Un riconoscimento concesso dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del Giorno della Memoria.

Medaglia d’Oro per Girolamo Bondioni, ex internato nei campi di concentramento

Di Redazione

È sta­ta con­seg­na­ta al desen­zanese Mario Bon­dioni dal vicesin­da­co Cristi­na Degasperi la “Medaglia d’Onore ai cit­ta­di­ni ital­iani, mil­i­tari e civili, depor­tati ed inter­nati nei lager nazisti e des­ti­nati al lavoro coat­to per l’economia di guer­ra ed ai famil­iari dei dece­du­ti”. La medaglia è ded­i­ca­ta alla memo­ria del padre di Mario, Giro­lamo Bon­dioni, ex inter­na­to in un cam­po di con­cen­tra­men­to a Rodi. Un riconosci­men­to con­ces­so dal Pres­i­dente del­la Repub­bli­ca Ser­gio Mattarel­la che prevede­va una man­i­fes­tazione uffi­ciale in Prefet­tura, purtrop­po annul­la­ta a causa del per­sis­tere del­la pandemia.

La con­seg­na è sta­ta dunque effet­tua­ta in Comune, nel pieno rispet­to di tutte le nor­ma­tive anti Covid: il sign­or Mario ha riti­ra­to la medaglia ed ha ascolta­to la let­tura da parte del vicesin­da­co Degasperi del­la let­tera scrit­ta da Sua Eccel­len­za il Prefet­to Attilio Vis­con­ti nei con­fron­ti dell’insignito.

Mario, con orgoglio, ha poi rac­con­ta­to la sto­ria del padre ai tem­pi del­la Sec­on­da Guer­ra Mon­di­ale: una sto­ria che è sta­ta per­fet­ta­mente rias­sun­ta dal­la figlia, la nipote di Giro­lamo, in un rac­con­to d’amore e di sol­i­da­ri­età che ave­va mes­so per iscrit­to ormai più di 25 anni fa inti­to­la­to “Il mira­co­lo di Rodi”. Lo ripro­poni­amo di segui­to, su esplici­ta e con­corde richi­es­ta del sign­or Mario:

Despina incon­tra Giro­lamo Bon­dioni nel­l’Iso­la di Rodi (allo­ra ter­ri­to­rio ital­iano) nel 1941 quan­do Giro­lamo viene lì invi­a­to a svol­gere il servizio mil­itare subito dopo lo scop­pio del­la sec­on­da guer­ra mon­di­ale. Si fre­quen­tano e si vogliono subito bene. Arri­va l’8 set­tem­bre del 1943, l’I­talia si dis­so­cia dal­l’al­lean­za con i tedeschi; a Rodi nel­l’aero­por­to di Mariz­za dove fino ad allo­ra tedeschi ed ital­iani con­vive­vano, i tedeschi occu­pano il cam­po e rinchi­udono tut­ti gli ital­iani pre­sen­ti che non vogliono col­lab­o­rare con loro in un cam­po di con­cen­tra­men­to, in atte­sa di trasfer­i­men­to. Arri­va il giorno del­la parten­za per l’I­talia o forse per l’in­vio in Ger­ma­nia degli ital­iani pre­sen­ti sul­l’iso­la. Tut­ti gli avieri ital­iani, com­pre­so Giro­lamo, ven­gono car­i­cati su camion per essere trasportati al por­to di Rodi dove sareb­bero sta­ti imbar­cati su una nave diret­ta in Italia o in Ger­ma­nia. Despina ed altre ragazze del pos­to, saputo del trasfer­i­men­to dei loro fidan­za­ti si pre­cip­i­tano lun­go la stra­da che dall’aeroporto con­duce al por­to per pot­er dare un ulti­mo salu­to ai loro amati. Despina si posiziona ad un lato del­la stra­da, nel­la piaz­za davan­ti al san­tu­ario del­la Madon­na di Cre­mas­tì. Pas­sano i camion con i mil­i­tari ital­iani e all’im­provvi­so al camion con a bor­do Giro­lamo scop­pia una gom­ma pro­prio davan­ti al san­tu­ario. Gli ital­iani ven­gono fat­ti scen­dere per sos­ti­tuire la gom­ma, Despina riconosce il suo Giro­lamo, si avvic­i­na, lo abbrac­cia, gli dice di toglier­si il giub­bi­no mil­itare e restare in cam­i­cia, lo prende sot­to­brac­cio e si allon­tana con lui sen­za far­si accorg­ere dai tedeschi, felice di non perdere il suo ama­to. La colon­na dei camion pro­cede, gli ital­iani si imbar­cano sul­la nave; poco fuori l’us­ci­ta del por­to la nave viene sil­u­ra­ta da un som­mergi­bile inglese e nel naufra­gio muoiono molti ital­iani, nonos­tante tut­ti i pesca­tori di Rodi si siano pre­cip­i­tati con le loro barche per dare soc­cor­so. Despina e Giro­lamo, appe­na ven­gono a conoscen­za del­l’ac­cadu­to, pen­sano ad un mira­co­lo del­la Madon­na di Cre­mas­tì e van­no a pre­gare nel san­tu­ario. Per molti mesi Despina nasconde Giro­lamo nei campi e lo sfama con quel poco che riesce a raci­mo­lare, ha con­tro anche la pro­pria famiglia che teme le rap­pre­saglie dei tedeschi se dovessero sco­prire il nascondiglio. Arrivano poi gli ingle­si sul­l’iso­la, final­mente pos­sono sposar­si almeno civil­mente per pot­er avere l’op­por­tu­nità di tornare insieme in Italia, questo avviene nel 1945. Arrivati a Niar­do, Despina si sposa anche in chiesa dopo aver com­ple­ta­to tut­ti gli adem­pi­men­ti nec­es­sari. Come tutte le altre mamme in quegli anni, con tan­ti sac­ri­fi­ci, all­e­va i suoi tre figli con spir­i­to di abne­gazione e si inte­gra com­ple­ta­mente con i niarde­si diven­tan­do com­ple­ta­mente una di loro.”