Maria Callas, diva e primadonna

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Di Redazione
Michele Nocera

Maria Callas fu una pri­madon­na asso­lu­ta, là dove il con­cet­to di pri­ma don­na incor­po­ra in sé quel­lo di diva. Si intende infat­ti con ques­ta preg­nante espres­sione, non solo un pri­ma­to da pro­tag­o­nista asso­lu­ta nell’ambito pura­mente pro­fes­sion­ale, ma un com­p­lesso di doti da leader che ren­dono la don­na e l’artista appun­to, pri­ma don­na e diva. Tra queste doti si assom­mano sì il fas­ci­no, l’allure, la per­son­al­ità ma soprat­tut­to il caris­ma. Per­ché res­ta ben inte­so che l’epiteto non viene uti­liz­za­to qui nel sen­so spre­gia­ti­vo con cui soli­ta­mente si usa bol­lare gli atteggia­men­ti gli atteggia­men­ti capric­ciosi e nar­ci­sis­ti­ci di troppe artiste di dub­bio tal­en­to. Con esso si vuole invece des­ignare una cifra ineguagli­a­bile nel pro­prio cam­po pro­fes­sion­ale com­pen­di­a­ta dall’espressione caris­ma, qual­ità inna­ta in alcune per­son­al­ità d’eccezione.

A propos­i­to del­la Callas il Pre­mio Nobel Euge­nio Mon­tale nel 1963 (Autodafé) scrisse: “La diva è la sola deità di un tem­po che ha dis­trut­to gli dei”. Di lei tut­to è sta­to det­to e tut­to res­ta anco­ra da dire. Cercheò, tut­tavia, di rias­sumere alcu­ni pun­ti car­dine sul per­ché Maria Callas è peren­nemente con­sacra­ta mito del­la sto­ria del melo­dram­ma. Mito che si è con­sol­ida­to durante la sua breve ma inten­sa car­ri­era artis­ti­ca, inizia­ta all’Arena di Verona il 2 agos­to 1947, quale pro­tag­o­nista dell’opera La Gio­con­da di Amil­care Ponchiel­li. La sua voce è rimas­ta ancor oggi pun­to di rifer­i­men­to, così come le sue inter­pre­tazioni. Sul pal­co la sua arte, sceni­ca, la sua scul­torea ges­tu­al­ità, sospe­sa tra moder­nità e clas­si­cis­mo, la sua potente espres­sione mim­ica, era­no e rester­an­no uniche. Il tut­to ret­to da for­tis­si­ma per­son­al­ità fat­ta di slan­ci sen­za mezze mis­ure. Per­son­ag­gio che ha fuso car­ri­era artis­ti­ca e vita pri­va­ta in un susseguir­si di colpi ad effet­to.

Del­la Callas sono rimaste numero­sis­sime inci­sioni discogra­fiche, tra l’altro anco­ra in vet­ta alle clas­si­fiche, e video che, purtrop­po, non pos­sono resti­tuir­ci l’autenticità dell’artista per­ché la Callas anda­va vista e non solo ascolta­ta. Suo gran­dis­si­mo mer­i­to, tra gli altri, aver mes­so in luce il recita­ti­vo por­tan­do­lo, sil­l­a­ba per sil­l­a­ba, all’altezza dell’aria musi­cale. Non voglio cadere nel mito e affer­mare che con lei si è con­clusa la dinas­tia dei soprani. Pri­ma e dopo di lei ci sono state altre artiste di grande liv­el­lo. Non vi è sta­to pri­ma il deser­to e poi il dilu­vio. Solo che, dopo la riv­o­luzione callasiana, cer­ti fraseg­gi od effet­ti inutili non sono più accetta­bili. Nes­suno, quin­di, può negare nel­la sto­ria del melo­dram­ma un dopo Callas.

Fu chia­ma­ta anche la Div­ina. In realtà il seg­re­to del­la sua grandez­za artis­ti­ca con­sis­te­va nel divenire via via, a mò di dea gre­ca, con genial­ità inter­pre­ta­ti­va oltre che spec­i­fi­cata­mente musi­cale sub­lime attrice trag­i­ca ancor pri­ma, forse, del­la can­tante prodi­giosa, affasci­nante ed inim­itabile che tut­ti abbi­amo ama­to.

Così fra alcu­ni sec­oli si dirà che nel Nove­cen­to visse una Diva – Pri­madon­na per la quale si fecero le più gran­di fol­lie, che emozionò il pub­bli­co di tut­to il mon­do, che can­tò in modo stra­biliante e che fu felice e infe­lice al tem­po stes­so. Non a caso a oltre trentan­ni dal­la morte con­tin­ua a bril­lare come stel­la di pri­ma grandez­za nel fir­ma­men­to del­la lir­i­ca.

Pri­ma pub­bli­cazione il: 18 April 2020 @ 08:00

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