Il Torrazzo al centro del cimitero del capoluogo,base di una notevole torre campanaria, è l'unica cosa che rimane di quella che doveva essere la chiesa romanica.

Mano al torrazzo

16/05/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Alvaro Joppi

Il Tor­raz­zo al cen­tro del cimitero del capoluogo,base di una notev­ole torre cam­pa­naria, è l’u­ni­ca cosa che rimane di quel­la che dove­va essere la chiesa roman­i­ca, eretta prob­a­bil­mente ver­so la fine del­l’XI sec­o­lo e ded­i­ca­ta a San Mar­ti­no, vesco­vo di Tours.Della pieve esistono notizie già a iniziare dal 1077 ma man­cano di quan­do sia sta­ta effet­ti­va­mente eretta. Venne comunque abban­do­na­ta dagli abi­tan­ti di’ Lazise tra il 1525/30 quan­do “il tem­pio ave­va ces­sato di essere usato, in causa dei dan­ni delle guerre”.Quello che rimane del­la torre cam­pa­naria res­ta il mon­u­men­to con­sid­er­a­to il più inter­es­sante che con­servi la cit­tad­i­na lacus­tre e per questo sogget­to in questi giorni di un accu­ra­to inter­ven­to con­ser­v­a­ti­vo con la risis­temazione del tet­to, la chiusura delle fes­sure e inter­es­sato a una pulizia gen­erale, con una spe­sa di 100 milioni.Il man­u­fat­to roman­i­co con base quadra­ta di cir­ca sette metri e mez­zo di lato e alto metri 9,70 è con­tor­na­to da una fila di diciot­to arche­t­ti, sopra i quali corre una cor­nice di coro­n­a­men­to. Per tré lati la costruzione è cop­er­ta da cal­care bian­co, prob­a­bil­mente delle cave di Incaf­fi. “Nel lato a nord, ove esiste­va a breve dis­tan­za la chiesa”, come speci­fi­ca uno scrit­to di Vit­to­rio Cavaz­zoc­ca Maz­zan­ti del 1909, “vi è una por­ta mez­za sepol­ta, che da acces­so a un locale a vol­ta, che ora con­ser­va la cel­la mor­tu­ar­ia. Sopra a ques­ta altra pic­co­la por­ta con otto gra­di­ni che con­duce­vano nel locale da dove si suon­a­vano le campane”.Di quel­l’an­ti­ca torre non rimane ora che la base vis­to che la parte supe­ri­ore fu demoli­ta nel 1777 per la fab­bri­ca del cam­panile del­la chieset­ta di San Nico­lo al Por­to. Ma non fu purtrop­po l’ul­ti­ma manomis­sione vis­to che nel­la pri­ma metà del sec­o­lo scor­so (1822?) fu sman­tel­la­ta la parte ester­na ver­so lev­ante: e anche ques­ta vol­ta per costru­ire un altro cam­panile, quel­lo del­l’at­tuale chiesa par­roc­chiale entro le mura.Nello stes­so peri­o­do per coor­dinare un po’ le tombe intorno al Tor­raz­zo, ven­nero fat­ti alcu­ni lavori di sca­vo, ricor­da don Agos­ti­ni nel suo libro “Lazise nel­la sto­ria e nel­l’arte del 1925”, e, a una cer­ta pro­fon­dità, fu scop­er­ta la pianta del­l’an­ti­co tem­pio, men­tre le fon­dazioni di una casa con undi­ci locali ven­nero scop­erte invece dal­l’inizio di questo sec­o­lo in occa­sione dei lavori per real­iz­zare nuove tombe e colom­bai nel lato a lev­ante del cimitero .Sot­to le fon­dazioni “si trovarono alla rin­fusa”, mette in risalto il Cavaz­zoc­ca, “mate­ri­ali romani”. Pro­va sicu­ra, sec­on­do il Cavaz­zoc­ca, che la col­li­na ove esiste­va il tem­pio di San Mar­ti­no, fu abi­ta­ta ante­ri­or­mente da qualche famiglia romana.