Meneghini regalò il giardino all’asilo parrocchiale, poi l’auditorium promesso fu dimenticato. Ma la donazione del marito non fu completata dopo la sua morte

Maria Callas: ai bambini il parco dove cantava

18/04/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Piero Taddei

Il paese fes­teggiò solen­nemente quan­do Gio­van­ni Bat­tista Menegh­i­ni donò alla par­roc­chia il par­co di famiglia; la vil­la era già sta­ta regala­ta alla par­roc­chia da sua madre Giusep­pina Caz­zarol­li. Quei 9.000 metri qua­drati di verde ave­vano fat­to da conchiglia alla voce del­la Div­ina. Quel 15 luglio del 1980 fu una ser­e­na gior­na­ta di musi­ca, fiori, dis­cor­si, di alle­gri bam­bi­ni del­la scuo­la mater­na già impos­ses­satisi dell’oasi che li avrebbe accolti. Ospi­ti del­la fes­ta volu­ta da Menegh­i­ni furono la bal­le­ri­na Car­la Frac­ci con il mar­i­to reg­ista Beppe Menegat­ti, la can­tante Giuli­et­ta Simion­a­to, il poeta e paroliere Luciano Beretta in veste di pre­sen­ta­tore. Sul pal­co si esi­bì anche l’allora sconosci­u­to e gio­vanis­si­mo sopra­no Cecil­ia Gas­dia. L’Arena titolò: «Una via, un asi­lo e un audi­to­ri­um porter­an­no il nome di Maria Callas». Era­no le promesse fat­te a Menegh­i­ni dai capi del­la comu­nità zeviana. Durante la fes­ta il com­menda­tore lan­ciò una sot­to­scrizione in favore del nido con annes­so audi­to­ri­um da inti­to­lare alla don­na che vent’anni pri­ma l’aveva tra­di­to per Onas­sis. Pri­ma offer­ta la sua: 50 mil­ioni di lire. Menegh­i­ni non mise con­dizioni per la don­azione dell’area e la promes­sa di denaro. Alla fol­la di zeviani disse: «Se volete che io mi ricor­di di voi, voi ricor­dat­e­vi delle due donne del­la mia vita: mia madre Giusep­pina e mia moglie Maria». Par­roc­chia e ammin­is­trazione civi­ca lodarono la gen­erosità del com­menda­tore; fu annun­ci­a­ta l’intitolazione di due vie alle due donne care a Menegh­i­ni; il Comune s’impegnò ad acquistare il par­co affinché la par­roc­chia disponesse dei fon­di nec­es­sari a creare nido e audi­to­ri­um. Ma tra il dire e il fare s’intromise il mare. A un quar­to di sec­o­lo di dis­tan­za, Zevio ha una via inti­to­la­ta a Giusep­pina Menegh­i­ni. Il nome del­la più grande can­tante lir­i­ca del mon­do non sta scrit­to da nes­suna parte. L’operazione si arenò per­ché sei mesi dopo l’anziano indus­tri­ale morì d’infarto sen­za las­cia­re pre­cise dis­po­sizioni su lasc­i­to e sot­to­scrizione. «Per avere la pro­pri­età del par­co si dovette entrare in trat­ta­ti­va con la gov­er­nante di Menegh­i­ni, Emma Rover­sel­li, che ered­itò tut­to alla morte del com­menda­tore», ricor­da Romano Spillari, all’epoca com­po­nente del con­siglio d’amministrazione del­la scuo­la mater­na inti­to­la­ta ai gen­i­tori di Menegh­i­ni. «Se attual­mente il par­co fa parte dei beni del­la par­roc­chia, lo si deve alla capace opera di medi­azione dell’allora pres­i­dente del­la mater­na, Ange­lo Da Vià». Quan­to al nido e all’auditorium, Spillari riv­ela che al riguar­do fu real­iz­za­to un prog­et­to incap­pa­to in dif­fi­coltà. «Le stesse incon­trate qualche anno fa con Belle arti e Ulss — causa vin­coli architet­toni­ci e para­metri di lumi­nosità car­en­ti, fer­ma restando la fac­cia­ta dell’immobile — quan­do la par­roc­chia era inten­zion­a­ta a uti­liz­zare parte di palaz­zo Menegh­i­ni per accrescere le poten­zial­ità del­la vic­i­na mater­na. Durante quel­la domeni­ca di fes­ta del 1980 si fecero più che altro dis­cor­si», dice Spillari, «per­ché una nuo­va ammin­is­trazione comu­nale si sarebbe inse­di­a­ta ad agos­to. Allo­ra, in giug­no, il sin­da­co uscente non ave­va potere vin­colante sui suc­ces­sori. Bisogna con­sid­er­are, infine, che nes­suno si accodò alla sot­to­scrizione lan­ci­a­ta da Menegh­i­ni». Qualche mese pri­ma Bat­tista ave­va dona­to alla par­roc­chia anche un prezioso dip­in­to attribuito al Veronese, tutt’ora appe­so sopra l’altare del­la cap­pel­la dell’ex vil­la Menegh­i­ni. La famiglia del com­menda­tore acquistò il palaz­zo attiguo alla chiesa e alla cen­tralis­si­ma piaz­za San­ta Toscana nel 1905. A mam­ma Giusep­pina e papà Ange­lo ser­vi­va una grande casa per accogliere i loro 11 figli, e scelsero quel­la che era sta­ta dei con­ti Perez, famiglia nobil­iare da cui nell’Ottocento uscirono per decen­ni gli ammin­is­tra­tori del Comune. Il 12 set­tem­bre 1962 la vedo­va Giusep­pina Caz­zarol­li Menegh­i­ni morì las­cian­do alla par­roc­chia vil­la e ter­reno anti­s­tante, dove sorse la nuo­va scuo­la mater­na inti­to­la­ta ai gen­i­tori del com­menda­tore, inau­gu­ra­ta nel 1965. Pri­ma i bam­bi­ni fre­quen­ta­vano l’asilo negli spazi decisa­mente più aus­teri del castel­lo. In segui­to alla scom­parsa del­la madre, Bat­tista entrò nel pieno pos­ses­so dell’annesso par­co, non inclu­so nel­la prece­dente don­azione, e per qualche tem­po fu com­bat­tuto tra il deside­rio di com­pletare l’opera benefi­ca del­la gen­i­trice e il tim­o­re che i suoi vec­chi com­pae­sani non avessero suf­f­i­cente impeg­no e amore nel cus­todire il par­co. Con­vin­cer­lo a sot­to­scri­vere la don­azione non fu facile, «anche per­ché Menegh­i­ni non era in buoni rap­por­ti né con la par­roc­chia, né con l’amministrazione comu­nale», riv­ela Spillari. Alla fine l’industriale cedette alle insis­ten­ze e, soprat­tut­to, all’arte medi­a­to­ria del ben­e­mer­i­to pres­i­dente del­la mater­na Ange­lo Da Vià, divenu­to ami­co e garante del com­menda­tore. A dis­tan­za di tem­po, Zevio ora vuole ridare lus­tro alla memo­ria del­la cop­pia Menegh­i­ni-Callas, all’epoca fre­quente­mente in paese per far vista alla sig­no­ra Giusep­pina e per recu­per­are energie tra una tournée e l’altra. Recen­te­mente l’amministrazione munic­i­pale ha annun­ci­a­to che dedicherà alla Div­ina il cin­e­ma-teatro che sarà rica­va­to ristrut­turan­do l’ex munici­pio a ridos­so di vil­la Menegh­i­ni. Gra­zie all’associazione Agbd di Verona, dal­lo scor­so anno il lun­go cal­en­dario di spet­ta­coli estivi ha introdot­to la novità opera lir­i­ca, inizia­ti­va che sarà con­fer­ma­ta anche quest’anno. Un grup­po di aman­ti del bel­can­to coor­di­na­to dal­la con­tes­sa Van­na Serenel­li ha infine fat­to sapere che intende omag­gia­re la Callas e Menegh­i­ni con la posa di due medaglioni in pietra recan­ti le loro effi­gi, e ban­den­do un con­cor­so peri­od­i­co per voci nuove del­la lir­i­ca. Come ave­va aus­pi­ca­to il com­menda­tore in quell’afosa domeni­ca del 1980 per ricor­dare la sua Maria.