È il tecnico che ha «raddrizzato» la torre di Pisa

Macchi: «Il Duomo ha danni gravi ma forse risalgono al sisma 1901»

03/12/2004 in Attualità
Di Luca Delpozzo
se.za.

Ieri mat­ti­na è arriva­to sul Gar­da Gior­gio Mac­chi, docente di Tec­ni­ca delle costruzioni all’ di Pavia. Ha vis­i­ta­to il Duo­mo di Salò e, al ter­mine, è par­so un po’ per­p­lesso. «Le con­dizioni degli archi delle due navate lat­er­ali sono gravi ‑ha det­to al par­ro­co, mon­sign­or Francesco Andreis -. Può essere che le lesioni siano vec­chie, dovute al ter­re­mo­to del 1901. Nel qual caso non dovrem­mo pre­oc­cu­par­ci più di tan­to. Comunque sta bene l’ok dato dal­la Soprint­en­den­za, che ha con­sen­ti­to lo svol­gi­men­to delle fun­zioni reli­giose già domeni­ca scor­sa. Qui poi vedo tan­ti miei ex allievi che, da ingeg­neri, fan­no parte del­la e stan­no lavo­ran­do con seri­età e pre­ci­sione». Il pro­fes­sore ha dato un’oc­chi­a­ta anche al Palaz­zo comu­nale, che ha ripor­ta­to ter­ri­bili dan­ni strut­turali, e alla via Fan­toni, ril­e­van­do come molte case si reggano le une alle altre, e la sta­bil­ità di alcune sia com­pro­mes­sa. Mac­chi è un luminare. Con uno staff nom­i­na­to dal Min­is­tero, com­pren­dente esper­ti di Tori­no, Venezia, Napoli, Roma, Lon­dra, Stoc­car­da, Pur­due (Usa), Lovanio e Mons (Bel­gio), ha parte­ci­pa­to al con­sol­i­da­men­to del­la torre di Pisa e al restau­ro di San Pietro a Roma. Da 14 anni lavoro sul Duo­mo di Pavia, dove i prob­le­mi sono enor­mi. Tut­to ebbe inizio dopo il crol­lo del­la Torre Civi­ca quan­do i tec­ni­ci ril­e­varono pic­coli smot­ta­men­ti e sco­prirono che le colonne si muove­vano di cir­ca un mil­limetro al mese. Mac­chi ha ingab­bi­a­to in una strut­tura d’ac­ciaio le 8 colonne che sor­reg­gono le 20mila ton­nel­late del­la cupo­la: una mes­sa in sicurez­za nec­es­saria pri­ma di pros­eguire con gli inter­ven­ti veri e pro­pri. Il Duo­mo di Salò, prog­et­ta­to da Fil­ip­po delle Vac­che, sul­lo stile di Sant’Anastasia a Verona, ha già fes­teggia­to il mez­zo sec­o­lo di vita. La pri­ma pietra venne pos­ta nel­l’ot­to­bre 1453. La fac­cia­ta ester­na è rimas­ta grez­za. L’in­ter­no, a tre navate a cro­cera, svilup­pate su archi a ogi­va, è lun­go 62 metri e largo 20. Recen­te­mente sono sta­ti effet­tuati grossi lavori di restau­ro. Con­tiene opere stra­or­di­nar­ie: l’an­cona dora­ta quat­tro­cen­tesca di Bar­tolomeo da Iso­la Dovarese, l’organo degli Anteg­nati, il cro­ci­fis­so lig­neo di Gio­van­ni da Ulma, il gob­bo che regge la cas­set­ta delle ele­mo­sine, il pul­pi­to con la scala a chioc­ci­o­la e l’ac­quas­antiera, il coro in noce e le can­to­rie intagli­ate, le cap­pelle lat­er­ali, le dec­o­razioni di Gian­bat­tista Trot­ti, det­to «il Mal­os­so», i dip­in­ti di Pal­ma il Gio­vane, del , del , di Zenon Veronese, Pao­lo Veneziano, Andrea Celesti e Andrea Bertanza.