Il monaco e la chiesetta di S. Faustino e Giovita

Malerba, il “fiore” di Torri

Di Redazione
Laura Luciani

Cir­con­da­ta da case, in un pos­ti­ci­no tran­quil­lo e rac­colto, la chiesa si dis­tingue appe­na per il cro­ce­fis­so sul­la fac­cia­ta d’ingresso e per la cas­ca­ta di gel­so­mi­ni che le fa da cor­nice. La leggen­da del mona­co sepolto in un sar­cofa­go.

Se state facen­do un giro per Tor­ri del Bena­co, chiedete di loc. S.Faustino – comunque ben seg­nala­ta- e là tro­verete la chiesa dei San­ti Fausti­no e Giovi­ta.

Cir­con­da­ta da case, in un pos­ti­ci­no tran­quil­lo e rac­colto, la chiesa si dis­tingue appe­na per il cro­ce­fis­so sul­la fac­cia­ta d’ingresso e per la cas­ca­ta di gel­so­mi­ni che le fa da cor­nice.

Risalente al XV sec., non è da esclud­ere però che sia anco­ra più anti­ca, frut­to tar­di­vo dell’architettura roman­i­ca del XIV sec..

A capan­na e con una sola entra­ta, all’interno pre­sen­ta una mod­es­ta nava­ta che, attra­ver­so un’arcata a tut­to ses­to, intro­duce al pres­bi­te­rio e all’altare di mar­mo nell’abside a pianta semi­cir­co­lare. Il vesco­vo di Bres­cia affidò questo romi­to­rio alle cure del mona­co Maler­ba dell’ordine dei Geroli­mi, assieme al pic­co­lo con­ven­to di S. Felice.

Mor­to nel 1469, il mona­co fu sepolto nel cimitero annes­so alla chieset­ta, ma sec­on­do un’antica tradizione, l’erba non attec­chi­va sopra la tom­ba e la neve si scioglie­va subito, gli alberi intorno si sec­ca­vano.

Solo nel momen­to in cui i suoi resti ven­nero posti nel sar­cofa­go, che ora si tro­va a sin­is­tra dell’altare mag­giore, la veg­e­tazione tornò ad essere rigogliosa.

Sul sar­cofa­go è anco­ra leg­gi­bile l’iscrizione in onore del mona­co:

VOCE MALERBA FVIT/ SED RE

DIFFVDIT ODORES/ VT FLOS CANDIDIOR/ QUEM PARADISVS HABET.

MCCCCLXVIIII DIE TERCIO DECEMBRIS” (Di nome fu Maler­ba, ma con l’opera sparse fra­granze come il fiore più puro del Par­adiso. 1469 3 dicem­bre).

La chiesa nel cor­so del tem­po fu ogget­to di molti restau­ri –i più recen­ti nel 2001- e oggi pre­sen­ta sul­la parete set­ten­tri­onale quat­tro riquadri a fres­co ben con­ser­vati. In un riquadro è raf­fig­u­ra­ta la Vergine in trono con Bam­bi­no fra i San­ti Roc­co e Sebas­tiano, in quel­lo suc­ces­si­vo Madon­na con Bam­bi­no, in posizione frontale; il ter­zo è ded­i­ca­to a un San­to vesco­vo con pas­torale e libro; il quar­to rap­p­re­sen­ta una figu­ra enig­mat­i­ca, forse un Papa.

Sul­la parete dell’abside, invece, è sta­ta dip­in­ta la San­tis­si­ma Trinità, ma in epoca molto più tar­da, ricon­ducibile all’XVIII sec.. Al cen­tro sopra l’altare, spic­ca la pala ese­gui­ta dal pit­tore Francesco Marai nel 1711, raf­fig­u­rante la Vergine con Bam­bi­no ven­er­a­ta dai San­ti Fausti­no e Giovi­ta, san­ti mar­tiri bres­ciani fes­teggiati ogni 15 feb­braio.

Pri­ma pub­bli­cazione il: 23 May 2020 @ 11:16