Un gruppo di lavoro che coinvolga Enti locali, Associazioni di categoria, proprietari privati e allevatori per elaborare un progetto-malghe unitario e a breve termine con il supporto tecnico di «Veneto agricoltura».

Malghe da salvare

30/05/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Antonella Traina

Un grup­po di lavoro che coin­vol­ga Enti locali, Asso­ci­azioni di cat­e­go­ria, pro­pri­etari pri­vati e all­e­va­tori per elab­o­rare un prog­et­to-mal­ghe uni­tario e a breve ter­mine con il sup­por­to tec­ni­co di «Vene­to agri­coltura». Ques­ta la pro­pos­ta emer­sa dal con­veg­no ten­u­fosi nel­la sala civi­ca di Capri­no e che ave­va per ogget­to la ges­tione delle mal­ghe del Bar­do. Clau­dio Val­orz, diret­tore del­la Fed­er­azione all­e­va­tori di Tren­to, e Wal­ter Ven­tu­ra, tec­ni­co del­l’Is­ti­tu­to di San Michele all’Adi­ge han­no tenu­to la relazione intro­dut­ti­va che ave­va come tema la ges­tione di mal­ga luri­bel­lo, sot­to il pas­so Rolle, dagli anni ’80 stazione dimostra­ti­va di alpeggio.Maggiore razion­al­iz­zazione del lavoro, uso di tec­nolo­gie e sis­te­mi mod­erni come pas­co­lo tur­rna­to, mun­gi­tu­ra in sale attrez­zate, ani­mali las­ciati liberi 24 ore al giorno, cosa che in Trenti­no non si usa­va, inte­grazione ali­menta­re e creazione di un set­tore agri­t­ur­is­ti­co con sale per incon­tri sono le inno­vazioni sper­i­men­tate a Iuri­bel­lo negli ulti­mi anni. «I risul­tati sono sta­ti pos­i­tivi, è miglio­ra­to lo sfrut­ta­men­to del pas­co­lo, la qual­ità del­la vita dei mal­gh­e­si e anche il loro red­di­to», ha spie­ga­to Valorz.Tecnico l’in­ter­ven­to di Fer­di­nan­do Svizzera, respon­s­abile del set­tore vet­eri­nario del­l’Ulss 22. «Dai dati emerge che nei Comu­ni del Bal­do più pret­ta­mente mon­tani la può reg­gere», ha spie­ga­to, «ma è nec­es­sario agire con tem­pes­tiv­ità e con inter­ven­ti ocu­lati da parte degli enti locali».Anna Viceli di «Vene­to agri­coltura» ha illus­tra­to la ges­tione delle mal­ghe di pro­pri­età regionale nel­la Piana del Can­siglio, dove per impedire l’ab­ban­dono dei baiti, le mal­ghe sono state date in con­ces­sione, per tren­t’an­ni e a canone zero, agli all­e­va­tori che han­no pre­sen­ta­to prog­et­ti di ristrut­turazione e conservazione.Per Euge­nio Tur­ri, geografo, «il ter­ri­to­rio del Bal­do si carat­ter­iz­za per la vic­i­nan­za di zone forte­mente antropiz­zate. Una soluzione per val­oriz­zare le mal­ghe poco pro­dut­tive può essere la real­iz­zazione di per­cor­si per escur­sion­isti che tengano con­to del­la speci­ficità stor­i­ca e cul­tur­ale del­la zona». Per Giuseppe Pigozzi, pres­i­dente del­l’As­so­ci­azione nazionale cav­al­li da tiro, la soprav­viven­za del­la mal­ga è lega­ta alla sua poli­valen­za. «L intro­duzione di specie ani­mali diverse, bovi­ni ed equi­ni, ad esem­pio che si cibano di tipi diver­si di erba, può con­sen­tire una miglior ges­tione del pas­co­lo e un con­trol­lo delle infestami».Secondo Guer­ri­no Coltri, sin­da­co di Fer­rara di Monte Bal­do indis­pens­abili sono invece i finanzi­a­men­ti. «Sen­za inves­ti­men­ti non si pos­sono fare prog­et­ti seri e la mal­ga rischia di essere un mala­to ter­mi­nale». Di parere diver­so Vit­to­rio Mascagno, respon­s­abile provin­ciale del Cor­po fore­stale del­lo Sta­to. «Ciò che con­ta è l’or­ga­niz­zazione razionale, non gli inves­ti­men­ti. Mal­ga luri­bel­lo è sta­ta trasfor­ma­ta in un’azien­da mod­er­na con la rior­ga­niz­zazione del lavoro».«Nel Trenti­no c’è una mag­gior pub­bli­ciz­zazione delle attiv­ità com­ple­men­tari a quelle del­l’al­l­e­va­men­to, ha dichiara­to Piero Bre­sao­la, con­sigliere comu­nale di Capri­no. «Indis­pens­abile è però garan­tire una cop­er­tu­ra eco­nom­i­ca a lun­go ter­mine per pot­er prati­care anco­ra l’alpeggio».«Da un con­veg­no è nata casual­mente una tavola roton­da ma i risul­tati sono sta­ti buoni», ha dichiara­to, al ter­mine, Adri­ano Bosco, diret­tore del­l’As­so­ci­azione provin­ciale all­e­va­tori di Verona, che insieme alla Comu­nità mon­tana del Bal­do ha orga­niz­za­to l’in­con­tro. «Per la pri­ma vol­ta sono state avan­zate pro­poste con­crete e soprat­tut­to si è capi­to che non si può par­lare di mal­ghe e mon­tagna sen­za ten­er con­to degli allevatori».Antonella Traina

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