così sta diventando un’impresa sempre più difficile»

Ma sul Baldo spuntano ancora i Fiori

24/09/2002 in Curiosità
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Di Luca Delpozzo
Monte Baldo

«Se non fos­se per il “Fiori del ”, Costa­bel­la sarebbe vera­mente una lan­da des­o­la­ta». Parole di Cipri­ano Castel­lani, sin­da­co di San Zeno di Mon­tagna. È l’unico rifu­gio supravvis­su­to alla «morte» del­la seg­giovia «e i gestori sono eroici a resistere: pochi sareb­bero in gra­do di fare una scelta di vita come quel­la di abitare e lavo­rare in quo­ta, 365 giorni all’anno, offren­do un servizio sem­pre eccezionale. Non pos­so che toglier­mi tan­to di cap­pel­lo». Sono quat­tro le per­sone che lavo­ra­no al rifu­gio «Fiori del Bal­do». Stan­no lassù tut­ti assieme, sem­pre. Per Adri­ano Oli­boni, la moglie Anna Maria Mon­ta­nari, il figlio Moreno Oli­boni, sposato con Cinzia Gas­pari, la mon­tagna è una «pas­sione inna­ta — dicono — ma lavo­rare nelle con­dizioni attuali sta diven­tan­do un’ impre­sa sem­pre più ard­ua». «Da quan­do la seg­giovia è sta­ta chiusa ne restano solo i fer­ri squalli­di, che dan­no una grande impres­sione di spor­cizia», com­men­ta Anna Maria Mon­ta­nari. «Sen­za gli impianti di risali­ta è dif­fi­cile tenere in pie­di l’attività, ma abbi­amo volu­to resistere qui lo stes­so per­ché questo è il nos­tro lavoro. Forse pos­si­amo dare così il nos­tro con­trib­u­to affinché chi ama la mon­tagna pos­sa goder­la tut­to l’anno, per­ché non c’è solo l’estate, ma ci sono anche i col­ori dell’autunno, la neve dell’inverno, i fiori del­la pri­mav­era». Ma che fat­i­ca portare avan­ti un ris­torante, un bar, avere camere sem­pre pronte. «Non solo la seg­giovia è chiusa, ma la stra­da per arrivare è osce­na», dice Anna Maria. «Fino a Pra­da è asfal­ta­ta, poi com­in­cia la parte ster­ra­ta e ci sono tali buche che quan­do saliamo per portare le provviste l’auto salta… quante gomme si dis­trug­gono! Eppure non abbi­amo mai rice­vu­to un solo con­trib­u­to per le spese enor­mi che affron­ti­amo. Se fos­si­mo in Trenti­no, avrem­mo anche fon­di per fare lavori e rin­no­vare, invece dob­bi­amo solo pen­sare a man­tenere l’esistente e a ringraziare i tur­isti che sono “bravi” ad accon­tentar­si. E noi, nei casi crit­i­ci, quan­do la neve è alta, dob­bi­amo anche cari­car­ci la roba e l’acqua sulle spalle». Poi con­tin­ua: «E pen­sare che una fonte ci sarebbe: gira attorno alle mal­ghe e scende a Pra­da. Ma non pos­si­amo estrar­la a nos­tre spese, servireb­bero con­tribu­ti per poter­lo fare». E la sig­no­ra Anna Maria con­clude: «Se i servizi fos­sero migliori lavor­erem­mo meglio noi e i tur­isti ne avreb­bero ben­efi­ci, cam­minare sarebbe meno fati­coso e andare in bici­clet­ta pure. Invece così la mon­tagna è acces­si­bile solo a pochi, a chi è gio­vane o ha gambe e fia­to. Gli altri dif­fi­cil­mente pos­sono goderla».

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