Le ruspe al lavoro in una zona paesaggisticamente pregiata dopo un lungo e contestato iter. Primi lavori di sbancamento vicino all’Abbazia e torna la battaglia

«Maguzzano non si tocca»

09/02/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Roberto Darra

Ville ai pie­di dell’antica abbazia benedet­ti­na di Maguz­zano? L’opera Don Cal­abria che nel 1938 ha cre­ato qui una casa di spir­i­tu­al­ità ed un impor­tante cen­tro ecu­meni­co e di dial­o­go inter­re­li­gioso, non le vuole. L’immobiliare, dopo un tor­tu­oso per­cor­so dura­to anni, ha deciso di avviare i lavori prepara­tori del cantiere. Si pos­sono vedere dal­la stra­da che da Lona­to por­ta al lido le ruspe impeg­nate a “scor­ti­care” il ter­reno e pro­cedere agli scavi per le fon­da­men­ta. L’intera oper­azione è sem­pre sta­to ogget­to di polemiche da parte dei res­i­den­ti con­trari a nuove colate di cemen­to nel­la bel­la con­ca di Maguz­zano. «Noi chiedi­amo che ven­ga rispet­ta­to il vin­co­lo pri­vatis­ti­co che impone la non edi­fi­ca­bil­ità dell’area in ogget­to — spie­ga un respon­s­abile dell’abbazia -. Il vin­co­lo era con­tenu­to nell’atto di ven­di­ta benedet­ti­no. Chiedi­amo il rispet­to dell’ambiente cir­costante l’abbazia. Inten­di­amo tute­lar­ci affinchè ciò avven­ga sen­za stru­men­tal­iz­zazioni». Avete già avvi­a­to pro­ce­dure legali? «No. Sti­amo ad osser­vare come pro­ce­dono le cose. Per ora i lavori riguardano solo la super­fi­cie del ter­reno. Se dovessero iniziare le costruzioni, ci muover­e­mo in tutte le sedi oppor­tune. Nell’atto di ven­di­ta si par­la di ’sal­vo dirit­to di terzi’. L’abbazia rap­p­re­sen­ta i terzi». L’autorizzazione a real­iz­zare queste sette case a poche centi­na­ia di metri dal grande chiostro del tem­pio risale alla prece­dente ammin­is­trazione gui­da­ta da Moran­do Peri­ni. «Met­tem­mo una serie di restrizioni — spie­ga l’ex sin­da­co — come il divi­eto alla real­iz­zazione del­la pisci­na, pro­prio per fare riflet­tere il com­mit­tente sul­la del­i­catez­za dell’opera. Nonos­tante ciò, la pro­pri­età andò avan­ti e il piano venne adot­ta­to dal com­mis­sario regionale con valen­za di licen­za edilizia. Seguì un peri­o­do aper­to alle osser­vazioni di carat­tere ambi­en­tale, ma mi sem­bra di ricor­dare che non ne per­ven­nero. Il piano andò in con­siglio comu­nale per l’approvazione defin­i­ti­va. So dell’esistenza di questo vin­co­lo pri­vatis­ti­co, ma appare evi­dente che è da inquadrare in una ques­tione di tipo civilis­ti­co. La sto­ria rilan­cia la bon­tà del prog­et­to, por­ta­to avan­ti dal cen­trosin­is­tra, di un par­co sovrac­co­mu­nale che pon­ga palet­ti e stop all’edificazione sel­vaggia e alle pseu­do-case rurali. La nuo­va giun­ta ha prefer­i­to buttare alle ortiche tut­to questo lavoro e quin­di ha aper­to alle situ­azioni a ris­chio, come quel­la dell’abbazia». La tutela dell’ambiente non è estranea al per­cor­so del­la preghiera e del­la sol­i­da­ri­età. Bas­ta un colpo d’occhio per essere ine­briati dal­lo splen­di­do panora­ma del e dal­la grande armo­nia che reg­na nel chiostro dell’edificio, che dom­i­na una delle ultime aree non anco­ra divo­rate dalle sec­onde e terze case.

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