All'inaugurazione dell'Expo Riva Schuh il neo assessore al commercio conferma a Riva il polo fieristico proviniciale. Dopo la costruzione dei padiglioni serve un riassetto urbanistico

Mellarini benedice la primogenitura rivana

11/01/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

La cer­i­mo­nia d’in­au­gu­razione del­l’ Schuh ha questo di carat­ter­is­ti­co: è, ed è sem­pre sta­ta, igno­ra­ta dal­la stra­grande mag­gio­ran­za dei pro­tag­o­nisti del­l’even­to. Da una parte una fila poderosa di sig­nori in ghingheri davan­ti allo sportel­lo per far­si reg­is­trare ed ottenere il pass che li abili­ta a penen­trare negli stand dove si trat­tano gli affari; sopra, sot­to e tut­t’in­torno il formi­co­l­io di quel­li che stan­no lavo­ran­do (i dati dicono che in un giorno nor­male pas­sano per i padiglioni quiasi 8000 per­sone). In parte il grup­po delle autorità locali che con­sid­er­a­no, aus­pi­cano, si con­grat­u­lano, sper­a­no ed infine brindano.Quando la cer­i­mo­nia avveni­va al bar del pala­con­gres­si, pote­va accadere che pas­san­do uno scarparo s’ar­restasse a porg­ere l’orec­chio ad un inter­ven­to o ad ingol­lare una tarti­na. Adesso l’u­ni­co col­lega­men­to fra i due mon­di par­al­leli ‑degli affari e del­la polit­i­ca- è assi­cu­ra­to dal sign­or Eich­holz, pres­i­dente ono­rario e super­stite di quel­la pat­tuglia di 12 rap­p­re­sen­tan­ti di calza­ture inter­es­sati al mer­ca­to ger­man­i­co che, nel 1973, inven­tarono let­teral­mente la fiera. E’ sta­to lui, vis­i­bil­mente sod­dis­fat­to per la pie­ga che ha pre­so la man­i­fes­tazione negli umtimni anni, a promet­tere che le date delle prossime fiere sono già sta­bilite fino al 2011. A sen­tirne le dichiarazioni, per la pri­ma vol­ta, l’asses­sore Mel­lar­i­ni appe­na inse­di­a­to dopo le provin­ciali del novem­bre scor­so. A nome del­la giun­ta provin­ciale ha assi­cu­ra­to che per il futuro ci sarà nei con­fron­ti del com­par­to fieris­ti­co rivano, la stes­sa atten­zione degli anni appe­na scor­si: sig­nifi­ca che l’am­pli­a­men­to del­la cubatu­ra des­ti­na­ta alle fiere e la serie di altri inter­ven­ti richi­esti per costru­ire intorno ai padiglioni espos­i­tivi una iden­tità strut­turale com­pi­u­ta, saran­no sup­por­t­ati dai sol­di del­la provin­cia (non più per­al­tro con­tribu­ti, vis­to che Tren­to res­ta pur sem­pre il socio mag­gior­i­tario in Gar­da Trenti­no fiere, soci­età pro­pri­etaria degli immo­bili affit­tati a Pala­con­gres­si). L’e­si­gen­za di ulti­mare l’in­ves­ti­men­to era sta­ta rib­a­di­ta dal pres­i­dente Bertoli­ni: per­chè la fiera, che assi­cu­ra 60 mil­ioni dll’an­no, un indot­to essen­ziale all’e­cono­mia altog­a­rde­sana, con­tinui bisogna che riesca a bat­tere la con­cor­ren­za: dunque più servizi e più spazi. Il sin­da­co Mat­teot­ti, sul­la base d’u­na serie di dati sulle pre­sen­ze, ha ripetu­to l’estremo inter­esse del­la cit­tà per la man­i­fes­tazione, non solo affari, ma anche occa­sione d’in­con­tro e di con­fron­to di culture.

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