Ieri il bilancio dei cinque anni di attività curati da Linea d’Ombra Solo per i disegni di Van Gogh 212.325 visitatori in 111 giorni

Malinconico trionfo Goldin saluta Brescia

08/02/2009 in Mostre
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Di Luca Delpozzo
Cecilia Bertolazzi

«La luce che si speg­ne, i pas­si sul pal­co, il sipario che si apre e le parole sul­la pittura».Più anco­ra delle code, più anco­ra del­la Notte dei col­ori — nel 2006 il San­ta Giu­lia aper­to 36 ore no stop per fare entrare quel­li che alla fine furono 20mila spet­ta­tori in cer­ca dei cap­ola­vori di Gau­guin e Van Gogh — più anco­ra dei numeri, a legare il cuore di Goldin a Bres­cia ha potu­to il Teatro Grande.«Il teatro mi mancherà tan­to, per quei rac­con­ti sul­la pit­tura che ha ospi­ta­to da quel­la pri­ma sera del 28 aprile 2004 per pre­sentare Mon­et. Questo, più di tut­ti, è il ricor­do più bel­lo che ho di questi cinque anni, seg­no del mio rap­por­to con la gente».Trentatré espo­sizioni in totale (tra S. Giu­lia, Pina­cote­ca e Castel­lo) e due mil­ioni e mez­zo di vis­i­ta­tori dopo, ieri si è con­suma­to il bilan­cio di Lo splen­dore dell’arte, il ciclo di gran­di mostre volu­to dal­la prece­dente Amministrazione.Poco più di un’ora di con­feren­za stam­pa nel­la sede del­la Fon­dazione Bres­cia Musei — «un con­fron­to semi­tele­vi­si­vo» sec­on­do la definizione di Andrea Arcai — che è servi­ta al padrone di casa Agosti­no Man­to­vani, il numero uno di Lin­ea d’Ombra e l’assessore comu­nale alla Cul­tura per intrec­cia­re numeri, ringrazi­a­men­ti e congedi.«L’ultima mostra di Mar­co — ha det­to Man­to­vani — si è chiusa alla grande come sem­pre. Ora Goldin ter­mi­na e la vita con­tin­ua, riconoscen­do in Mar­co un vero col­lab­o­ra­tore per la città».Numeri e pun­ti di doman­daLa paro­la va allo stes­so che nel 2003 si pre­sen­tò in cit­tà forte dei suc­ces­si mat­u­rati a Tre­vi­so. Quader­net­to alla mano, Goldin pro­pone i numeri. Quel­li dei vis­i­ta­tori dell’ultima mostra, 212.325 in 111 giorni di espo­sizione. «Un tri­on­fo che si com­men­ta da sé». Per la «mostra dei fogli­et­ti», come affet­tu­osa­mente Goldin ha sem­pre chiam­a­to l’esposizione dei dis­eg­ni di Van Gogh, in 8mila si sono por­tati a casa il cat­a­l­o­go, 1.114 sono invece state le copie ven­dute del vol­ume con­tente le let­tere dell’artista olandese.«Sono dati sig­ni­fica­tivi, in con­tro­ten­den­za con quan­to sta acca­den­do alle mostre allestite in Italia adesso e che par­lano di un pub­bli­co affezion­a­to, specie quel­lo bres­ciano, ma non solo. Di un pub­bli­co prepara­to che si vuole portare a casa un seg­no tan­gi­bile di quel che ha vis­to» com­men­ta Goldin. Poi il tema cam­bia. Dai bigli­et­ti stac­cati e dalle car­to­line ven­dute si pas­sa a inda­gare il per­ché «Goldin se ne va?». «Lo tro­vo stra­no — inizia — ma pos­so com­pren­dere i motivi, anche se in questi mesi ho invi­a­to ben tre prog­et­ti all’Amministrazione non riceven­do mai una rispos­ta da parte del sin­da­co. Lo stes­so che al momen­to dell’inaugurazione del­la mostra appe­na chiusa mi disse “ci vedi­amo presto”. Al 9 feb­braio devo anco­ra incontrarlo».«Grazie, ma ora volti­amo pagina»È il momen­to di Arcai. «Ringrazio gli spon­sor che han­no avu­to un appor­to deci­si­vo col­lab­o­ran­do con il Comune. Sono con­tento dei numeri di Goldin, per­ché un min­i­mo di van­tag­gio eco­nom­i­co andrà al Comune: un euro per ogni bigli­et­to, 212mila quin­di nelle casse comu­nali a fronte di quei 3milioni e 200mila euro mes­si a dis­po­sizione per alle­stire quel­la che pri­ma dove­va essere la mostra sui cap­ola­vori del Lou­vre, poi delle collezioni svizzere e che è sta­ta su un’indicazione di spe­sa del sin­da­co, ridi­men­sion­a­ta a quel­la che tut­ti abbi­amo ammirato».Ai ringrazi­a­men­ti si aggiun­gono anche ele­men­ti che spie­gano «per­ché Goldin se ne va».«Il con­trat­to con Lin­ea d’Ombra scade­va quest’anno e non con­tene­va nes­suna clau­so­la per il rin­no­vo. Dopo alcu­ni col­lo­qui con Mar­co gli ho comu­ni­ca­to che non c’era spazio per altri con­trat­ti. Le quat­tro pro­poste, se si con­ta oltre a quelle scritte, anche quel­la che mi è sta­ta fat­ta di per­sona a , non incon­tra­no gli inter­es­si che inten­di­amo perseguire. Il sin­da­co ha ritenu­to di non rispon­dere per­ché gli intendi­men­ti era­no già insi­ti nel­la pri­ma rispos­ta: la col­lab­o­razione con la soci­età di Mar­co era fini­ta». Poi una pre­cisazione. «Non si trat­ta di ragioni ide­o­logiche. Non c’è sta­to alcun cam­bi­a­men­to rispet­to alla prece­dente Ammin­is­trazione per­ché l’operato che è sta­to svolto era con­di­vis­i­bile e lode­v­ole. Ora il cam­po ha bisog­no di essere trat­ta­to con altre semen­ti» dice infine Arcai affi­dan­do ad una metafo­ra il con­cet­to di un nuo­vo cor­so culturale.È la fine dell’incontro. Le luci si spen­gono, anche ques­ta vol­ta, ma il sipario, sta­vol­ta si abbas­sa.

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