Il porto del capoluogo, uno dei maggiori per capienza dell'intero lago di Carda, è il tema della tesi di laurea in ingegneria civile del consigliere comunale Lauro Sabaini

Mancanza di posti barca: tesi di laurea

18/05/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Sat­uro e inca­pace di sod­dis­fare la sem­pre cres­cente richi­es­ta di posti bar­ca. Il por­to del capolu­o­go, uno dei mag­giori per capien­za del­l’in­tero lago di Car­da, è il tema del­la tesi di lau­rea in ingeg­ne­r­ia civile del con­sigliere comu­nale Lau­ro Sabai­ni. Il neodot­tore ha pre­sen­ta­to all’ di Pado­va lo stu­dio di un prog­et­to d’am­pli­a­men­to del­l’at­tuale strut­tura, che al momen­to accoglie 122 imbar­cazione un numero decisa­mente insufficiente.L’elaborato prevede l’al­larga­men­to sul lato sud del por­to esistente con un moto prin­ci­pale e sec­on­dario. «Pur con diverse situ­azioni tra local­ità e local­ità pos­si­amo in gen­erale affer­mare che per ogni richi­es­ta di attrac­co sod­dis­fat­ta ce ne sono due o tre che non trovano accoglien­za nei por­ti attual­mente esisten­ti», scrive il ven­tiset­tenne con­sigliere. «Nonos­tante tut­ti i Comu­ni del siano dotati di almeno una pro­pria strut­tura por­tuale Ques­ta si dimostra insuf­fi­ciente per capien­za e caren­za di servizi. Costru­iti all’in­ter­no dei cen­tri abi­tati con lo scopo orig­i­nario di ospitare le pic­cole imbar­cazioni a remi dei pesca­tori, i por­ti non sono in gra­do di sod­dis­fare le numerose domande di rimes­sag­gio e sos­ta avan­za­ta dai tur­isti poiché chiusi dal­l’es­pan­sione urbana che non con­sentono ampli­a­men­ti. Le loro strut­ture qua­si sem­pre obso­lete e di dimen­sioni molto con­tenute (più di un ter­zo non rag­giunge i mille ma di super­fi­cie) sono poco fun­zion­ali per l’at­trac­co delle imbar­cazioni da dipor­to. La non organi­La dis­po­sizione dei moli e la caren­za di pon­tili interni lim­i­tano i posti. Infat­ti i cir­ca 13 mila metri lin­eari di banchi­na totale dan­no pos­to sola­mente a poco più di trem­i­la imbar­cazioni: all’in­cir­ca il cinquan­ta per cen­to delle domande di posti bar­ca. Il che provo­ca il pro­lif­er­are di boe di ogni tipo dis­sem­i­nate lun­go le rive cre­an­do non solo prob­le­mi alla bal­neazione ed alla , ma anche al pae­sag­gio e all’am­bi­ente vis­to che queste sono qua­si tutte cos­ti­tu­ite da taniche di plas­ti­ca o da con­teni­tori metal­li­ci di for­tu­na. E si che la nau­ti­ca da dipor­to cos­ti­tu­isce una indub­bia risor­sa eco­nom­i­ca. Alcune indagi­ni (anche se da tarare oppor­tu­na­mente per la nos­tra realtà) svolte da una uni­ver­sità amer­i­cana indi­cano che 300 posti bar­ca, attra­ver­so i servizi e l’in­dot­to, diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente cre­ano lavoro per 1500 per­sone».’ «II tem­po a ter­ra del diportista nel­l’ar­co degli ulti­mi anni e anda­to aumen­tan­do sen­si­bil­mente per­ché le imbar­cazioni» con­tin­ua Sabai­ni «sono divenute più ridotte nelle dimen­sioni e, a dif­feren­za del­la nau­ti­ca da dipor­to marit­ti­ma, non con­sentono se non rara­mente di pot­er stare a bor­do oltre un cer­to numero di ore. E se stan­no a ter­ra i diportisti han­no bisog­no di bar, negozi, ris­toran­ti oltre ai servizi di sup­por­to diret­to ai natan­ti per riforn­i­men­to di acqua, ener­gia elet­tri­ca e ben­z­i­na. E altresì noto che le imbar­cazioni a motore pro­ducono anche effet­ti ambi­en­tali come l’in­quina­men­to tan­to che la provin­cia di Tren­to ha impos­to nel­l’al­to lago divi­eti rigi­di alla nav­igazione. Tut­to questo scar­i­ca” sulle altre due provin­cie riv­ierasche i prob­le­mi derivan­ti dal­l’ec­ces­si­vo numero di barche e del­la doman­da, cre­an­do uno squilib­rio nel sis­tema Gar­da. I tur­isti che dispon­gono d’im­bar­cazioni a motore sono costret­ti a cer­care l’at­trac­co in altri comu­ni spo­stan­dosi con l’au­to­mo­bile con­tribuen­do quin­di al con­ges­tion­a­men­fo stradale.»«Pertanto non si può negare che la nau­ti­ca da dipor­to sia oggi per il Gar­da», con­clude Lau­ro Sabai­ni, «un prob­le­ma serio da affrontare quan­to pri­ma trovan­do una soluzione in gra­do di con­tem­per­are le dif­fer­en­ti realtà territoriali».Stefano Joppi

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