I dati delle analisi rivelano sostanze fecali in eccesso Bassi: «Mai registrati valori del genere in 19 anni»

Male l’acqua del Mincio: «Non è balneabile». I prelievi tra Salionze e Borghetto eseguiti nell’ambito del progetto con la scuola

Di Luca Delpozzo

Male per un ver­so, un po’ meglio per un altro. È questo lo sta­to di salute del Min­cio che emerge dai risul­tati delle anal­isi effet­tuate per la pri­ma vol­ta il 21 aprile scor­so anche a Valeg­gio, all’interno del “Prog­et­to Min­cio”, sup­por­t­a­to dal Labter-Crea (Lab­o­ra­to­rio Ter­ri­to­ri­ale-Cen­tro Regionale per l’Educazione Ambi­en­tale) di Man­to­va. Il piano di mon­i­tor­ag­gio prevede una serie di pre­lievi lun­go tut­ta l’asta del fiume effet­tuati da stu­den­ti man­to­vani e verone­si. Se infat­ti i dati rel­a­tivi alla sat­u­razione dell’ossigeno dis­ci­olto, un para­metro chim­i­co uti­liz­za­to per ver­i­fi­care il liv­el­lo di inquina­men­to di un sis­tema idri­co, sono in con­dizioni ide­ali tra la diga di Salionze e Borghet­to, la stes­sa cosa non si può dire per i liv­el­li di nitrati, di fos­foro e per l’inquinamento fecale. Quest’ultimo dato, qualo­ra fos­se con­fer­ma­to da suc­ces­sive anal­isi, ren­derebbe il Min­cio asso­lu­ta­mente non bal­ne­abile in tut­to il suo per­cor­so. «La cam­pagna con­dot­ta il 21 aprile scor­so», dichiara Gior­gio Bassi, uno dei docen­ti, «ha por­ta­to allo scop­er­to una situ­azione inedi­ta: le acque del Gar­da, che nelle prece­den­ti cam­pagne era­no risul­tate di liv­el­lo buono, arrivano già cariche di escherichia coli, la cui pre­sen­za risul­ta raf­forza­ta dal con­trib­u­to del depu­ra­tore di Peschiera, ma in misura sen­si­bil­mente minore rispet­to a quel­la degli anni prece­den­ti, e poi con­tin­ua fino a Man­to­va. Mai nei 19 anni di vita del prog­et­to si era ril­e­va­ta una situ­azione sim­i­le, che fino all’anno scor­so sarebbe sta­ta defini­ta di grave con­t­a­m­i­nazione fecale (da 6 a 26 volte oltre il val­ore lim­ite), ma anche oggi, con una nor­ma­ti­va più per­mis­si­va (500 unità di col­ifor­mi fecali per 100 ml), sarem­mo abbon­dan­te­mente fuori». Tutte da inda­gare le cause. Van­no dal dilava­men­to dei ter­reni alla pos­si­bile tracimazione di vasche di con­teni­men­to, alle con­dizioni di dif­fi­coltà dei depu­ra­tori rag­giun­ti da por­tate di acqua in gra­do di com­pro­met­terne il fun­zion­a­men­to, dopo le piogge eccezion­ali cadute nelle set­ti­mane e nei giorni prece­den­ti il mon­i­tor­ag­gio. In atte­sa di ver­i­fiche su questo aspet­to, Bassi richia­ma l’attenzione anche sul fat­to che nel Min­cio c’è da prestare atten­zione ai nitrati ed al fos­foro. Se infat­ti un val­ore come 0,1 mg/l è già con­sid­er­a­to un val­ore lim­ite per i pro­ces­si d’eutrofizzazione che questo nutri­ente innesca, il Min­cio, dopo aver rice­vu­to i reflui del depu­ra­tore di Peschiera “vola” a 2 mg al litro. «E sen­za la diluizione», con­tin­ua Bassi, «provo­ca­ta da una por­ta­ta d’acqua anom­ala, i dati avreb­bero potu­to essere anco­ra più alti». Per Anna Pierot­ti, docente del­la scuo­la sec­on­daria infe­ri­ore “Jacopo Foroni” che ha parte­ci­pa­to per la pri­ma vol­ta al Prog­et­to Min­cio, «è sta­ta una grande oppor­tu­nità per­ché i ragazzi entrassero in con­tat­to con il Min­cio, il suo ambi­ente e le sue complessità».