«Mario Rigoni Stern»: la premiazione al Palazzo dei congressi di Riva del Garda

06/04/2016 in Attualità
Di Redazione

S’è tenu­ta nel­la sala Tre­cen­to del Palaz­zo dei Con­gres­si la cer­i­mo­nia di pre­mi­azione del pre­mio «Mario Rigo­ni Stern per la let­ter­atu­ra mul­ti­lingue delle Alpi», vin­ta da Anto­nio Bal­leri­ni con il roman­zo «Cristal­li di memo­ria. Incon­tri di vite nei rif­lessi del tem­po» (Alpinia). Cir­ca tre­cen­to per­sone han­no segui­to la cer­i­mo­nia, che è sta­ta accom­pa­g­na­ta dalle parole di Mario Rigo­ni Stern lette dal noto attore Andrea Castel­li (da «Sto­ria di Tön­le» e «Il ser­gente nel­la neve»).

Sono inter­venu­ti il figlio del­lo scrit­tore, Alberi­co Rigo­ni Stern, l’asses­so­ra alla cul­tura di Riva del Gar­da , il sen­a­tore Fran­co Paniz­za e l’asses­so­ra alla cul­tura del Comune di Asi­a­go Chiara Ste­fani. Inoltre il docente di Econo­mia agraria all’ di Tren­to Geremia Gios ha tenu­to una lec­tio magis­tralis sul tema del­la mon­tagna quale mod­el­lo per un’e­cono­mia diver­sa e sosteni­bile per il mon­do. La cer­i­mo­nia s’è chiusa con l’in­vi­to del­l’asses­so­ra di Asi­a­go Chiara Ste­fani alla prossi­ma edi­zione, che si ter­rà – in base alla rego­la del­l’al­ter­nan­za tra Riva del Gar­da e Asi­a­go – nel­la cit­tad­i­na vene­ta che ha dato i natali a Rigo­ni Stern, l’an­no prossi­mo, e con l’an­tic­i­pazione che è in preparazione una biografia del­l’au­tore, per i tipi di Pri­uli e Ver­luc­ca.

Sul pal­co si sono alter­nati pri­ma tut­ti i seg­nalati, introdot­ti dal­la let­tura delle val­u­tazioni del­la giuria a cura del pro­fes­sore Mario Isnenghi: Ren­zo Cara­m­aschi («Di gelo e di sangue», Mur­sia); Daniela Brova­da (coautrice con Fabio Chioc­chet­ti di «Guant. L’ab­biglia­men­to tradizionale in Val di Fas­sa», Isti­tut Cul­tur­al Ladin di Fas­sa; Pino Lop­er­fi­do («La scelta di Cesare», Cur­cu & Gen­ovese) e Mat­teo Righet­to («Apri gli occhi», TEA). Quin­di è sal­i­to sul pal­co il vinci­tore, Anto­nio Bal­leri­ni, che ha rice­vu­to il riconosci­men­to dalle mani di Alberi­co Rigo­ni Stern; a seguire il dial­o­go con Ser­gio Fri­go, capore­dat­tore de Il gazzetti­no.

La giuria che ha val­u­ta­to gli scrit­ti è com­pos­ta da Ilvo Dia­man­ti, Pao­la Maria Fil­ip­pi, Mario Isnenghi, Daniele Jal­la e Pao­lo Rumiz, e coor­di­na­ta da Margheri­ta Detomasche. Anto­nio Bal­leri­ni con «Cristal­li di Memo­ria. Incon­tri di vite nei rif­lessi del tem­po» riv­ive orig­i­nal­mente la Grande Guer­ra in alta mon­tagna fil­tran­do la let­ter­atu­ra di guer­ra nel­la luce del­la memo­ria oggi. Al cen­tro di una vita quo­tid­i­ana di pic­co­lo grup­po in con­dizioni d’ec­cezione sta la figu­ra, fine­mente recu­per­a­ta, di un gio­vane e uman­is­si­mo coman­dante, il cap­i­tano Arnal­do Berni, che rein­vera i sen­ti­men­ti e lo stile di Pierre Jahi­er, in «Con me e con gli ».

Il pre­mio
Nato per favorire lo svilup­po del con­testo cul­tur­ale poliglot­ta che fa rifer­i­men­to all’arco alpino, pro­muoven­do un con­cor­so di mer­i­to tra opere di nar­ra­ti­va e di sag­gis­ti­ca ded­i­cate alle Alpi, al loro pae­sag­gio e alle loro gen­ti, ed isti­tu­ito con l’intento di ono­rare la memo­ria di Mario Rigo­ni Stern e del­la sua opera, il pre­mio «Mario Rigo­ni Stern per la let­ter­atu­ra mul­ti­lingue delle Alpi» intende per­pet­u­arne i val­ori di fratel­lan­za tra i popoli, di rispet­to dell’ambiente, di uman­ità alpina. Il Pre­mio, aper­to a tutte le lingue dell’Arco Alpino, viene pro­mosso e sostenu­to da Ars Venan­di, del­la famiglia Rigo­ni Stern, dal­la Provin­cia autono­ma di Tren­to, dal­la Regione Vene­to, dai Comu­ni di Asi­a­go e di Riva del Gar­da, da Riva del Gar­da Fiere­con­gres­si, dal degli usi a cos­tu­mi del­la gente trenti­na, da Fed­er­cac­cia, del­la Ban­ca di Tren­to e Bolzano e dal­la Cas­sa di Risparmio del Vene­to, a vol­er sot­to­lin­eare, nel nome di Mario Rigo­ni Stern, la fratel­lan­za ide­ale tra le mon­tagne e le popo­lazioni del Vene­to e del Trenti­no, con un cul­tur­ale imper­ni­a­to ai val­ori del rispet­to dell’ambiente e di chi lo abi­ta. Il pre­mio è con­seg­na­to nel cor­so di una cer­i­mo­nia che si tiene ad Asi­a­go negli anni dis­pari e a Riva del Gar­da negli anni pari.

Le seg­nalazioni (in ordine alfa­beti­co)
“Di gelo e di sangue” (Mur­sia) di Ren­zo Cara­m­aschi nar­ra con lin­gua levi­ga­ta e dialoghi for­ti la sto­ria di uno dei cen­toven­ticinquemi­la tren­ti­ni, tri­es­ti­ni, istri­ani e dal­mati che, in divisa aus­troun­gar­i­ca, sul fronte ster­mi­na­to di Gal­izia han­no com­bat­tuto la Pri­ma guer­ra mon­di­ale con un anno di anticipo e per una bandiera diver­sa rispet­to agli altri ital­iani, trovan­dosi al cen­tro dei mag­giori som­movi­men­ti del sec­o­lo.

Guant. L’ abbiglia­men­to tradizionale in Val di Fas­sa” (Isti­tut Cul­tur­al Ladin di Fas­sa) a cura di Fabio Chioc­chet­ti, esi­to del­la ricer­ca sis­tem­at­i­ca, pre­sen­ta­ta in for­ma divul­ga­ti­va, sull’abbigliamento tradizionale del­la Val di Fas­sa, si dis­tingue per la vari­età delle fonti uti­liz­zate con rig­ore etno­grafi­co e per la inter­dis­ci­pli­na­r­i­età dell’approccio al tema.

Pino Lop­er­fi­do “La scelta di Cesare” (Cur­cu & Gen­ovese). Che cosa pen­sare oggi di Cesare Bat­tisti? In Trenti­no, in Sudtiro­lo, in Italia. Il roman­zo pro­pone una real­is­ti­ca dialet­ti­ca di posizioni fra i pregiudizi di un padre trenti­no, abit­u­a­to da sem­pre a pen­sar male di Bat­tisti, e un figlio — ragaz­zo asso­lu­ta­mente dei nos­tri tem­pi — che una tesi di lau­rea in Geografia por­ta, lui stes­so e il padre, a risco­prire, al di là di miti e con­tro­mi­ti, la com­p­lessità del per­son­ag­gio e la ver­ità delle cose.

Mat­teo Righet­to “Apri gli occhi” (TEA) viene seg­nala­to per la nar­razione accat­ti­vante che coni­u­ga una sto­ria famigliare, inti­ma, con un’ idea par­ti­co­lare, mod­er­na di mon­tagna. Alcu­ni quadri pro­posti in rap­i­da suc­ces­sione delin­eano un dram­ma per­son­ale che tro­verà final­mente la sua com­po­sizione in un con­testo alpino dove l’ immo­bil­ità delle roc­ce, e il fas­ci­no ver­ti­cale che le definisce, aiuter­an­no i pro­tag­o­nisti a trovare una sor­ta di paci­fi­cazione nell’accettazione dell’irreversibile.