39 SCULTURE DEL FAMOSO ARTISTA IN ESPOSIZIONE

MAGICHE TRASPARENZE

24/07/2001 in Manifestazioni
Di Luca Delpozzo

Palaz­zo dei Cap­i­tani, Piaz­za Turaz­za e Por­to Vec­chio di Mal­ce­sine (Vr): sono questi i tre luoghi prescelti che faran­no da scenografia a un’importantissima mostra ded­i­ca­ta alle opere del­lo scul­tore GIGI GUADAGNUCCI in pro­gram­ma dal 14 luglio al 30 set­tem­bre 2001.La mostra, che pro­pone 39 scul­ture in mar­mo, è sta­ta pro­mossa dall’Assessorato alla cul­tura del Comune di Mal­ce­sine e orga­niz­za­ta dall’Assessore Fer­di­nan­do Sbizzera che ne ha cura­to la pro­gram­mazione e ideato la col­lo­cazione nel­la cit­tà. Non quin­di un’esposizione chiusa in un uni­co luo­go, ma dis­tribui­ta sapi­en­te­mente in tre diverse sug­ges­tive col­lo­cazioni, pro­prio per dare mag­gior risalto alle scul­ture di dif­fer­en­ti dimen­sioni (dai 10 cen­timetri cias­cuno del grup­po di Cinque fiori, ai 2 metri e più di Cat­te­drale e Vegetazione).Una mostra che investe la cit­tà, una scul­tura di un grande mae­stro ital­iano, ma di fama inter­nazionale, che fa riv­i­vere in modo nuo­vo e sug­ges­ti­vo gli stes­si ambi­en­ti nat­u­rali. E non pote­va essere altri­men­ti, vis­to che gran parte delle opere pro­poste si rial­lac­ciano a quel­la par­ti­co­lare pas­sione dell’artista per gli ele­men­ti nat­u­rali, per la veg­e­tazione, per gli ani­mali e i fiori. Scul­ture che emer­gono dal mar­mo, seguen­do la lezione michelan­gi­o­lesca. Un mar­mo di cui Guadag­nuc­ci si impadro­nisce pien­amente, lo legge nel­la sua interez­za, ne coglie l’intima ani­ma nascos­ta e quin­di lo levi­ga, per farne esplodere l’espressione e la forza in forme estrema­mente del­i­cate, geo­met­ri­ca­mente stu­di­ate ed equi­li­brate, in cui diven­ta fon­da­men­tale non solo l’arte scul­torea e la cre­ativ­ità dell’artista, ma anche il gio­co di luce e ombra cre­ato con il bian­co del mar­mo. C’è in quest’artista la capac­ità di ren­dere impercettibil­mente leg­gera e traspar­ente la mate­ria. Guadag­nuc­ci gio­ca con la luce, con le ombre, ma soprat­tut­to capisce la mate­ria, il mar­mo e lo rende vivo e pien­amente inser­i­to nell’ambiente nat­u­rale, pro­prio gra­zie ai sogget­ti scelti: il mar­mo, la mate­ria appar­ente­mente fred­da, diven­ta natu­ra viva.L’opera e il vis­su­to di Guadag­nuc­ci non han­no bisog­no di molti com­men­ti. Nato nel 1915 a Castag­ne­to­la, vici­no Mas­sa Car­rara, è fin da subito a con­tat­to con il mon­do del mar­mo, seguen­do una tradizione di famiglia. Tra i suoi pri­mi maestri ricor­diamo Cib­er­ti e Sol­dani, nei cui lab­o­ra­tori toscani Guadag­nuc­ci si for­ma. Ma è con il suo trasfer­i­men­to in Fran­cia, nel 1936, per motivi politi­ci, che l’artista fior­isce la sua cre­ativ­ità e intraprende la sua ricer­ca scul­torea, facen­do suoi gli inseg­na­men­ti di Rodin, Mail­lol, fino alla grande lezione di Donatello.In Fran­cia, tra Pari­gi e Greno­ble, fre­quen­ta intel­let­tuali e ate­lier, incon­tra gli artisti ital­iani pre­sen­ti, da Gino Sev­eri­ni a Car­lo Ser­gio Sig­nori e anco­ra Zoran Music, ma conosce anche i gran­di scul­tori di Mont­par­nasse: Alber­to Gia­comet­ti, Ossip Zad­kine, César e Stahly, ha con­tat­ti amichevoli con i neo­re­al­isti Yves Klein e Tinguely.Ma sem­pre rimane fedele al mar­mo, quel filo rosso che lo lega e lo richia­ma alla sua ter­ra dove è ritor­na­to solo da pochi anni.