Il Tribunale amministrativo ha bloccato la sistemazione della strada provinciale Ricorso accolto: si allungano i tempi dei lavori

Manerba, stop al cantiere

27/04/2003 in Viabilità
Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Per il momen­to la sis­temazione — o, come si dice in ger­go tec­ni­co-buro­crati­co, riqual­i­fi­cazione — di un trat­to del­la stra­da provin­ciale che attra­ver­sa l’abi­ta­to di Maner­ba res­ta sospe­sa. Lo ha deciso il Tri­bunale ammin­is­tra­ti­vo regionale di Bres­cia dopo aver accolto la richi­es­ta di sospen­si­va di un decre­to di occu­pazione d’ur­gen­za emana­to dal­la Provin­cia, avan­za­ta da una soci­età immo­bil­iare. I giu­di­ci han­no per ora dato ragione ai ricor­ren­ti, per­chè «il decre­to di occu­pazione d’ur­gen­za del feb­braio 2003 non con­tiene alcun riscon­tro al riguar­do, nonos­tante l’ob­bli­go di doverosa val­u­tazione pre­vis­to dal­la legge 241/90», bloc­can­do quin­di di fat­to i lavori di ampli­a­men­to del­la stra­da provin­ciale. La vicen­da appare per cer­ti ver­si incom­pren­si­bile e illog­i­ca, sec­on­do i giu­di­ci e la soci­età immo­bil­iare. Infat­ti, il prog­et­to redat­to e approva­to con una delib­era del­l’ot­to­bre 2001, prevede un «addol­ci­men­to» e il con­seguente ampli­a­men­to di una cur­va del­l’ar­te­ria attra­ver­so opere di sban­ca­men­to su un lato. Un lato che, però, risul­ta carat­ter­iz­za­to «dal­la pre­sen­za a monte di numerosi edi­fi­ci, di instal­lazioni tec­no­logiche, di una scarpa­ta con muro di con­teni­men­to con pre­sen­za di ulivi ed altre piante pre­giate». Il lato oppos­to, invece, «è pri­vo di qual­si­asi edi­fi­cio, pri­vo di piante di pre­gio, e pri­vo di scarpate». A questo pun­to scat­ta la reazione di uno dei res­i­den­ti più dan­neg­giati dal­l’even­tuale espro­prio, l’Im­mo­bil­iare Sporti­va Bena­co con sede a Maner­ba, la quale, per mez­zo del­l’avvo­ca­to Alber­to Lup­pi, ha pre­sen­ta­to ricor­so al Tar. A difend­ere gli inter­es­si del­la Provin­cia invece gli avvo­cati Katius­cia Bugat­ti e Mag­da Poli. Ma ci sono altre con­sid­er­azioni di rilie­vo su ques­ta vicen­da che, in ogni caso, ha bloc­ca­to un’­opera stradale molto atte­sa dagli abi­tan­ti e dagli auto­mo­bilisti che la per­cor­rono a causa del­la peri­colosità di quel trat­to. Nel­la sua memo­ria l’im­mo­bil­iare ha ril­e­va­to anco­ra che «sul­l’al­tro lato del­la stra­da l’am­pli­a­men­to sarebbe assai più agev­ole ed eco­nom­i­co, per­chè esso si pre­sen­ta pri­vo di costruzioni e per­chè si evitereb­bero oper­azioni di sban­ca­men­to inva­sive, nonchè l’onerosa e nec­es­saria real­iz­zazione di un muro di con­teni­men­to a monte». E anco­ra, è sta­ta prodot­ta una per­izia sec­on­do la quale «real­iz­zan­do l’al­tra ver­sione del prog­et­to si attuerebbe un risparmio di oltre 150 mila euro». Ovvi­a­mente, si trat­ta di con­sid­er­azioni tec­niche che saran­no ogget­to di val­u­tazione da parte dei giu­di­ci ammin­is­tra­tivi del Tar, chia­mati ora a emanare la sen­ten­za. Ma cer­ta­mente si trat­ta di ele­men­ti non trascur­abili, se trovassero una con­fer­ma. In dife­sa del­la sua tesi il difen­sore del­l’im­mo­bil­iare ha infine fat­to ril­e­vare l’even­tuale «dan­neg­gia­men­to all’am­bi­ente cir­costante con la neces­sità di costru­ire un muro di con­teni­men­to del­la scarpa­ta e l’e­stir­pazione di piante».