Da oggi funzioni e processioni nel santuario mariano dedicato alla «Regina e patrona della Valtenesi»

Madonna del Carmine, a San Felice riprende l’invasione dei pellegrini

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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Ques­ta sera alle 20.30, a San Felice inizier­an­no i tradizion­ali pel­le­gri­nag­gi diret­ti al san­tu­ario del­la Madon­na del Carmine, «regi­na e patrona del­la Valte­n­e­si». Inizier­an­no i par­roc­chi­ani di Portese, Maner­ba, Soiano e Cam­pagna di Lona­to. Domani toc­cherà a quel­li di Maguz­zano, Raf­fa, Cam­pov­erde di Salò, Vil­lan­uo­va, Gavar­do, Sopra­zoc­co e Lona­to. Lunedì 21 a Salò, Gar­done Riv­iera, Fasano, Gaino, Mader­no e Monte, Toscolano, Roè Vol­ciano e Pueg­na­go. Mart­edì a Paitone, Cal­vagese, Mocasi­na, Carza­go, Bedi­z­zole e San Vito. Mer­coledì 23 a Desen­zano (Duo­mo, Sant’Angela Meri­ci, , San Zeno, San Mar­ti­no del­la Battaglia, Scop­er­ta, Riv­oltel­la), Sirmione e Lugana. Giovedì 24 arriver­an­no i fedeli di Mot­teggiana Sailet­to (Man­to­va), Polpe­nazze, Moni­ga, Prevalle (San Zenone e San Michele) e Vil­la di Salò, e ven­erdì quel­li di Padenghe, Colom­bare, Poz­zolen­go, Sab­bio Chiese e San Gio­van­na Anti­da (Bres­cia). Ma il clou è atte­so per saba­to 26 luglio, con la pro­ces­sione solenne dal san­tu­ario alla chiesa par­roc­chiale. In tes­ta mon­sign­or Andrea Veg­gio e la ban­da Sinus Felix, col mae­stro Gior­gio Gia­co­mi­ni. La stat­ua del­la madon­na, tradizional­mente, viene trasporta­ta in spal­la. Il giorno suc­ces­si­vo, domeni­ca, nell’edificio reli­gioso saran­no cel­e­brate numerose messe. Quel­la solenne delle 10 vedrà la parte­ci­pazione del­la Corale del­la Raf­fa, diret­ta dal mae­stro Vale­rio Bertolot­ti. Alle 18, invece, l’accompagnamento del coro di Vil­lan­uo­va guida­to da Antonel­la Antonaglia. Alle 21 si svol­gerà il cor­teo in sen­so inver­so: sta­vol­ta, dietro la ban­da musi­cale ci sarà il vesco­vo di Verona, Flavio Rober­to Car­raro. San Felice e le altre local­ità del­la Valte­n­e­si apparten­gono infat­ti alla dio­ce­si scalig­era. Lunedì 29 la gior­na­ta del ringrazi­a­men­to, per i bene­fat­tori vivi e defun­ti, con la corale del capolu­o­go. Il tem­pio mar­i­ano di San Felice venne eret­to nel 1452. Al nome di «San­ta Maria delle Gra­zie», più tar­di venne aggiun­to quel­lo di «Madon­na del Carmine» per la pre­sen­za dei Carmeli­tani scalzi. A liv­el­lo popo­lare la chia­ma­vano «Maria delle Cis­terne», per­chè la zona era ric­ca di sor­gen­ti. I tan­ti ex voto e gli affres­chi del Quat­tro­cen­to fan­no pen­sare che il moti­vo del­la costruzione siano state le guerre di inva­sione, le lotte di fazione e il pre­do­minio tra sig­norot­ti, con peste e carestie. Questo spiegherebbe la pre­sen­za delle fig­ure dei san­ti invo­cati con­tro le malat­tie infet­tive (Sebas­tiano, Roc­co, Anto­nio abate, Bia­gio e così via). Accan­to alla chiesa, il con­ven­to. I Gon­za­ga di Man­to­va (il principe Ludovi­co II e il figlio Francesco, car­di­nale a soli 17 anni) furono i mag­giori sosten­i­tori. Nel­la sec­on­da metà del XVIII sec­o­lo, i sol­dati del­la Repub­bli­ca Vene­ta, in grave crisi finanziaria, asportarono arre­di, vasi, argen­terie e sup­pel­let­tili. La sup­pli­ca riv­ol­ta al Serenis­si­mo Sen­a­to per riot­tenere il mal­tolto restò sen­za rispos­ta. Col pas­sare degli anni il monas­tero venne (in parte) dis­trut­to e, nei peri­o­di bel­li­ci, adibito a caser­ma o a stal­la per i cav­al­li. La chiesa, invece, trasfor­ma­ta in ospedale per i fer­i­ti. Le pareti, ripetu­ta­mente tin­teggiate con la calce per la dis­in­fezione. Nel giug­no 1866 arrivarono i volon­tari garibal­di­ni prove­ni­en­ti dall’Italia merid­ionale, poi impeg­nati nelle battaglie di Monte Suel­lo (3 luglio) e Bezzec­ca (il 21). Nell’agosto 1946 iniziarono i pri­mi lavori di restau­ro, pro­mossi dal par­ro­co don Gae­tano Turel­la. Nel ’52 tornarono i frati, e trovarono una chiesa buia e dis­ador­na, i banchi vec­chi e don­dolan­ti, il pavi­men­to diss­es­ta­to, di mat­toni rossi porosi. Le pareti las­ci­a­vano trasparire trac­ce di affres­chi, e si capi­va che grat­tan­do un po’ si sareb­bero trovati sot­to la calce, per­son­ag­gi, volti e col­ori. Nel ’54 si mise mano al con­sol­i­da­men­to dell’edificio. Nel ’57 si iniz­iò a sban­care il ter­reno per creare l’attuale piaz­za­le. Negli anni Ses­san­ta furono restau­rati gli affres­chi interni, che risali­vano al ’400, toglien­do la calce e facen­do rin­venire fig­ure e col­ori. Il 22 luglio del 1962, il vesco­vo di Verona Giuseppe Car­raro appese coro­ne d’oro (benedette da papa Gio­van­ni XIII) alla stat­ua del­la Madon­na, procla­ma­ta appun­to «Regi­na e patrona del­la Valte­n­e­si». Nel ’65 fu ricostru­ito il pro­tiro davan­ti alla chiesa, demoli­to per pot­er pas­sare con car­ri e attrezzi agri­coli. Nel set­tem­bre del ’70 il car­di­nale Anto­nio Samoré benedì la pri­ma pietra del­la «Casa di accoglien­za, il Carmine». Il vec­chio con­ven­to venne demoli­to, non sen­za polemiche, e costru­ito un nuo­vo chiostro, le cui pareti furono abbel­lite con affres­chi del pit­tore Oscar di Prata.

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