Demolizione in corso per le casematte sotto il palacongressi

Macinati i bunker dei tedeschi

20/04/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo

Sot­to la sala dei Mille del palaz­zo dei con­gres­si c’er­a­no due bunker, costru­iti dai tedeschi a fian­co del­l’ho­tel Lido, uti­liz­za­to come ospedale. Quan­do alla fine degli anni Ses­san­ta l’Azien­da autono­ma ret­ta da Tar­ci­sio Boschin e da Ettore Righi e poi da Ezio Marchi e Giuseppe Degara, pen­sò al palaz­zo dei con­gres­si, la pos­si­bil­ità di mascher­are i due resid­uati bel­li­ci con­tribuì a strap­pare alla qua­si onnipo­tente Sovrin­ten­ten­den­za alle Belle arti, il per­me­s­so di edi­fi­care qua­si in riva al lago.I bunker rimasero dimen­ti­cati là sot­to per anni: l’u­ni­co colpo di vita lo diedero in occa­sione del ter­re­mo­to di san­ta Lucia del ’76, quan­do per il sus­sul­to del ter­reno le cupolone di cemen­to diedero una capoc­cia­ta con­tro il pavi­men­to del salone, provo­can­do gli uni­ci dan­ni lamen­tati dal­la strut­tura in quel­l’oc­ca­sione. Adesso i bunker ven­gono let­teral­mente fat­ti a pezzi e maci­nati. La Pala­con­gres­si, affama­ta di spazio, ha pen­sato di ricon­ver­tire ad uffi­ci e mag­a­zz­i­ni il grande pian­oter­ra, fino­ra sot­touti­liz­za­to. In comune pri­ma di rilas­cia­re la licen­za han­no scarta­bel­la­to pile di deoc­u­men­ti, per essere ben sicuri che non si trat­tasse di qualche reper­to stori­ca­mente impor­tante. E’ venu­to fuori che li han­no costru­iti i tedeschi intorno al ’40 e non risul­tano nem­meno cen­si­ti nei doc­u­men­ti. Via lib­era alla demolizione dunque. I bunker sono costru­iti di solo cemen­to, sen­za fer­ro, con pareti da un metro e mez­zo di spes­sore. Una sega a filo dia­man­ta­ta taglia a fette le muraglie poderose, i bloc­chi pesan­ti qualche ton­nel­la­ta ven­gono fat­ti scivolare all’ester­no uti­liz­zan­do spe­ciali cus­cinet­ti ad acqua che li ten­gono soll­e­vati e mar­tinet­ti capaci di spostar­li. Una vol­ta fuori li aspet­ta una maci­na, del tipo usato per grattare il fronte di roc­cia nelle gal­lerie, che li smin­uz­za, riducen­doli ad inerte. Dal­l’im­pas­to saltano fuori, bel­li e puli­ti, i sas­si ton­di di fiume but­tati più ses­san­t’an­ni fa nel­l’im­pas­to. Man a mano che il bunker sparisce, com­paiono sul sof­fit­to i tavel­loni del piano di calpes­tio del salone sopras­tante: ven­gono sostenu­ti con putrelle in atte­sa dei rin­forzi defin­i­tivi. Non è anco­ra l’at­te­so e sospi­ra­to ampli­a­men­to del palaz­zo dei con­gres­si: ma anche 300 metri quadri in più di spazio utile per intan­to bastano.