Quasi pronta la ristrutturazione dell’immobile, in primavera si sistemeranno prati e bosco. Vi si produrranno burro e formaggi con le tecniche di una volta

Malga Zocchi diventa museo

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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Mal­ga Zoc­chi è qua­si pronta per diventare un eco­museo, cioè un vivente del­la cul­tura e dell’ambiente che con­serverà trac­ce del­la vita del pas­sato. I lavori, iniziati a pri­mav­era, sono avan­ti: il tet­to del baito è pron­to ed entro l’estate sarà tut­to fini­to. Si pros­eguirà sis­te­man­do il pas­co­lo e il bosco, recu­peran­do i muri a sec­co degli orti, che risal­go­no all’Ottocento. Così a 1.282 metri di quo­ta pren­derà vita il prog­et­to che nasce dal­la col­lab­o­razione tra Comu­nità mon­tana del , Comune di San Zeno e Azien­da regionale foreste (Vene­to Agricoltura).«È un prog­et­to di miglio­ra­men­to impor­tante per­ché pun­ta a preser­vare un ele­men­to tipi­co del Bal­do», spie­ga il pres­i­dente del­la Comu­nità, Cipri­ano Castel­lani. «Recu­peran­do il baito e incen­ti­van­do l’alpeggio si sen­si­bi­liz­za il vis­i­ta­tore ren­den­do­lo parte atti­va del con­testo che si intende val­oriz­zare. Questo lavoro cos­ti­tuirà un esem­pio di recu­pero con­ser­v­a­ti­vo per i baiti del Bal­do — in totale sono 54 — che han­no bisog­no di interventi».Malga Zoc­chi rispec­chia la tipolo­gia tipi­ca delle mal­ghe del Bal­do per­ché è for­ma­ta dai tradizion­ali “logo del fogo” e “logo del late” e ha un ter­zo locale adibito ad abitazione del mal­gh­ese. Sot­to ai due loghi tipi­ci ce ne sono altri due che un tem­po era­no uti­liz­za­ti per il ricovero di vitel­li e ani­mali in cura. A monte c’è la casara, luo­go des­ti­na­to alla con­ser­vazione del for­mag­gio. All’esterno sta il pas­co­lo, cir­conda­to da fit­ta veg­e­tazione arborea ed arbus­ti­va. Anche il fagge­to, un tem­po uti­liz­za­to per pro­durre leg­na e car­bone, è sta­to trascu­ra­to. «Nei loghi del fogo e del late sarà allesti­to il museo delle tec­niche e degli stru­men­ti di lavoro del­la mon­tagna», spie­ga Castel­lani, «il nos­tro obi­et­ti­vo è di real­iz­zare una museo vivente che per­me­t­ta a stu­den­ti, vis­i­ta­tori e tur­isti di conoscere come si lavo­ra­va. Sarà pos­si­bile attrez­zan­do la strut­tura in modo da fare oggi una lavo­razione uguale a quel­la che di un tem­po, ma reale e produttiva».Se in futuro ci saran­no ulte­ri­ori finanzi­a­men­ti, potran­no essere preparati fil­mati, dia­pos­i­tive in maniera che le varie attiv­ità potran­no essere mostrate anche men­tre non sono in cor­so. L’intervento a Mal­ga Zoc­chi, che è val­so un con­trib­u­to di oltre 100mila euro da parte del Gal (Grup­po di azione locale), non arri­va per caso essendo quel par­adiso verde un luo­go vera­mente adat­to ad essere trasfor­ma­to in un pic­co­lo cen­tro per il tur­is­mo nat­u­ral­is­ti­co. Il com­p­lesso ha un ele­va­to val­ore stori­co per­ché è rap­p­re­sen­ta­ti­vo dell’organizzazione e del­la ges­tione del ter­ri­to­rio mon­tano baldense a par­tire dal XVI sec­o­lo. «È su uno sper­one panoram­i­co uni­co, che dom­i­na tut­to il e con una splen­di­da vista anche sulle Alpi tren­tine, un luo­go di ris­a­puto inter­esse nat­u­ral­is­ti­co per la sua ric­chez­za botan­i­ca ed ambi­en­tale, inser­i­to in un ter­ri­to­rio che è pure ad alta vocazione tur­is­ti­ca data la vic­i­nan­za con il lago di Gar­da», sot­to­lin­ea sem­pre Castellani.Raggiungibile da Pra­da, Lumi­ni, Fer­rara di Monte Bal­do, Capri­no e, in auto, anche dal­la stra­da che sale fino a Mal­ga Naole, la mal­ga è meta di ciclo-nat­u­ral­isti ed è col­le­ga­ta all’orto botan­i­co di Novezzi­na. Riveste anche un inter­esse pro­dut­ti­vo lega­to all’utilizzo del pas­co­lo per l’alpeggio esti­vo dei bovini.

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