Rivano, solo 22 anni, ma ha già intrapreso una carriera prestigiosa dopo aver ottenuto il diploma a tempo di record. Giulio è stato il più giovane "sacrestano" nella lunga storia della Tosca

Mastrototaro è un baritono da Guinness

10/10/2002 in Curiosità
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Di Luca Delpozzo
Riva del Garda

Da stu­dente di ragione­r­ia del Flo­ri­ani al pres­ti­gioso teatro liri­co di Cata­nia, dalle estem­po­ra­nee esi­bizioni in classe alle rib­alte inter­nazion­ali, dai sug­ges­tivi can­ti del coro Cas­tel di Arco alla Tosca di Puc­ci­ni: la sto­ria di Giulio Mas­tro­to­taro, baritono-bril­lante rivano di 22 anni, sem­bra sta­ta scrit­ta per un sogget­to cin­e­matografi­co. In soli tre anni (anziché i cinque pre­visti dal cor­so) e par­tendo prati­ca­mente da zero, Giulio è rius­ci­to a diplo­mar­si in can­to a pieni voti pres­so il di Bolzano e a dare il via ad una car­ri­era che, sep­pur anco­ra bre­vis­si­ma, è già ric­ca di soddisfazioni.I pri­mi 19 anni di Giulio sono quel­li del­la stra­grande mag­gio­ran­za dei ragazzi. Appas­sion­a­to di cal­cio, «ma gio­ca­tore scar­so», ha cal­ca­to i campi di gio­co vesten­do la casac­ca del­la Fed­er­azione Ital­iana Arbi­tri, ha gio­ca­to per sette anni a bas­ket nelle gio­vanili del Gs Riva, ha “fat­to qualche sta­gione” alla pizze­ria Bavaria e poi si è diplo­ma­to all’It­gc Flo­ri­ani. Tut­to nor­male. «Ho inizia­to ad appas­sion­ar­mi alla musi­ca durante le medie, le Dami­ano Chiesa. A sedi­ci anni ho inizia­to a cantare per hob­by, e poi sono entra­to nel Coro Cas­tel di Arco. Un’es­pe­rien­za molto bel­la durante la quale ho potu­to abit­u­ar­mi alla pre­sen­za del pub­bli­co». E sen­za nem­meno accorg­er­si, la fiamma del can­to ha inizia­to a divo­rar­lo. Il pri­mo a “sco­prir­lo” è il mae­stro Gior­gio Ulivieri, papà di Nico­la, affer­ma­to baritono-bas­so. «Nico­la è un grande, spero un giorno di diventare come lui». A 19 anni debut­ta a Pergine Spet­ta­co­lo Aper­to e riceve i com­pli­men­ti del com­pianto Fer­ruc­cio Amen­dola. Giulio si iscrive all’, ma ormai den­tro di lui la musi­ca s’è fat­ta trop­po forte. Par­la con i gen­i­tori (mam­ma Clara, trenti­na del­la Val di Sole, gestisce il bar all’ex Incom­pi­u­ta men­tre papà, fog­giano, è cameriere al ris­torante la Colombera) e decide di iscriver­si al con­ser­va­to­rio di Bolzano, anche su con­siglio di Vito Brunet­ti, il mae­stro che poi lo seguirà. «Devo tut­to ai miei gen­i­tori: mi han­no capi­to e sostenu­to, sia moral­mente che eco­nomi­ca­mente». Iniziano i con­cer­ti. Nel 2001, a Fer­mo, vince la pres­ti­giosa tar­ga d’oro “Luisa Grisafi Mat­tii” e, lo scor­so feb­braio, appro­da al teatro Belli­ni di Cata­nia dove, nel­la Tosca di Puc­ci­ni, veste i pan­ni del sacrestano. «Ho saputo dopo — riv­ela con mal­cela­to orgoglio — d’essere sta­to il più gio­vane inter­prete di quel ruo­lo da quan­do è sta­ta scrit­ta l’opera». Il mae­stro Gus­tav Kuhn, già assis­tente del leggen­dario Her­bert von Karayan, col­pi­to dal­la sua per­son­al­ità, lo nota e lo prende sot­to la sua ala pro­tet­ti­va. «Ho avu­to for­tu­na — si sch­ernisce — ad incon­trare diret­tori artis­ti­ci che si sono fidati di me, nonos­tante la gio­vane età». Poi arri­va il diplo­ma. «È un pun­to di parten­za, devo stu­di­are molto e sper­are che la mia voce, anco­ra acer­ba, non si rovi­ni». In pro­gram­ma, per il prossi­mo han­no c’è un con­cer­to ad Arco, a gen­naio, e trasferte a Bogotà per i fes­teggia­men­ti del 75º anniver­sario del teatro e a Tokyo con la Boheme. Un mese fa, la sua fidan­za­ta — San­dra, inseg­nante di can­to bolzan­i­na — gli ha regala­to una stu­pen­da bam­bi­na, Mile­na. Una gioia dietro l’al­tra, insom­ma. Cosa sogna anco­ra Giulio? «Spero di poter­mi esi­bire presto in Trenti­no e qui a Riva, cit­tà a cui sono legatis­si­mo. La nos­tra è ter­ra di gran­di can­tan­ti, basti pen­sare al grande Rober­to Tur­ri­ni, che ho avu­to l’onore di conoscere bene e che mi ha sem­pre incor­ag­gia­to, al mori­ano Bruno Pola, mae­stro a cui sono molto lega­to, a Gia­da Ped­erzi­ni, a Fran­co Bon­isol­li, a Miet­ta Sighele e allo stes­so Nico­la Ulivieri.

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